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Lockdown e retorica, Richeldi (Cts): “Avremmo pagato la riapertura dello sci. Teatri? Luoghi di alto valore sociale”

venerdì, 5 marzo 2021

Passo Tonale – Le dichiarazioni di scienziati ed esperti da un anno ad oggi non si concentrano solo sui rischi effettivi di eventuali riaperture o chiusure di attività, presunti luoghi di contagio, anche per mancanza di dati a motivare diverse chiusure effettuate.

Da mesi si ripetono infatti commenti più ampi e filosofici, con poca base scientifica e molta retorica sia nei discorsi politici che nelle parole degli esperti, che fanno aumentare dubbi sulla reale necessità delle limitazioni imposte (visti anche i tristi record negativi sul piano sanitario raggiunti dall’Italia): a più riprese è stata rimarcata la presunta “inessenzialità” di interi settori quali bar, ristoranti, piscine, palestre e impianti da sci, dimenticando totalmente il loro ruolo per la sopravvivenza degli operatori e dei lavoratori, arrivando persino alla conclusione da parte di qualche decisore e consigliere politico che “anche col lockdown non c’è in Italia gente che muore di fame”, provocando reazioni nei confronti di chi ha lo stipendio garantito da parte di chi, chiuso, è messo sull’orlo del baratro dal lockdown.

RISCHI CON LO SCI, TEATRI HANNO “ALTO VALORE SOCIALE”: QUALI SONO I CRITERI PER LE DECISIONI?

Le uscite infelici sono proseguite in tutto l’inverno 2020/2021, quando il dibattito ha riguardato gli impianti da sci, la cui apertura sarebbe stata fondamentale per la salvezza socio-economica di interi territori, aspetto dimenticato da molti che hanno più a cuore le spiagge estive.

Gran parte della politica e i relativi consulenti hanno deciso di trascurare questi aspetti, decidendo arbitrariamente e senza alcuna base scientifica rinvii e chiusure, non seguendo i Paesi che hanno riaperto i comprensori in totale sicurezza, come la Svizzera, senza incidere minimamente sulla curva epidemiologica che invece in Italia, nonostante le chiusure, continua a crescere.

Per motivare la scelta sugli impianti da sci, politici e scienziati hanno evocato presunti assembramenti, feste in baita e après-ski selvaggi come ai “vecchi tempi”, situazioni evitabili secondo i protocolli, i numeri chiusi, le regole certe e i controlli che con un minimo di organizzazione avrebbero potuto salvare la stagione in sicurezza.

A fianco della politica nella maggior parte delle chiusure c’è il Comitato Tecnico Scientifico, che ha ritrattato il proprio parere positivo dato a inizio febbraio a poche ore dal via della stagione: Luca Richeldi, pneumologo del Cts, in un’intervista al Corriere della Sera è recentemente tornato sul discorso delle chiusure e delle riaperture, affermando che “avremmo pagato cara la riapertura di molte attività, come ad esempio lo sci. Altra questione sono i teatri, simbolo di cultura, luoghi di alto valore sociale. Il Cts ha validato protocolli molto rigorosi per quanto riguarda l’ingresso degli spettatori. Sul piano morale la ripresa degli spettacoli teatrali è importante”.

Una spiegazione che ancora una volta fa discutere e ha fatto storcere il naso a molti: le scelte vengono prese in base al rischio effettivo o in base al significato dato alle singole attività? Quali sono le reali motivazioni, supportate da veri dati scientifici sul contagio, delle chiusure fatte da un anno ad oggi, visto che ad esempio è già stato dimostrato da alcuni studi che sulle cabinovie a capienza ridotta il rischio è un decimo rispetto a quello di una normale giornata trascorsa in ufficio? Nel paragone specifico, come è possibile essere più sicuri in un teatro al chiuso, nonostante mascherine, capienza ridotta e contingentamento, rispetto a impianti da sci con uno sport svolto all’aperto e comprensori che avrebbero riaperto con numeri estremamente ridotti, obblighi e norme severe?



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