-

Spid a pagamento, infuria la polemica

Federconsumatori lancia l'allarme: "E' è la deriva dei servizi pubblici essenziali a pagamento"

TRENTO - Mentre infuria la polemica sui sei euro annui per lo Spid, Federconsumatori del Trentino avverte: fissare l’attenzione solo sull’importo è un errore pericoloso. «Il vero rischio è accettare, senza discussione, un principio che mina alle fondamenta l’uguaglianza dei cittadini: la trasformazione di un servizio pubblico essenziale in un prodotto a pagamento», dichiarano Pasquale Del Prete, responsabile di Federconsumatori del Trentino, e il presidente Mariano Bernardi. «La discussione si concentra sul “quanto”, ma sta sfuggendo il “cosa”». Si sta normalizzando l’idea che per esercitare un diritto di cittadinanza, come accedere alla sanità, alla previdenza o al fisco, sia necessario un abbonamento.

Lo Spid non è un servizio facoltativo, ma la chiave digitale obbligatoria per rapportarsi con la Pubblica Amministrazione. Introdurre un canone, anche simbolico, significa istituire di fatto una tassa sull’esercizio di un diritto, che colpisce in modo sproporzionato anziani, persone fragili e cittadini a basso reddito. «Quando un servizio diventa indispensabile, deve rimanere universalmente accessibile», sottolinea Bernardi.

«Far pagare l’identità digitale significa creare nuove disuguaglianze».
Accanto allo Spid esistono già strumenti alternativi, come la Carta d’Identità Elettronica, che potrebbero garantire un accesso gratuito ai servizi digitali. Tuttavia, il loro utilizzo, al pari dello Spid, non risulta sempre semplice né immediato per tutti i cittadini. Per questo è indispensabile promuovere una vera e propria campagna di informazione e accompagnamento, capace di rendere realmente fruibili queste modalità di accesso, soprattutto per anziani, persone fragili e meno digitalizzate.

«Si rischia di aprire un precedente pericoloso», aggiunge Del Prete. «Se oggi si paga lo Spid, domani cosa verrà messo a pagamento? L’accesso ai bandi, i referti, le pratiche online?». Dietro i sei euro si nasconde una logica più profonda: quella che trasforma il rapporto tra cittadino e istituzioni in una transazione economica. Un processo che trasforma i cittadini in clienti e lo Stato in fornitore.

«Un bene comune come l’identità digitale non può diventare una merce», osserva ancora Bernardi. La posta in gioco è alta, concludono Del Prete e Bernardi. Non si discute di una tariffa, ma della direzione di marcia della società. La digitalizzazione deve essere un ponte per l’inclusione, non un casello a pedaggio. I servizi pubblici essenziali devono essere non solo gratuiti, ma anche concretamente accessibili, comprensibili e utilizzabili da tutti, senza barriere economiche, tecnologiche o informative.
Ultimo aggiornamento: 09/02/2026 21:31:04

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE