TRENTO - Al Festival dell'Economia di Trento, Antonio Patuelli (Ab), ha sottolineato: "Banche presidio di stabilità contro inflazione e crisi geopolitiche"
Nel cuore di una transizione geopolitica e tecnologica senza precedenti, il panel dal titolo
"Perché le banche sono un punto di forza dell'Europa" ha visto oggi protagonista
Antonio Patuelli.

Il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana è intervenuto al Festival dell'Economia di Trento per analizzare un cambio di paradigma che ridisegna i confini del mercato e impone una riflessione profonda sui nuovi equilibri di potere. In questo scenario di radicale incertezza, il sistema bancario non rappresenta soltanto un ingranaggio finanziario, ma si configura come una vera e propria infrastruttura strategica, un presidio di stabilità essenziale per difendere la competitività del continente e tutelare il risparmio
(Antonio Patuelli foto credit Martina Massetti, archivio Ufficio Stampa Pat)
Perché le banche sono un punto di forza dell’Europa
"I risultati delle banche sono frutto di quindici anni di trasformazioni bancarie, si è fatto meglio del resto d’Europa" ha rivendicato Patuelli. "Si sono fatti accantonamenti ingenti a riserva, le crisi cadono sia sulle famiglie che sulle banche. Il prezzo del petrolio è aumentato in un anno del 60 per cento. Se vanno in crisi le banche le ricadute finiscono sul sistema produttivo e sul rating della Repubblica".
Sollecitato sui temi caldi della politica fiscale e sulle voci di un possibile intervento del settore nel prossimo bilancio dello Stato, la posizione è netta: "La prossima manovra finanziaria vedrà ancora l’apporto delle banche? Io non partecipo al dibattito politico, noto che nella legge 2026 ci sono diversi oneri come addizionali Ires e Irap per società bancarie e assicurative".
Nessun commento nemmeno sul fronte del consolidamento europeo e sul dossier Commerzbank: "Ci sono già banche italiane che hanno il controllo all’estero, su operazioni di mercato io non mi esprimo. Quanto sta avvenendo in Germania è tema di mercato". Patuelli ha quindi ripercorso la propria esperienza al vertice dell'associazione: "Siamo al vertice di Abi dal 2013: abbiamo affrontato di tutto, sono arrivato in uno dei momenti di crisi più gravi del sistema bancario. Mi sono confrontato con governi di ogni colore, sul tema della cyber sicurezza abbiamo avuto lo sguardo lungo".
Uno sguardo che permette di valutare con chiarezza anche gli scenari internazionali, a partire dalla gestione delle valute: "La Brexit? Servirebbe un dibattito serio a dieci anni da quel giorno del giugno 2016. Nessun altro è uscito dall’Unione europea e non si è tornati alle valute nazionali. Pensate se avessimo avuto la lira con la crisi energetica di questi anni, per fortuna c'è un euro forte. Il canale della Manica si è ristretto. In Europa ci sono i trattati che limitano, serve una costituzione per l’Europa".
In chiusura, il focus si è spostato sull'economia reale e sul nodo dei tassi: "Crescono i prestiti alle imprese: in Italia si combatte di fronte ad una inflazione che galoppa. Lo vede l’occhio di mia moglie quando va a fare la spesa ben prima che l’Istat. Purtroppo le conseguenze di questi mesi di guerra saranno smaltite in un lungo periodo. I tassi? Ci sono decisori indipendenti, io rimango a lato e osservo rispettoso. Sul Btp, a dieci anni, in sei mesi ci sono stati aumenti, con il tasso Bce invece sempre fermo. Quindi il mercato si muove ogni giorno, con uno spread sostanzialmente invariato. Con la guerra i tassi non calano".