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Festival della Famiglia, confronto sulle implicazioni sociali del telelavoro e l’accordo di reciprocità

martedì, 1 dicembre 2020

Trento – Un’ottima occasione per confrontarsi, per capire come stringere alleanze sul tema delle politiche di benessere familiare”. Le parole di Elisa Marzinotto, intervenuta a nome della Regione Friuli Venezia Giulia ben riassumono due ore di confronto e di scambio di buone prassi tra Regioni che da nord a sud si sono avviate verso l’implementazione di un modello, quello Trentino, che sta facendo scuola in tutta Italia. festL’evento, promosso dall’Agenzia per la famiglia provinciale insieme ad Elfac, l’European Large Family Confederation, ha visto la sottoscrizione dell’accordo di reciprocità che consente ai Comuni certificati Family trentini e italiani di far parte automaticamente del network europeo.

Nel portare il suo saluto l’assessore trentino agli enti locali Mattia Gottardi ha colto l’occasione per esprimere il plauso per il lavoro fatto finora dal Network Family in Italia e per sottolineare l’intenzione della Provincia di supportare l’estensione della rete su tutto il territorio nazionale.

Durante l’incontro Giovanni Deiana funzionario della Regione Sardegna, Agata Rubino dirigente della Regione Sicilia, Silvia Piani assessore alle politiche familiari della Regione Lombardia ed Elisa Marzinotto dirigente della Regione Friuli Venezia Giulia, hanno descritto i processi in atto nei loro territori e sottolineato la fruttuosa collaborazione con l’Agenzia per la famiglia della Provincia di Trento, riconosciuta da tutti come esempio e modello.

“Ho potuto vedere oggi il coinvolgimento di tante realtà, si tratta di una iniziativa significativa e interessante, da parte del Dipartimento vi assicuro la massima collaborazione e disponibilità” sono state le parole del dirigente generale del Dipartimento per le politiche familiari della Presidenza del Consiglio dei Ministri Nicola Niglio, nel suo intervento.

Luciano Malfer, dirigente dell’Agenzia, nel presentare una fotografia della diffusione del Network ha raccontato di un processo dinamico, inarrestabile che permette oggi a 500.000 persone di vivere in un territorio amico della famiglia. Nella seconda parte dell’evento si è ufficializzato l’accordo di reciprocità tra Provincia autonoma di Trento ed Elfac, la confederazione europea delle famiglie numerose, che prevede l’automatica adesione al Network europeo dei comuni amici della famiglia certificati “Family in Trentino” e “Family in Italia”. Un altro piccolo ma importante tassello nella costruzione della rete. “Colgo l’occasione per ringraziare la Provincia di Trento e l’Agenzia per la famiglia per la generosità con cui hanno condiviso le politiche familiari e per il loro tempo e la loro dedizione nell’aiutarci a esportarle in tanti paesi europei – sono state le parole di Raul Sanchez, segretario di Elfac, intervenuto in rappresentanza del Network europeo dei comuni amici della famiglia -. E’ un onore per noi sottoscrivere questo accordo, che consentirà ai Comuni certificati dal Trentino e dal Network di far parte della rete europea e di contribuire a questo progetto, così necessario per quell’Europa a misura di famiglia di cui abbiamo urgente bisogno”.

Al Festival della famiglia implicazioni sociali del telelavoro di massa

Nell’ambito del Festival della famiglia si è svolto stamani il seminario online promosso dal Centro OCSE di Trento per lo Sviluppo Locale sulla diffusione del telelavoro e sulle sue ripercussioni per i lavoratori, le imprese e i territori. Prendendo spunto da un recente studio dell’OCSE, Andrea Grosselli segretario generale di CGIL Trentino, Alessandro Santini vice direttore di Confindustria Trento e Stefania Allegretti direttrice dell’Ufficio provinciale Sviluppo organizzativo e del personale hanno dato vita a un interessante dibattito moderato da Alessandra Proto, direttrice del Centro OCSE di Trento.

“La diffusione del telelavoro su vasta scala e su base permanente rappresenta una delle eredità più ricche di conseguenze lasciate dalla pandemia per l’economia e per la società nel suo insieme – ha esordito Alessandra Proto – e se durante la crisi tale soluzione si è rivelata decisiva nel tutelare parte dell’occupazione, le evidenze indicano che non tutti i lavoratori, le famiglie e le imprese hanno potuto sfruttare questa opportunità a causa di carenze normative, organizzative, di competenze e infrastrutture digitali”.

Lo studio “Esplorando le opzioni di policy sul telelavoro” presentato da Mattia Corbetta, analista del Centro Ocse di Trento, ha infatti esaminato oltre 80 politiche adottate da 26 paesi e 29 tra regioni e città da tutto il mondo, ricavandone la convinzione che un modello di telelavoro di massa non regolato rischierebbe di esacerbare le diseguaglianze sociali e minare la stabilità dei mercati locali del lavoro, già minacciati da sfide pre-Covid di portata globale quali l’automazione e gli squilibri demografici. Per questo, chiarisce lo studio, occorre aggiornare e ampliare le normative esistenti e gli schemi di conciliazione vita-lavoro, avviare piattaforme pubblico-private per erogare informazioni, servizi e formazione digitale a imprese e cittadini, discutere nuovi programmi di sviluppo urbano e infrastrutturale, definire incentivi per favorire l’adozione delle tecnologie e promuovere modelli organizzativi che rafforzino le competenze abilitanti per il telelavoro.

Il confronto con i rappresentanti delle parti sociali e delle istituzioni locali, espressione della trasversalità della tematica e della pluralità di prospettive e implicazioni che la circondano, ha lasciato spazio a posizioni sfidanti e dialoganti.

«La Provincia autonoma di Trento ha avviato il primo progetto strutturato di telelavoro per il proprio personale già nel lontano 2011 – ha ricordato Stefania Allegretti, dirigente provinciale – ricevendo un forte riconoscimento a livello nazionale e presentandosi come una cassetta degli attrezzi pronta all’uso da parte delle amministrazioni interessate ad adottare un piano di lavoro agile», a partire da Veneto e Lombardia, le prime regioni interessate da misure restrittive negli scorsi mesi, e diffondendosi via via anche ad altri territori. «La prospettiva futura è quella di passare a un distretto Trentino “smart”, estendendo a tutta la Provincia i benefici di questa modalità lavorativa allo scopo di ridefinire i rapporti di equilibrio tra centro e periferia, rendendo attrattivo tutto il territorio, compreso quello di montagna».

“Le sfide poste dalla pandemia, come la sospensione di alcune attività economiche per ragioni di salute pubblica, hanno incoraggiato ampie fasce del tessuto imprenditoriale ad accelerare percorsi di digitalizzazione troppo spesso procrastinati in passato – ha evidenziato Alessandro Santini, vice direttore di Confindustria Trento -. La cooperazione tra settore pubblico e privato assumerà in futuro una nuova centralità per favorire una diffusione sostenibile di nuovi modelli organizzativi che vadano a vantaggio della produttività aziendale e della conciliazione vita-lavoro”.

“Diritti e doveri dei telelavoratori dovranno trovare una compiuta regolamentazione entro i contratti collettivi di lavoro – ha spiegato Andrea Grosselli, di Cgil Trentino – nell’obiettivo tra l’altro di raggiungere più elevati livelli di produttività e di sperimentare un’organizzazione del lavoro realmente adattabile alle esigenze di conciliazione familiare di lavoratrici e lavoratori. Si tratta di una sfida complessa perché la transizione all’economia digitale può produrre le condizioni per un miglioramento generale della condizione lavorativa, ma allo stesso tempo non si può escludere a priori il rischio dell’emersione di nuove forme di diseguaglianza e il pericolo di un’ulteriore estensione dei processi di esternalizzazione che spesso riducono la qualità dell’occupazione”.

Quale possibile alleanza fra scuola e famiglia, nell’emergenza? Il risultato dei questionari Ri-Emergere”

Il Distretto Famiglia Educazione, l’Accordo “Nascere e Crescere in Trentino” e il Gruppo di lavoro “Ri-Emergere” insieme per riflettere sull’importanza di una costante alleanza ed equilibrio tra famiglia scuola e territorio anche durante la crisi epidemica. L’incontro è stato aperto dal saluto dell’assessore alle politiche familiari del Comune di Trento Chiara Maule. Con lei anche Chiara Martinelli e Anna Pedrotti, rispettivamente dell’Agenzia provinciale per la Famiglia, la natalità e le politiche giovanili e del Dipartimento Salute e Politiche Sociali. E’ stata presentata l’indagine Ri-Emergere che è stata avviata durante il periodo di isolamento nella primavera scorsa ed ha totalizzato quasi 22 mila questionari, provenienti da tutto il Trentino.

I questionari erano indirizzati a tre fasce d’età ed erano volti ad indagare le attività, gli stili di vita, i bisogni e le aspettative delle persone, dei bambini e dei ragazzi durante la crisi pandemica. Più della metà dei questionari sono stati compilati da bambini e ragazzi minorenni. Natalina Mosna del Comitato provinciale UNICEF ha presentato le slides con le risposte delle due fasce, bambini e ragazzi rivolte ai temi educativi. Oltre 3.600 i questionari dei bambini dai 5 agli 8 anni. Nelle risposte al primo posto le relazioni e i contatti, con un bisogno di ritornare agli amici, poi ai nonni, ai parenti e alle maestre. Nei questionari c’è anche un bisogno di spazi aperti, di ripresa della scuola dell’infanzia o primaria ma anche al gioco, alle feste e allo sport. Sottolineato poi l’attività all’aperto, uscire e tornare a vivere e ritrovare gli adulti esterni alla famiglia.

Dai 9 ai 19 anni sono stati 7270 i questionari analizzati, di cui il 69% ha risposto alla domanda aperta, una percentuale inferiore rispetto a quella dei bambini sotto i nove anni. Un tema molto sentito è l’attenzione alla salute che, messa vicino agli stili di vita e al cibo, fa capire la tendenza di questi giovani. Per quanto riguarda la scuola, la DAD (didattica a distanza) è stata apprezzata maggiormente dai ragazzi più grandi. Per quanto attiene all’informazione è emerso che vorrebbero avere un’informazione più corretta e chiara e che si informano ancora attraverso televisione e radio. Per loro i temi educativi sono molto importanti in particolare cosa vuol dire rispettare le regole, per apprezzare di più la libertà. Molte le parole positive per crescere. Emerso poi il bisogno degli amici, dello sport, di comunità. Appaiono prepotenti anche le parole per la comunità, specie nei più grandi.

Tre piste di riflessioni sono state proposte da Natalina Mosna:
Come educare le istituzioni al coinvolgimento e alla partecipazioni di bambini/e e di ragazzi/e e “in ogni questione che li riguarda”
Come raggiungere gli irraggiungibili? (dagli indifferenti agli esclusi).
Come mettere a frutto la grande disponibilità, le idee, le competenze e le proposte di ragazzi/e e quali progetti mettere in campo con loro per costruire una comunità educante.
Annalisa Pasini del Forum delle Associazioni Familiari in Trentino ha presentato le caratteristiche di chi ha risposto al questionario da cui, fra l’altro, emerge che 10658 questionari arrivavano da adulti sopra i 20 anni. Le voci degli adulti erano per la maggior parte preoccupate, “i genitori lasciati soli (senza i servizi educativi) hanno paura”, ha sostenuto Annalisa Pasini. Il tema del lavoro, della scuola, degli aiuti, della conciliazione sono apparsi in modo particolarmente sentiti. E’ emerso che lo smart working debba proseguire ed essere perfezionate. In particolare le mamme non devono scegliere fra famiglia e lavoro. La DAD è stata un’esperienza molto diversificata, per i genitori, molto faticosa. Un tema sicuramente aperto è quello della sofferenza dei bambini e ragazzi: i genitori lo mettono in rilievo. Per i genitori il tema della conciliazione famiglia-lavoro resta il grande tema. la genitorialità è certamente al secondo posto, i compiti di cura, l’instabilità dei legami e di conseguenza la solitudine, la sfiducia e l’alleanza sul territorio, seguono a ruota. “Le famiglie chiedono comunque ascolto e valorizzazione”, ha detto Annalisa Pasini che ha concluso così il suo intervento: “Il tema dell’alleanza, diventa centrale e non deve essere dimenticato nessuno”.

E’ poi intervenuta Anna Giacomoni referente tecnica del Distretto dell’educazione del Comune di Trento, Città per educare, che ha presentato cosa fa il distretto, ovvero “costruisce reti, promuove eventi e svolte un ruolo di riflessione”. Erika Concer, sempre del Comune di Trento, ha poi posto l’attenzione sui servizi dell’Amministrazione per l’alleanza per la famiglia. Francesca Pontara ha portato l’esperienza della Cooperativa Arianna durante il lockdown e di tutto l’ambito del sociale e ha ribadito l’importanza di non dare per scontato le cose, di mettersi in rete, di dare una mano e di porgerla quella mano. E’ intervenuta anche Stella Bozzarelli del Tavolo Forum per la Pace.

Ha infine preso la parola il professor Giuseppe Milan che insegna sia a Padova, sia a Trento che ha fatto riflettere su alcuni elementi di novità nella visione pedagogica a livello globale nell’epoca post-Covid e ha posto l’attenzione sui nuovi riferimenti per la crescita dei minori e delle famiglie.



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