SONDRIO
– “Frontalieri, è tempo che il Governatore Fontana e l’assessore Sertori abbiano l’onestà di alzare bandiera bianca. A questo proposito, la Regione Piemonte, contrariamente alla Lombardia, ha dichiarato che non intende applicare la 'tassa sulla salute', evidenziando molto chiaramente lo stato confusionale del nostro Paese sul tema. La cosiddetta ‘Tassa sulla salute’ non solo non ha risolto alcun problema, ma si è rivelata un boomerang diplomatico che sta avvelenando i rapporti tra il nostro Paese e la Confederazione Elvetica, aggiungendosi alle recenti discriminazioni fiscali sui macchinari svizzeri e ai rapporti già dolorosamente provati dalla tragedia di Crans-Montana”, così
Jonny Crosio, Vice Segretario Federale del Patto per il Nord, commenta l’escalation di tensione lungo il confine, culminata nelle recenti
dichiarazioni del
Consigliere di Stato ticinese Christian Vitta, che ha evocato il “blocco” dei ristorni dei frontalieri come contromisura alle decisioni unilaterali italiane.
Invece di perseverare in questa follia fiscale che fa danno direttamente alla Regione, al Cantone e ai lavoratori, chiediamo al Governo Meloni di intervenire direttamente per cancellare questa norma palesemente incostituzionale, che viola il trattato internazionale, e di prendere in mano la situazione, visto che le Regioni viaggiano in ordine sparso sul tema”, prosegue
Crosio.
Il
Patto per il Nord attacca duramente la discrepanza tra le promesse elettorali e la realtà economica: “
È ancora vivo il ricordo del convegno di Morbegno, in piena campagna elettorale, dove si promettevano soluzioni velleitarie per arrestare l’emorragia di lavoratori dalle province di Varese, Como e Sondrio verso la Svizzera mettendo in busta paga 200 o 400 euro.
Oggi purtroppo la situazione si è impantanata fra soluzioni inconsistenti e irrealizzabili e crisi diplomatiche”.
“Oggi la situazione è peggiorata”, spiega Crosio. “Non solo i frontalieri aumentano, ma cresce il numero di chi abbandona definitivamente le nostre province iscrivendosi all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). A questo si aggiunge un Franco svizzero talmente forte che, con un incremento ipotizzabile attorno al 10% sugli standard abituali, annienta da solo qualsiasi improvvisazione economica di Sertori. Mettiamoci il cuore in pace: con queste misure farlocche non saremo mai competitivi”.
Per il Patto per il Nord, la soluzione richiede un cambio radicale di paradigma. “Passata la ‘sbornia’ olimpica torneremo alla dura quotidianità. Ticino e Grigioni sono una delle ‘aziende’ più importanti per l’economia della Lombardia. Non servono tasse punitive, ma una politica di lobbismo transfrontaliero inteso come pratica comune che unisca Regione e Cantoni nella difesa dei reciproci interessi. Dobbiamo salvaguardare i rapporti con i nostri vicini e vigilare affinché i Cantoni non subiscano iniziative che pregiudichino gli accordi di libero scambio (ALS) con l’UE. Purtroppo, se Roma è spesso lontana sia dal confine che dalla realtà, anche Berna non è proprio dietro l’angolo: tocca a noi territori di confine gestire questa partita con serietà”.
Sulla questione interviene anche Gianluca Cenere, imprenditore e Segretario Provinciale di Varese del Patto per il Nord, che sottolinea le ricadute sul tessuto produttivo: “Le nostre aziende lombarde stanno vivendo una vera e propria emorragia di manodopera qualificata verso il Ticino. La tassa sulla salute non fa che esasperare gli animi senza offrire alcun vantaggio competitivo alle nostre imprese. Gli imprenditori vedono quotidianamente i propri dipendenti varcare il confine, attratti da condizioni che l’Italia non riesce a pareggiare con mance elettorali. La politica regionale, invece di creare muri fiscali che innervosiscono i vicini e spaventano i lavoratori, dovrebbe preoccuparsi di creare le condizioni strutturali affinché le nostre imprese possano sopravvivere e trattenere i talenti”.