-

Sanità, SIMI Triveneto: “Reparti intasati, carenza di organico e tetti di spesa regionali bloccano i farmaci”

Reparti sovraffollati da pazienti cronici che non si riescono a dimettere, definiti in gergo bed blocker, tetti di spesa regionali che bloccano ai medici la prescrizione di farmaci salvavita già approvati dallo Stato e una cronica carenza di organico. La Medicina Interna del Nord-Est lancia un duro grido d'allarme alla politica in occasione del Congresso della Sezione Triveneto della SIMI, la Società Italiana di Medicina Interna, che si è tenuta a Trento il 21 e 22 maggio 2026. L'evento, guidato dal Presidente SIMI Triveneto Andrea Dalbeni, dirigente dell'Unità di Medicina Generale C e Liver Unit dell'AOUI e Università di Verona, ha segnato anche una svolta storica per la Società scientifica locale grazie al passaggio di consegne alla prof.ssa Elena Campello, che da luglio sarà la prima donna Presidente della sezione Triveneto. Il congresso ha sottolineato inoltre una forte sinergia sul territorio grazie a collaborazione con enti e società, tra cui la FADOI e la partecipazione della sua Past President prof.ssa Rosalba Falzone.
Il Nord-Est affronta un invecchiamento senza precedenti. In Friuli-Venezia Giulia l'indice di vecchiaia è altissimo, con 244 anziani ogni 100 bambini, rendendola la quarta regione più vecchia d'Italia. In Veneto l'età media è di 47,1 anni e ben 600 mila over 65 convivono con una o più malattie croniche come ipertensione, diabete e demenze. Il Trentino-Alto Adige resiste invece come area più giovane e longeva, pur seguendo il trend di crescita nazionale (dati ISTAT, Epicentro ISS).
“La figura del medico internista interviene anche accanto ai geriatri nella gestione del fine vita e delle cure palliative ospedaliere per pazienti complessi afferenti da altri reparti – spiega il prof. Dalbeni –. Pur essendo la medicina della complessità, la Medicina Interna viene declassata a livello assistenziale, con meno disponibilità di personale medico e infermieristico rispetto ad altre specialità. I professionisti subiscono inoltre il blocco regionale sulla prescrivibilità di alcuni nuovi farmaci, come le innovative molecole per l'obesità o lo scompenso. Nonostante a livello nazionale siano approvati, sul territorio i medici si trovano impossibilitati a curare i pazienti nel migliore dei modi. L’appello va quindi alle amministrazioni per accendere i riflettori su queste iniquità”.
A questa emergenza demografica si aggiunge l'allarme alcol e oppiacei, con il Triveneto che supera la media nazionale per consumo a rischio.
Il 35% dei quindicenni veneti pratica binge drinking e il 93% di chi ha danni alcol-correlati non riceve cure. Si registra inoltre un aumento delle dipendenze da farmaci come gli antidolorifici oppiacei (dati ISTAT, Epicentro ISS).
“Una risposta d'eccellenza arriva proprio dalle sottounità di Medicina delle Dipendenze di Verona e Roma, in prima linea nella gestione di queste patologie, dalle insufficienze epatiche acute con necessità di trapianti urgenti fino alle epatopatie croniche”, commenta il prof. Dalbeni.
Durante il congresso, una tavola rotonda istituzionale ha permesso il confronto tra i diversi modelli sanitari delle tre regioni del Nord-Est. In questa occasione, la SIMI ha voluto sottoporre all'Assessore alla Sanità della Regione Veneto, il prof. Gino Gerosa, un documento di valorizzazione basato su tre punti critici.
“Il primo obiettivo è la transizione dall'internista all'hospitalist, superando il concetto di reparto di Medicina Interna come reparto polmone o puramente assistenziale che accoglie ciò che gli altri non gestiscono. L'internista deve invece diventare parte integrante dei team multidisciplinari anche nei reparti chirurgici e specialistici, ottimizzando le dimissioni e risolvendo il problema dei bed blockers, ovvero quel fenomeno per cui i pazienti, pur essendo guariti dalla fase acuta della malattia e pronti per essere dimessi, restano ricoverati occupando posti letto. Abbiamo richiesto inoltre il pieno riconoscimento delle semi-intensive, poiché nel post-Covid la gestione dell'alta complessità in terapia semi-intensiva è affidata a internisti e pneumologi, senza che vengano però riconosciute le adeguate dotazioni organiche e strumentali. Infine abbiamo sottolineato la necessità dello sblocco della prescrivibilità per superare le barriere regionali e garantire l'accesso immediato ai nuovi approcci farmacologici validati dalle linee guida internazionali”, ha dichiarato il prof. Dalbeni.
Dal programma scientifico del Congresso 2026 della SIMI Triveneto è emerso come la figura del medico internista possa essere il coordinatore principale dei percorsi diagnostico-terapeutici, i cosiddetti Diagnostic-Therapeutic Pathways, del paziente polipatologico, affetto dalle patologie metaboliche a quelle cardiovascolari, dalle malattie immuno-ematologiche a quelle endocrinologiche e alle patologie respiratorie o infettive.
“Circa il 60% dei soci di SIMI Triveneto è composto da Under 40. A queste nuove generazioni di internisti ci rivolgiamo affinché proseguano insieme l’obiettivo di costruire la sanità di domani”, ha concluso il prof. Dalbeni.
Ultimo aggiornamento: 23/05/2026 10:42

ULTIME NOTIZIE