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Bassetti: “Coronavirus ancora per anni. In Italia meccanismi ipocriti e lontani dalla vita reale”

giovedì, 17 settembre 2020

Milano – I provvedimenti anti-Covid proseguono in Italia, non senza polemiche. Decisioni e meccanismi contraddittori da mesi (e chissà fino a quando) e che di fatto continuano a mettere in pericolo la prosecuzione della quotidianità di chiunque venga ‘beccato’ dai test col coronavirus, senza distinzioni tra cariche virali, sintomatici, asintomatici.

Dopo la catastrofe creata dalla scelta del lockdown, un coro crescente anche tra gli scienziati propone il cambio di approccio con un’insostenibilità della situazione attuale e la necessità di tornare alla normalità più di quanto sia al momento. L’Italia al momento non sembra voler voltare pagina, a differenza di quanto fatto nel resto del mondo, nonostante le drammatiche conseguenze socio-economiche scatenate dai provvedimenti nel nostro Paese degli ultimi mesi, sulla cui efficacia ci sono molti dubbi nonostante la propaganda delle istituzioni.

Insieme a Zangrillo, l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova è tra i più “antiallarmisti” che chiedono di cambiare meccanismi di quarantena e tamponi che di fatto rischiano di far precipitare in un silente lockdown-bis, pezzo per pezzo, la popolazione della penisola:

Io non sono d’accordo con il Ministro della Salute Speranza quando dice che tra sei mesi saremo fuori dal problema COVID. In sei mesi avremo il vaccino, ma non ne saremo fuori. Credo che con questo virus conviveremo per i prossimi anni. Quello che cambierà sarà la modalità di convivenza: non più da stato di guerra perenne e di emergenza sanitaria, ma come abbiamo sempre convissuto con tutti gli agenti infettivi fino ad oggi. E’ uno dei virus che causa la polmonite comunitaria e lo farà per molti anni.

Quando ci sarà il vaccino saranno purtroppo in molti a non farlo. Quando ho consigliato tempo fa di fare il vaccino antinfluenzale sono stato investito dalle critiche di una banda di NoVax, che in Italia sono ancora molto floridi e sostenuti da molti partiti politici.

Per quel che riguarda la riduzione del periodo di quarantena a 10 giorni o a 7 con tampone, il CTS ha detto no. Rispetto la decisione, ma mi spiace rilevare una certa lontananza tra la quotidianità, la vita reale e la pratica clinica e la teoria e la burocrazia italiana dall’altra“, scrive sui social dove in un post successivo rincara la dose sulla quarantena a 14 giorni.

Siamo circondati da paesi in cui la quarantena per COVID è inferiore a 14 giorni: Francia 7, Svizzera 10, Austria 10 e Slovenia 10.

Molti di questi paesi stanno addirittura pensando ad una ulteriore riduzione con un acceso dibattito tra Svizzera e Germania per arrivare a 5 giorni. Io continuo a pensare che si potrebbe ridurre a 7 con tampone in uscita o direttamente a 10 (come tutti gli altri confinanti) senza nessun tampone. E so che ci sono molti colleghi che la pensano come me….

A questo punto se si decide di rimanere a 14 giorni (come ribadito martedì dal CTS) dovremmo chiedere a tutti i viaggiatori o i cittadini di questi stati confinanti, quando entrano in Italia di dichiarare se erano in quarantena nei loro paesi e fargli fare altri 4 giorni nel nostro paese oppure fargli il tampone. Altrimenti rimane l’ennesimo provvedimento ipocrita e di facciata. Più medicina di difesa che di evidenza“.



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