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Festival dell’Economia, l’abbraccio tra finanza e ambiente nel futuro

sabato, 26 settembre 2020

Trento – Dopo la pandemia di coronavirus, l’urgenza di rilanciare l’economia potrebbe portare i governi a mettere in secondo piano le politiche a tutela dell’ambiente. Laurence Boone (Chief economist all’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e Salvatore Rossi (già direttore generale della Banca d’Italia, oggi presidente di Telecom Italia) hanno dialogato sulle sfide che la politica economica, globale e nazionale, dovrà affrontare nei prossimi anni, tra Recovery Fund, collaborazione tra il pubblico e i privati e l’aiuto che il digitale e le nuove tecnologie possono fornire alla politica per superare le gravi conseguenze della pandemia, cercando di porre fine all’incertezza che regna in questo momento storico.

festLa scoppio della pandemia sta mettendo a dura prova l’economia mondiale. Quali sono le politiche economiche da attuare per superare questa crisi? Ne hanno parlato l’economista Laurence Boone e il presidente di Telecom Italia Salvatore Rossi, trovandosi d’accordo sulla strada che bisogna percorrere.

“Alcuni settori economici rimarranno piuttosto congelati per diverso tempo, ce ne saranno altri che invece andranno meglio – ha spiegato Boone – L’economia funzionerà al 95% delle sue possibilità, quindi dovremo attivarci per delle politiche a favore dei tanti disoccupati in seguito alla crisi pandemica. Dovremo aiutare imprese ed imprenditori che stanno lavorando poco o niente, continuando però allo stesso tempo a promuovere delle politiche ambientali che si rivolgano con rispetto al nostro pianeta. L’incertezza è la principale parola di questo momento”.

Salvatore Rossi ha precisato come serva distinguere emergenza e rilancio. “L’emergenza è stata terribile. Le politiche economiche dovevano aiutare a superare l’emergenza con mezzi di emergenza, quindi attraverso sussidi finanziari per aiutare l’economia intera a superare il guado. L’epidemia ci può dare il colpo di grazia, oppure può essere l’occasione per ripensare un quadro di politica economica e rilanciarci. Tutto dipenderà se l’Italia riuscirà ad approfittare dei fondi europei che arriveranno”.

“Il Recovery Fund sarà fondamentale per dare il via al rilancio – le ha fatto eco Laurence Boone – Bisogna concentrarsi sulle persone, facendo in modo che abbiano le competenze per lavorare nei nuovi settori, dando loro la giusta formazione e le giuste competenze, aiutandole ad entrare nel mercato del lavoro. C’è poi il problema dell’esodo degli italiani verso l’estero. Bisogna investire per farli ritornare. L’Italia ha un enorme opportunità di investire nel futuro, come gli Stati Uniti hanno fatto quasi cento anni fa con il New Deal”.

Sia Boone che Rossi hanno sostenuto come sia di fondamentale importanza attrezzare in modo migliore dal punto di vista digitale sia l’Italia che gli altri paesi, rafforzando inoltre la collaborazione tra pubblico e privato. “Mai come in questo momento in cui serve rilanciare l’economia bisogna che ci sia sinergia tra politiche pubbliche e privati. L’obiettivo è comune: se l’economia e la società collassano, nessuno delle due sopravvive” ha avvertito Rossi.

Valeria Termini, ospite in questi giorni al Festival dell’Economia, ha posto la questione dei tassi di interesse. Il fatto che siano così bassi aiutano la ripresa, oppure sono un rischio? “Sono sicuramente la precondizione di ogni investimento consistente – le ha risposto Salvatore Rossi – ma quando sono molto prolungati nel tempo presentano degli inconvenienti. Alcuni comparti del settore finanziario, penso alle assicurazioni, possono soffrire. Normalmente, però, più un tasso è basso e più favorisce gli investimenti. Il problema, in questo frangente storico, è che la politica dei tassi d’interesse bassi non può essere il motore del rilancio economico. Come potremo superare questo momento? Attraverso politiche fiscali e la voglia di intraprendenza da parte dei soggetti privati, interrompendo un circolo vizioso segnato dall’incertezza”.

L’abbraccio fra finanza e ambiente

Il New Deal economico offre grandi chances non solo alle aziende più innovative ma anche a banche e fondi di investimento (private e public equity). Insomma, anche la finanza trova nei temi ambientali sbocchi promettenti. Ma c’è ancora poca informazione, trasparenza, disponibilità di dati e mancano criteri omogenei per permettere ai potenziali investitori di capire bontà e rischi di un investimento nel settore. L’Europa è già abbastanza avanti. Luci e ombre di un abbraccio sempre più inevitabile: quello tra finanza e ambiente.

Un forum a quattro sul rapporto tra finanza e ambiente. Perché l’alta finanza è sempre più attenta ai temi ambientali e alle aziende che si occupano di mitigazione del cambiamento climatico. “La sostenibilità è un nuovo standard di investimento” ha sentenziato il moderatore del dibattito, il giornalista del Corriere della Sera Massimo Gaggi. I rischi climatici, insomma, stanno facendo ripensare la finanza. Ma le incognite sono ancora molte. Qual è un vero investimento ‘green’ e quali sono i criteri che possono spingere un investitore a crederci? Loriana Pellizzon, docente di economia a Ca’ Foscari a Venezia ha delineato il quadro del grande interesse che si sta creando intorno alla finanza green.

Sono state monitorate ben 250 agenzie di rating al mondo che valutano questi investimenti e le aziende che portano avanti progetti innovativi: “Ma c’è un forte rischio di dispersione degli investimenti e non c’è ancora uniformità nei criteri per valutarli. Potrebbero essere utili degli incentivi alle banche che investono green, dato che l’80% dei capitali finanziari sono gestiti dagli istituti di credito”. Uno che ci crede da 12 anni è Nino Tronchetti Provera, del fondo di private equity Ambienta Sgr: “Il business ambientale ormai è pervasivo. Dalla paura per la diossina nell’aria e il cloro nei fiumi di 30 anni fa si è passati all’attenzione per il cibo sano, l’aria pulita, la mobilità sostenibile, l’energia rinnovabile, il corretto smaltimento e la riduzione dei rifiuti. Molte aziende stanno investendo, alcune però solo formalmente”. L’economista Natalie Westerbarkey di Fidelity International ha fatto rilevare come dopo il Covid le aziende con un punteggio più elevato nella green economy abbiano registrato perdite minori o addirittura una crescita.

Gianluca Manca, capo del Fondo di investimento del gruppo Intesa San Paolo, ha osservato una scarsa omogeneità nel rilevamento e nell’interpretazione dei dati sulla propensione ecologica delle aziende. Serve un percorso normativo più preciso, ma l’Unione Europea ci sta lavorando, mentre negli Stati Uniti la situazione è più caotica e non c’è una disponibilità alla piena trasparenza dei dati.



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