TRENTO - Quanto spazio hanno le donne nei telegiornali locali? E soprattutto, come vengono raccontate? A queste domande ha cercato di rispondere il convegno
“Oltre lo schermo: raccontare il Trentino con occhi di donna”, che si è svolto oggi a
Palazzo Trentini, promosso dal
Corecom della
Provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige.

Al centro dell’incontro, la presentazione in anteprima dei dati del monitoraggio dell’Osservatorio di Pavia, realizzato nell’ambito del
GLocal Media Monitoring Project, che analizza la rappresentazione femminile nei telegiornali locali del Trentino. Un’analisi che fotografa una realtà in evoluzione, tra segnali di miglioramento e disuguaglianze ancora evidenti, aprendo un confronto sul ruolo dell’informazione nella costruzione dell’immaginario collettivo e nella promozione della parità di genere.
Ad aprire i lavori è stato il
presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini che ha portato i saluti istituzionali sottolineando il valore di iniziative capaci di stimolare un confronto pubblico su temi culturali e sociali di grande attualità, come quello della parità di genere e della qualità dell’informazione.
I dati del Trentino: segnali positivi, ma parità ancora lontana
La giornata monitorata, il 6 maggio 2025, ha preso in esame 13 testate televisive e 294 notizie. In Trentino, su 414 persone presenti nei servizi analizzati, il 31% sono donne: un dato che evidenzia una sottorappresentazione femminile, ma che risulta comunque migliore rispetto alla media nazionale e internazionale. Le donne risultano più spesso protagoniste di racconti legati all’esperienza personale, mentre sono meno presenti come esperte, portavoce o decisori. Persistono quindi asimmetrie di genere, anche se emergono alcuni elementi incoraggianti, come la presenza femminile alla conduzione delle notizie e un buon equilibrio nella produzione giornalistica.
Bertolini (Corecom): “Rappresentare le donne significa incidere sulla società”
Il presidente del Corecom Roberto Bertolini ha evidenziato come la partecipazione al convegno rappresenti un segnale concreto di attenzione verso un tema strategico. Il Corecom, ha spiegato, ha voluto cogliere l’opportunità della collaborazione con l’Osservatorio di Pavia per avviare una riflessione fondata su dati scientifici. Il modo e la misura in cui le donne vengono rappresentate nei media televisivi incidono direttamente sulle dinamiche civili, politiche e sociali e, indirettamente, sulla crescita o sulla regressione di un territorio.
Da qui l’importanza del monitoraggio come strumento conoscitivo, ma anche come base per orientare politiche e pratiche comunicative più eque.
Azzalini (Osservatorio di Pavia): dal globale al locale per cambiare la narrazione
Monia Azzalini ha illustrato il GLocal Media Monitoring Project, progetto nato nel 1995 in linea con gli obiettivi della Conferenza mondiale delle donne di Pechino, che individuò nei media un ambito strategico per la promozione dell’uguaglianza di genere.
Il progetto applica a livello locale metodologie di ricerca consolidate a livello internazionale, con l’obiettivo di rendere visibili le disparità nella rappresentazione delle donne e di verificare lo stato dell’informazione nel tempo. Alla rilevazione del 2025 ha aderito anche il Corecom trentino, contribuendo ad un’analisi comparata su scala nazionale e globale.
Bortolin (Ordine dei giornalisti): il linguaggio come strumento di rispetto
La presidente dell’Ordine dei giornalisti Sandra Bortolin ha richiamato i principi deontologici della professione, ricordando tappe fondamentali come il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, il Manifesto di Venezia e il nuovo Codice deontologico entrato in vigore nel giugno scorso. Il corretto linguaggio di genere, ha sottolineato, è centrale: ciò che non ha nome non esiste e non viene riconosciuto. L’Ordine è impegnato nel vigilare sulle violazioni e nell’intervenire in caso di rappresentazioni discriminatorie, consapevole della responsabilità culturale dell’informazione. Persistono stereotipi, in particolare nella politica e nello sport, dove spesso l’attenzione si concentra su aspetti marginali anziché su competenze e risultati.
Guerra (Commissione pari opportunità): dati utili per orientare le politiche
La presidente della Commissione provinciale per le Pari Opportunità Marilena Guerra ha condiviso le finalità dell’iniziativa, riconoscendo che i dati relativi alle Tv locali sono migliori rispetto al trend nazionale, ma sottolineando come il percorso verso la parità sia ancora lungo.
Le rilevazioni statistiche, ha evidenziato, sono fondamentali perché restituiscono lo stato dell’arte e possono orientare le politiche pubbliche. Dal linguaggio alla rappresentanza politica, fino ai vertici delle istituzioni e delle aziende, è necessario un cambiamento culturale da sostenere anche attraverso il lavoro con le nuove generazioni e nelle scuole. Nella politica, ha aggiunto, un passo in avanti è stato fatto, sono state introdotte delle leggi per incoraggiare la presenza femminile negli organismi elettivi, ma molto rimane da fare. La Commissione, ha dichiarato riferendosi a possibili modifiche al vigente sistema, è contraria alla modifica della doppia preferenza di genere perché potrebbe concorrere a peggiorare la situazione della rappresentanza femminile.
Franch (Università di Trento): competenze ci sono, vanno aperte le opportunità
Nelle riflessioni conclusive, la docente Mariangela Franch ha sottolineato come il problema non sia la mancanza di competenze femminili, ma l’accesso alle posizioni apicali. Il monitoraggio è uno strumento utile, ma deve tradursi in azioni concrete e in politiche capaci di “aprire i cancelli” alle donne. Dall’università al mondo imprenditoriale, fino allo sport, Franch ha richiamato l’importanza di modelli di leadership femminile e di regole che favoriscano una rappresentanza equilibrata, citando esempi virtuosi come quello dell’atleta Nadia Battocletti.