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Trentino, presentata la manovra di Bilancio 2021-2023

giovedì, 5 novembre 2020

Trento – Nel 2021 le stime delle entrate provinciali ammontano a 4.408,8 di euro (erano 4.913 nel 2020), al netto dell’avanzo di amministrazione, quantificato ad oggi in 100 milioni di euro. Il calo del pil è previsto nell’ordine del 10% circa, con l’ovvio impatto che questo genera sul prelievo fiscale e quindi sulle risorse a disposizione del Trentino per gestire tutte le competenze riconosciutegli dall’Autonomia ed inoltre per far fronte all’emergenza Covid-19.

Fugatti - SpinelliE’ in corso una trattativa con lo Stato sia per il riconoscimento di un ristorno qualora le previsioni nazionali sull’andamento del pil – più positive rispetto a quelle provinciali – non fossero confermate, sia per alcune partite fiscali arretrate, che il Trentino ha in comune con l’Alto Adige, per circa 450 milioni di euro. Ma la Provincia punta anche ad attivare canali di finanziamento diversi, coinvolgendo investitori qualificati: l’ipotesi è creare tre fondi, un Fondo di crescita (rivolto alle imprese), un Fondo immobiliare (per interventi di riqualificazione urbana e edilizia sociale), e un Fondo alberghi (per sostenere investimenti sul versante della qualità), in modo tale da mobilitare risorse private, dentro e fuori il Trentino, per almeno 200 milioni di euro. A ciò si aggiungono le opportunità che verranno generate dal Recovery Fund, dai fondi europei e così via. Queste alcune delle cifre – e delle proposte – emerse oggi nell’ambito del confronto fra la Giunta provinciale, con il presidente Maurizio Fugatti e l’assessore allo Sviluppo economico e lavoro Achille Spinelli, le categorie economiche e successivamente i sindacati Cgil, Cisl, e Uil, per l’esame della proposta di manovra di Bilancio 2021-2023. Una manovra che risente, come ovvio, della crisi generata dalla pandemia, il che rende difficile impostare azioni di lungo respiro, ma che al tempo stesso, proprio a causa della situazione contingente, spinge anche a guardare oltre l’emergenza, sia per una stima più realistica delle risorse su cui si potrà far conto, sia per mettere in campo misure e strumenti che consentano di avviare una fase di ripresa.

Il Bilancio di previsione 2021 presenta un divario di 500 milioni rispetto al 2020, escluso l’avanzo di amministrazione, che sarà possibile quantificare nel primo trimestre del 2021; era di 233 milioni nel 2020, nel 2021 la stima è di almeno 100 milioni.

E’ confermato un calo del pil attorno al 10%, (a fronte di un previsto + 5,8% nel 2021) per il quale è attesa una compensazione da parte del Governo.

“L’anno scorso – ha detto il presidente Fugatti – il mancato gettito causato dalla pandemia ci è stato riconosciuto integralmente da Roma su 2 tranche. Nel 2021 prevediamo un gettito inferiore alla previsione dello Stato. Perciò la trattativa che stiamo portando avanti prevede di tener conto in prima battuta delle previsioni nazionali sulla crescita del pil; qualora però non fossero confermate, e il nostro gettito fosse inferiore, torneremo ad una ipotesi di accordo analoga a quella del 2020, che comporta un ristoro del Governo per le mancate entrate provinciali”.

Le previsioni del 2021, oltre a non conteggiare l’avanzo di amministrazione, scontano l’incertezza delle previsioni economiche: il Trentino è stato collocato dal dpcm di ieri in “zona gialla”, il che lo sgrava delle limitazioni più pesanti a cui sono sottoposte altre regioni. Ma la situazione del Covid cambia continuamente. Ciò che è possibile fare è, invece, elaborare delle proiezioni di medio-lungo periodo, sulla base degli elementi certi a disposizione, guardando anche ai saldi e ai gettiti arretrati. Nei prossimi 4 anni il Trentino potrà contare su 400 milioni in meno di gettiti arretrati (-90 milioni nel passaggio dal 2020 al 2021). A fronte di ciò si continueranno ad esercitare tutte le competenze riconosciute in base all’Autonomia: scuola, sanità, aiuti alle imprese, welfare, lavori pubblici e così via. In parte sarà possibile farlo migliorando ed efficentando il sistema pubblico e generando nuovi risparmi. Ma sarà necessario anche guardare ad altre fonti e negoziare un ulteriore ricorso all’indebitamento.

Gli obiettivi generali della manovra 2021-2023, come sintetizzati da Fugatti e Spinelli, anche commentando un documento presentato alla Giunta dal Coordinamento imprenditori, riguardano gli incentivi alle imprese, le politiche in favore delle famiglie e dei lavoratori, il finanziamento degli enti locali.

Naturalmente però gli obblighi più forti riguardano la necessità di contrastare il Coronavirus: il Trentino garantirà al settore sanitario un investimento ulteriore di 70/100 milioni di euro, conformemente alle necessità che si manifesteranno.

In agenda l’attualizzazione dell’assegno unico, per coloro che hanno perso il lavoro e hanno visto diminuita la propria capacità reddituale. La misura sarà in vigore anche nei primi 6 mesi del 2021. Confermato anche il turn-over del personale del settore pubblico.

Si proseguiranno inoltre gli interventi già avviati nel 2020 per 170 milioni, distribuiti in bandi, in parte ancora aperti, che hanno rappresentato una grande boccata di ossigeno per l’economia: dai contributi a fondo perduto a quelli per investimenti fissi nel turismo, dal sostegno alle aggregazioni aziendali ai contributi per categorie come lavoratori stagionali, agricoltori, autotrasportatori e così via. Questi impegni potrebbero essere ulteriormente rifinanziati, in ragione delle risorse disponibili.

Come far fronte agli oneri finanziari che questa situazione impone? Oltre a quanto già detto, la Provincia autonoma di Trento ha aperto assieme a quella di Bolzano un tavolo di trattativa con lo Stato su alcune entrate arretrate. Tre i capitoli principali: partite fiscali sui giochi e sui depositi di oli e combustibili e il Tar (spese anticipate dalla Provincia). Il totale di questi arretrati, che risalgono a una decina di anni fa, ammonta circa a 450 milioni. La proposta è di recuperare queste somme in un’ottica di medio periodo, biennale o triennale.

Ma la vera sfida è oggi quella di mobilitare canali di finanziamento diversi, con proposte che siano naturalmente appetibili per gli investitori. L’ipotesi allo studio è creare tre fondi rivolti soprattutto ad investitori qualificati: Fondo di crescita, Fondo immobiliare, Fondo alberghi. L’obiettivo è mobilitare risorse esterne per almeno 200 milioni di euro, a cui si aggiungono le disponibilità di Cassa del Trentino.

“Non deve sfuggire a nessuno – ha detto l’assessore Spinelli – l’importanza, in questo momento ancora più forte, di fare sistema. Vogliamo coinvolgere maggiormente gli istituti di credito cooperativi e in generale soggetti terzi come Laborfonds, Cassa depositi e prestiti e così via. Le risorse così raccolte potranno essere messe utilmente in circolo per rilanciare lo sviluppo del territorio. Per quanto riguarda ad esempio il Fondo immobiliare, esso potrà essere utilizzato per rigenerare aree dismesse a Trento e Rovereto, ed in generale per avviare un percorso di riassetto urbanistico e infrastrutturale, nonché bilanciare il piano di edilizia popolare puntando anche su progetti di co-living, co-housing, studentati”.

A ciò si aggiungono le fonti di finanziamento esterne per investimenti, in particolare:
- Recovery Fund: al momento non c’è ancora chiarezza sulla sua distribuzione territoriale e sulla forma che queste entrate assumeranno. Il Trentino ha avanzato proposte distribuite in una trentina di progetti che toccano necessariamente diversi settori (fra cui l’ambiente e il digitale), a cui si aggiungono interventi per prevenire il dissesto idrogeologico;
- è stato richiesto al Governo di riconoscere la possibilità di ricorrere all’indebitamento per finanziare opere pubbliche, al netto del Recovery Fund;
- è prevista la riprogrammazione dei fondo strutturali europei FSE-FESR per circa 200 milioni;
- infine i finanziamenti statali per le Olimpiadi 2026 (120 milioni di euro circa).

Nel corso delle discussioni che sono seguite alle presentazioni sono stati toccati diversi temi, fra cui la proroga, nel 2021, delle agevolazioni Imis, l’addizionale Irpef, riproposta nella misura attuale, la velocizzazione della realizzazione di opere pubbliche, il marchio territoriale, la riforma di Agenzia del lavoro, il sostegno della Ricerca & sviluppo, il passaggio dal concetto di smart city a quello di smart territory.



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