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Tra luci e ombre, un’Olimpiade che racconta lo stato dello sci italiano

Ci sono Olimpiadi che si ricordano per il medagliere e altre che restano per quello che riescono a raccontare. Questa, senza dubbio, appartiene alla seconda categoria. Lo sci alpino italiano esce dai Giochi con un bilancio fatto di grandi soddisfazioni ma anche con qualche interrogativo che non può essere ignorato. Nelle discipline tecniche maschili sono emerse difficoltà evidenti, un segnale che impone riflessioni profonde su programmazione, ricambio e competitività internazionale. Eppure, accanto alle ombre, brillano risultati che meritano applausi sinceri.

L’argento di Giovanni Franzoni e il bronzo di Dominik Paris nella discesa libera, conquistati sulla spettacolare pista Stelvio, raccontano la solidità di una squadra che sa ancora essere protagonista quando la velocità diventa terreno di battaglia.
Se il settore maschile cerca risposte, quello femminile continua invece a regalare certezze.

Le due medaglie d’oro di Federica Brignone e il bronzo di Sofia Goggia confermano la straordinaria qualità di un movimento che da anni rappresenta il vero motore dello sci azzurro. Talento, esperienza e mentalità vincente si sono tradotti ancora una volta in risultati concreti. Ma un’Olimpiade non è fatta solo di podi. È fatta di emozioni, di storie, di momenti che restano impressi anche quando il cronometro si ferma.
Tra questi, l’infortunio della campionessa Lindsey Vonn, episodio che ricorda quanto sottile sia il confine tra gloria e fragilità nello sport di alto livello.

Questi Giochi ci consegnano dunque una fotografia chiara: lo sci italiano c’è, è competitivo, ma deve continuare a evolversi per restare protagonista in tutte le discipline. Perché lo sport, come la vita, non è mai solo vittoria o sconfitta. È un percorso fatto di crescita, passione e capacità di ripartire.
Ultimo aggiornamento: 20/02/2026 23:56:26

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