TRENTO - Chi ha visto una gara di salto con gli sci alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ha senz'altro notato la presenza, tra una manche e l'altra, di un nutrito gruppo di "sciatori" che risale la pista d'atterraggio, prima di ridiscendere verso valle dopo una ventina di minuti. Si tratta del gruppo dei battitori che svolge una tra le attività più curiose e affascinanti: preparare la pista di atterraggio per gli atleti. Una mansione che coinvolge nel complesso una novantina di volontari, il cui compito mette un po' di vertigini solo a nominarlo: sistemare con gli sci passo dopo passo lungo tutta la pista d'atterraggio del trampolino in posizione trasversale - come solitamente fanno gli sciatori che risalgono le piste - dal dente di stacco fino al parterre d'arrivo e preparare la neve per i saltatori. Le pendenze intorno ai 35 gradi rendono l'operato una prova da veri equilibristi.

"Noi entriamo in gioco immediatamente dopo il gatto delle nevi – spiegano i responsabili Alberto Dellantonio e Cristian Zanier -. Dobbiamo "rompere" la neve con gli sci in maniera che non sia troppo compatta e renderla idonea per l'atterraggio degli atleti. Non è una cosa da tutti, infatti diversi hanno rinunciato dopo aver provato un paio di volte. Per riuscire nel nostro lavoro, infatti, servono capacità particolari per mantenere un ottimo equilibrio sugli sci e non farsi spaventare dalle pendenze. Proprio per questo il nostro gruppo è composto in gran parte da sciatori esperti, mentre circa il 30% è fatto da maestri di sci.
Una caratteristica importante è quella di essere leggeri, altrimenti si rischia di danneggiare la neve e compromettere gli sforzi fatti".
La durata media del loro intervento si aggira tra i 45 e i 60 minuti, che si riducono a 20 quando si deve sistemare la pista di atterraggio tra una manche e l'altra. Il compito diventa più arduo quando la neve è particolarmente compatta. "Quando la neve è molto ghiacciata il nostro operato diventa particolarmente impegnativo. Atterrare sul ghiaccio per gli atleti sarebbe molto pericoloso a causa delle sollecitazioni eccessive che dovrebbero sopportare i loro sci. In quel caso dobbiamo letteralmente rompere lo strato di ghiaccio e rendere la superficie il più possibile sicura utilizzando anche il rastrello. Inoltre bisogna avere una discreta esperienza perché le condizioni della neve possono cambiare scendendo verso il parterre".
Sulle nevi opera un gruppo di trenta unità che si dà il cambio di volta in volta. I battitori sono però molti di più: "Il primo gruppo si è formato in occasione dei mondiali di sci nordico del 2003 – concludono Dellantonio e Zanier –. In seguito si è cementato e da allora si è attestato attorno alle 50 unità anche se per le Olimpiadi l'entusiasmo è aumentato e siamo arrivati a 90 volontari. Il ricambio è continuo: ogni anno registriamo nuovi arrivi perché chi fa parte dei battitori coinvolge parenti e amici in questa particolare attività. All'interno del gruppo ci sono quattro generazioni di sciatori e addetti dai 18 ai 70 anni e da quest'anno per la prima volta sono presenti anche alcune ragazze".
Un lavoro di squadra molto apprezzato anche dagli atleti che danno vita a sfide all'ultimo centimetro.