TRENTO - Il Pronto soccorso è la prima porta di accesso all’ospedale e anche uno degli ambienti più a rischio per gli operatori sanitari, dove pressione e attesa possono trasformarsi in tensione e sfociare in gesti aggressivi. Per questo l’
Azienda sanitaria universitaria integrata del
Trentino ha deciso di avviare al
pronto soccorso dell’o
spedale Santa Chiara di Trento un
progetto sperimentale che utilizza sistemi di videosorveglianza supportati dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza di operatori e utenti. Si tratta di una delle prime applicazioni di questo tipo in ambito sanitario a livello nazionale, pensata specificamente per ambienti complessi come il pronto soccorso.
La sperimentazione, che partirà dal 1° marzo, è stata presentata oggi dal direttore generale di Asuit
Antonio Ferro e dalla direttrice del Dipartimento infrastrutture
Debora Furlani, alla presenza dell’assessore provinciale alla salute
Mario Tonina e della dirigente del Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento
Giuliana Cristoforetti. Hanno partecipato anche la direttrice dell’Unità operativa di medicina d’urgenza e pronto soccorso dell’ospedale di Trento
Michela Marchiori e il responsabile del Servizio prevenzione e protezione di Asuit
Michele Frisanco.

Il progetto nasce in risposta ai crescenti episodi di aggressioni verbali e fisiche nei confronti del personale sanitario, un fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato un trend in aumento, in particolare nei pronto soccorso. L’elevato numero di accessi, i tempi di attesa, il sovraffollamento e situazioni sociali complesse possono contribuire a generare tensioni. L’obiettivo della sperimentazione è quindi prevenire situazioni critiche e rendere più tempestivi gli interventi di sicurezza, tutelando sia chi lavora sia chi si rivolge al servizio sanitario.
La sperimentazione, autorizzata dal Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento, si svolgerà dal
1° marzo al 31 maggio 2026. Al termine della fase pilota saranno valutati risultati, benefici e possibili sviluppi futuri, che potranno includere un progressivo aggiornamento delle tecnologie, l’integrazione con sistemi audio e dispositivi di emergenza e un ulteriore potenziamento delle misure di sicurezza.
Ad entrare nel dettaglio della sperimentazione è stata la direttrice del Dipartimento infrastrutture
Debora Furlani: "Durante la fase sperimentale saranno utilizzate le telecamere già presenti nel pronto soccorso, integrate da alcuni dispositivi digitali e da un software di analisi basato sull’intelligenza artificiale. Il nuovo sistema analizza in tempo reale immagini e segnali ambientali per individuare comportamenti potenzialmente aggressivi o situazioni anomale, come ad esempio movimenti concitati, rumori insoliti o condizioni di particolare agitazione, ed è in grado di inviare segnalazioni rapide al personale incaricato della sicurezza. In una prima fase il sistema di rilevazione guidato dall’AI lavorerà in parallelo agli attuali strumenti di allertamento, attraverso “braccialetti” indossabili dagli operatori, senza attivare automaticamente allarmi. Questi primi mesi di sperimentazione ci daranno l’opportunità di valutare la “bontà” delle segnalazioni generate dall’intelligenza artificiale che saranno valutate dal personale per verificare l’efficacia del sistema e ridurre il rischio di falsi allarmi». Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela della privacy, ha sottolineato Furlani: «Le immagini sono protette da sistemi di cifratura, sono previste tecniche di oscuramento dei volti e tutte le procedure rispettano le normative europee e nazionali in materia di protezione dei dati e utilizzo dell’intelligenza artificiale, come il GDPR e l’AI Act".
Il progetto rientra in una strategia più ampia avviata da
Asuit e
Provincia per prevenire le aggressioni agli operatori sanitari: dalle Linee di indirizzo provinciali dedicate al tema, al protocollo con le autorità di pubblica sicurezza, dalle iniziative del Piano provinciale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2028, all’Osservatorio rischio aggressioni, fino al
piano PREVIOS (Piano per la prevenzione degli atti di violenza nell’organizzazione sanitaria), frutto del lavoro del Centro di riferimento e di coordinamento-Osservatorio rischio aggressioni di Asuit, con il supporto del Servizio aziendale di prevenzione e protezione.