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Porfido, i sindacati trentini: “La legge dei lavoratori non si tocca”

lunedì, 30 novembre 2020

Trento – “Nessuna deroga alla legge 1 del 2017 sulle cave. Quella norma, fortissimamente voluta dai lavoratori e dai sindacati, ha introdotto principi fondamentali per contrastare l’irregolarità, per limitare il conflitto d’interessi e per tutelare la dignità del lavoro. Rappresenta dunque un argine all’illegalità che ha messo le mani sul settore e va applicata nella sua interezza”. Fillea Cgil e Filca Cisl assumono una posizione netta nel dibattito che si è sollevato in queste settimane in merito al rinvio di alcuni punti fondamentali della legge sul porfido. Porfido assemblea Cgil Cisl Uil trento“In particolare la Giunta provinciale, su pressione delle imprese del comparto, punta a prorogare le concessioni in essere e a derogare al principio secondo cui le imprese cavatrici concessionarie devono farsi carico in modo diretto di almeno l’80% della lavorazione del materiale estratto. Le modifiche annunciate dall’assessore Spinelli ci appaiono surreali in un momento in cui il comparto ha dimostrato tutta la sua fragilità sul piano della legalità – dicono Moreno Marighetti della Fillea con Maurizio Zabbeni della Cgil del Trentino e Fabrizio Bignotti della Filca Cisl -. Quanto emerso dall’inchiesta Perfido non solo ci preoccupa, ma dimostra la necessità di rafforzare ancora, anche attraverso la legge, tutti gli strumenti di contrasto all’illegalità. Ci appare dunque assurdo che proprio i contenuti normativi che vanno in questa direzione rischino adesso di essere quantomeno congelati”.

Dal 2021, verrà introdotto l’obbligo per il concessionario di lavorazione con propri dipendenti e la possibilità di esternalizzare un massimo del 20% del prodotto grezzo scavato, previa tracciabilità e trasparenza dei dati da dichiarare al Comune proprietario. Il mancato rispetto di questo obbligo espone il cavatore al rischio di revoca della concessione. “Abbiamo contribuito ai contenuti di quella legge e ci siamo battuti per la sua approvazione perché è una norma a tutela della qualità del lavoro e della filiera – insistono i sindacati -. La legge contiene importanti innovazioni di tutela del lavoro. C’è già la clausola sociale, solo successivamente introdotta nelle norme sugli appalti, e c’è la tutela del porfido come bene comune che appartiene alla collettività. Un principio non scontato in un settore dove per decenni il patrimonio delle cave è stato sfruttato solo a vantaggio di pochi”.

Nello specifico la norma ha introdotto, tra le altre cose, precise clausole sociali per garantire la continuità occupazionale e retributiva nel cambio di concessionario; l’obbligo di applicazione del contratto di riferimento nazionale e provinciale; la responsabilità solidale retributiva e contributiva del concessionario nei confronti dei dipendenti della seconda lavorazione cui viene trasferita la quota dell’20%; la tracciabilità del prodotto trasferito alla seconda lavorazione, un Marchio di qualità e l’avvio del registro delle imprese del settore che valorizzi la filiera e il coordinamento dei controlli. “L’impegno – dicono i sindacati – deve essere quello di dare applicazione concreta a queste regole”.

In particolare Fillea e Filca sollecitano la Provincia a non cercare “dannose scorciatoie, ma a dare continuità alla regola dell’80-20 dal 1° gennaio del 2021 per le concessioni che erano già in essere alla data di entrata in vigore della nuova legge. No anche alla proroga delle concessioni in essere. Solo così si potrà spezzare quel pericoloso substrato che si crea in una comunità dove il conflitto di interessi è palese e porta ad una possibile gestione opaca dell’intero sistema, utile alle infiltrazioni criminali oltre a determinare il mancato rispetto della dignità dei lavoratori”.

Si chiede, inoltre, che sia data piena evidenza e assunto ogni atto necessario affinchè il materiale grezzo di cava concesso ad altri soggetti della filiera, nel limite del 20%, sia assoggettato ad un contratto tra le parti che preveda la solidarietà retributiva e contributiva nel confronti dei dipendenti delle ditte della seconda lavorazione.

Le sigle sindacali sollecitano inoltre uno sforzo maggiore sul piano dei controlli per tutelare la salute e la sicurezza di chi lavora, ma anche l’ambiente. Controlli efficaci sono indispensabili anche per assicurare regolarità retributiva e rispetto dei contratti di lavoro.

I sindacati anzi sollecitano la Giunta ad assumere con coraggio la regia del comparto facendo un ulteriore passo avanti assumendo il governo del comparto. “Una gestione sovra-comunale, coordinata dalla Provincia è l’unica strada per superare il conflitto d’interessi, assicurare trasparenza e controlli e produrre importanti vantaggi anche in termini di gestione ambientale della risorsa, che a quel punto diventerebbe anche più redditizia per la collettività.

Peraltro in situazioni di grave illegalità la Giunta provinciale può esercitare un potere sostitutivo nei confronti delle amministrazioni comunali. Ci auguriamo che l’Esecutivo non ceda alle pressioni dei cavatori, e che si impegni a far prevalere l’interesse della comunità e la tutela del lavoro”.



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