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Trento: salta il rinnovo del contratto aziendale dei 900 dipendenti della Poli

martedì, 1 dicembre 2020

Trento – Gruppo Poli, salta la trattativa per il rinnovo del contratto aziendale dei 900 dipendenti. I sindacati: “Nessuna trasparenza sui dati aziendali. Ecco come uno dei maggiori gruppi commerciali trentini riconosce il lavoro di chi non si è mai fermato durante l’emergenza Covid 19”

LO SCONTRO –  Nessun rinnovo del contratto integrativo aziendale. Per i 900 dipendenti di Supermercati Poli Spa in Trentino l’accordo integrativo resta sostanzialmente lo stesso di dieci anni fa. E’ questo l’epilogo della trattativa condotta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs con i consulenti aziendali di uno dei maggiori gruppi economici in provincia. Una realtà che negli anni ha visto crescere le proprie quote di mercato e il radicamento sul territorio. “Un successo frutto dell’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori, ma che i vertici aziendali si ricordano di gratificare solo quando sono utili per valorizzare l’immagine aziendale o per campagne pubblicitarie, non certo quando è il momento di riconoscere il loro valore sul piano delle condizioni di lavoro e delle retribuzioni – dicono con amarezza Paola Bassetti, Fabio Bertolissi e Stefano Picchetti – dipendenti che hanno lavorato senza sosta durante tutta l’emergenza Covid, facendosi carico di rischi e di paure.”.

A far saltare la trattativa – sostengono i sindacalisti Paola Bassetti, Fabio Bertolissi e Stefano Picchetti – “è l’assoluta indisponibilità del Poli a presentare alle organizzazioni sindacali un quadro chiaro della situazione della società”. “Nonostante le nostre richieste non ci è stato fornito alcun dato sull’andamento delle vendite, sui fatturati né sulla redditività dei vari punti vendita. Si sono limitati a dire che alcuni supermercati sono andati bene, altri male. Un po’ poco per parlare di trasparenza e per poter costruire un rinnovo contrattuale coerente e condiviso”, aggiungono i tre sindacalisti (nella foto la protesta dei lavoratori Poli della scorsa primavera a Rovereto).Poli - protesta - Rovereto

Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno comunque presentato la loro piattaforma contrattuale. Il primo stop nel giugno scorso. Dunque la ripresa del confronto ad ottobre con la definizione di una nuova piattaforma contrattuale che, come la prima, è stata rimandata al mittente dai consulenti aziendali di Poli, senza alcun margine di confronto nel merito. La controparte ha contrapposto un rinnovo del contratto in essere senza concedere una rivisitazione rilevante della premialità, mettendo sul tavolo la complessità del momento legata all’emergenza sanitaria. A quel punto i sindacati hanno aperto alla proposta aziendale, pretendendo però che il contratto avesse la validità di un anno, tempo necessario per arrivare ad un nuovo integrativo, aggiornato nella parte normativa e retributiva. Di fronte al netto rifiuto del Poli il tavolo è saltato.

Per le organizzazioni sindacali è inaccettabile questa modalità di condurre la contrattazione da parte dell’azienda; la quale si rifiuta di fornire dati circostanziati circa l’andamento della produzione e pretende di rinnovare l’attuale e obsoleta contrattazione aziendale per ulteriori tre anni, senza fare inoltre un passo in avanti nel riconoscimento economico.
“Purtroppo questo è solo l’ultimo tassello di un quadro caratterizzato da relazioni sindacali complesse. Da anni cerchiamo di siglare accordi per migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti, in particolare delle lavoratrici madri. L’azienda si rifiuta categoricamente, preferendo gestire in modo diretto il rapporto con le lavoratrici i cui part time vengono rinnovati di anno in anno, sulla base di valutazioni “solo aziendali” cosicché il personale vive costantemente “sotto una spada di Damocle. Rimane il forte rammarico per aver condiviso e non sottoscritto come nel contratto OR.,VE,A. Spa, una normativa a tutela delle vittime di violenza di genere, assistenza ai figli minori. A fronte di questa situazione non ci sono i presupposti per arrivare ad alcun accordo”, concludono Bassetti, Bertolissi e Picchetti.




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