Messaggio Vescovo al convegno "La Resistenza sociale a Como"
Inizio:
30/11/2025 dalle ore 23:00
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Fine:
30/11/2025 alle ore 23:30
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La mattina di sabato 29 novembre il Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, è intervenuto, alla Biblioteca comunale di Como “Paolo Borsellino”, alla mattina di studio dal titolo “La resistenza sociale a Como - Cristianesimo e quotidianità nella Lotta di Liberazione”, promosso dalle Acli di Como in collaborazione con la Diocesi di Como e con il Comitato per le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Liberazione nazionale. I saluti iniziali sono stati portati dalla presidente di Acli Como, Marina Consonno, che ha condiviso la lettera indirizzata dal presidente nazionale Emiliano Manfredonia. Insieme al Vescovo sono intervenuti il professor Agostino Giovagnoli, Ordinario di Storia contemporanea all’Università Cattolica, particolarmente attento alle vicende del Movimento Cattolico in Italia, Beppe Livio (già presidente delle Acli comasche), Renzo Salvi, Docente di storia della televisione, già capoprogetto di Raicultura, con le conclusioni di Luisa Ghidini, dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. A coordinare il convegno Paolo Bustaffa, giornalista e responsabile della CDAL (Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali).
Per approfondire: www.aclicomo.it/news-eventi/la-resistenza-sociale-a-como
Qui di seguito l’intervento del Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni.
CATTOLICI E RESISTENZA
Stagione iniziata dopo L'8 settembre 1943 con l'annuncio dell'armistizio. Un periodo segnato dal disorientamento delle forze armate, dall'entrata in clandestinità dei politici, dalla nascita di gruppi che salgono sulle montagne, dalla lotta armata, dalla guerra civile che si protrae soprattutto al Nord, fino all'aprile 1945.
Per i credenti la Resistenza non è fondata sull'odio, ma sull'amore di patria, è una lotta contro l'ingiustizia e per la libertà, ma si esprime in un modo diverso, non dimentica le esigenze della fraternità.
La presenza dei cattolici nella Resistenza non sta solo nella partecipazione alla guerra partigiana, ma anche nel più vasto movimento morale che portò migliaia di uomini e di donne a opporsi alla guerra, così come alla dominazione straniera e a maturare il distacco progressivo da un diffuso consenso al regime.
Tanti hanno sacrificato la vita per questo ideale, da Alberto Marvelli a Gino Pistoni, da Leda Bevilacqua a Odoardo Focherini. 1481 i ribelli per amore tra laici e sacerdoti.
“Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze…”.
In queste parole tratte dalla preghiera “Signore, facci Liberi”, del beato Teresio Olivelli si può riassumere il senso della partecipazione dei cattolici alla Resistenza: una storia di “ribelli per amore” che nella tragedia scrissero pagine di speranza e di impegno in fedeltà al Vangelo e nella determinata difesa della dignità di ogni persona.
La Resistenza fu essenzialmente rivolta dello spirito non contro altri uomini ma contro una spaventosa concezione dell’uomo e della storia sovvertitrice dei valori più alti dell’esistenza. La Resistenza come esplosione della grande idea della libertà e di anelito verso un mondo nuovo non poteva quindi che costituire il luogo della presenza e dell’opera dei laici cattolici e dei preti.
Non fu per caso che la Resistenza sia nata quasi ovunque all’ombra – meglio sarebbe dir alla luce- dei campanili e non all’ultimo momento, cioè nell’aprile 1945.
La Resistenza sbocciò nel suo humus più naturale all’interno della parrocchia come il risultato di un’educazione religiosa e civile che si protendeva, attraverso la formazione della coscienza, nella difesa dei valori cristiani negati o distorti dalla deriva esclusivista e totalitaria del fascismo.
Basterebbe leggere alcune pagine sull’Azione cattolica diocesana scritte da Cia Marazzi nel libro “Con amore nella storia” per incontrare testimonianze luminose di uomini e donne nelle nostre città e sulle nostre montagne per avere conferma di un movimento di popolo che nel solco della fede lottava per la verità e la libertà.
Ascolteremo tra poco una relazione su questo tema: permettetemi però di ricordare a titolo di esempio il “parroco-martire” di Cernobbio don Umberto Marmori perseguitato e percosso dal fascismo fino a provocarne la morte il 18 gennaio 1945 pochi giorni dopo la scarcerazione. In un testo in sua memoria si legge: “Il tiranno muore per odio, l’apostolo muore per amore”:
Vorrei ancora ricordare “casa Ambrosoli” - da dove venne il medico missionario Giuseppe oggi beato - che fu uno dei punti di riferimento dell’Oscar, l’organizzazione degli Scouts cattolici nata per aiutare ebrei e altri perseguitati senza distinzione di appartenenza politica a passare il confine con la Svizzera.
Storie di umiltà coraggiose e disarmate, storie di realismo e di lungimiranza, di piccoli gesti e di grandi visioni.
Parroci anziani e giovani assistenti di Azione cattolica e degli oratori aprirono le canoniche e gli oratori per dare ospitalità, protezione aiuto ai giovani resistenti ed ex prigionieri alleati ed ebrei ricercati.
Fu restando al loro posto, in mezzo alla loro gente, condividendo angosce e speranze, considerando parte del loro ministero pastorale impegnarsi nella difesa del loro popolo che i preti, scriveva il vescovo Enrico Assi, “divennero l’ossatura nascosta e portante della Resistenza”.
Lo divennero come conseguenza pratica e logica della loro missione: essere testimoni della Verità che ci fa liberi ed essere vicini e partecipi del dramma degli oppressi.
Molti di loro si opposero alle rappresagli nazifasciste offrendo la propria vita in cambio della salvezza di quella degli innocenti.
I preti, il più delle volte, non hanno raccontato le esperienze vissute e condivise con la gente nel tempo dell’oppressione e in quello della Resistenza, non lo fecero per negligenza ma perché nella loro umiltà non amavano apparire. Così, senza volerlo, hanno sottratto un patrimonio di conoscenze che pazientemente gli storici sono riusciti a riportare alla luce.
Occorre aggiungere che proprio perché affondava le sue radici in valori radicati in cattolici fattisi “ribelli per amore” e in altri laici antifascisti la Resistenza non può essere considerata una manifestazione di parte. Essa non nacque classista ma unitaria, fu nazionale nel senso più nobile del termine e fu popolare nel senso più vero e genuino dell’aggettivo.
Fu rifiuto non solo di questa o di quella dittatura bensì di tutte le dittature senza riserve di attributi o di connotazioni politiche.
Sarebbe riduttivo ignorare o misconoscere l’aspetto sostanziale dell’avvenimento storico che non fu solo quello di resistere al nazismo e al fascismo ma di progettare un mondo nel quale lo Stato nascesse per servire e non per asservire l’uomo e la società, per riconoscere e rispettare la verità e la moralità oggettiva, non per imporre i suoi miti o creare le sue norme morali,
I resistenti – affermava al riguardo lo scrittore Thomas Mann – volevano essere l’avanguardia di una società migliore, vivevano la tremenda notte del male non da rassegnati e indifferenti ma da coraggiosi tessitori di relazioni umane radicate nella libertà e promotori di un nuovo inizio per il nostro Paese.
Dalle testimonianze dei cattolici, delle comunità cristiane, dei preti e dei vescovi che osarono forzare l’aurora in quella notte è possibile, anzi doveroso trarre un messaggio per un tempo in cui la partecipazione alla costruzione del bene comune attraversa una crisi che, oggi come allora, sembra inarrestabile.
Nell’espressione “ribelli per amore” possiamo trovare la sintesi dei valori di che allora mossero uomini e donne, adulti e giovani a opporsi all’oppressore rifiutandone i linguaggi brutali, i metodi violenti, le parole intrise di menzogna.
Essere “ribelli per amore” è un compito che uomini e donne della Resistenza consegnano agli uomini e alle donne di oggi perché alle parole ostili rispondano con parole cordiali, alla civiltà dell’odio rispondano con la civiltà dell’amore, alla ragione della forza rispondano con la forza della ragione, al delirio di onnipotenza che cancella la storia rispondano con la forza disarmata degli umili che scrivono la storia.
Si leva dunque forte l’appello a essere “ribelli per amore” alle parole d’odio, alla mediocrità dei pensieri e dei gesti, all’indifferenza di fronte alle diseguaglianze e alle ingiustizie, al voltare pagina quando le tragedie interrogano la coscienza.
La Resistenza, liberata da ideologie, da interpretazioni frettolose e da strumentalizzazioni, si propone con una proposta educativa che va oltre il tempo e lo spazio nell’indicare percorsi di pace, di giustizia, di partecipazione, di democrazia.
I cattolici così l’hanno pensata e vissuta. Plaudo quindi a questo convegno che intende aprire la memoria al futuro mettendo in luce testimoni che offrirono la vita per amore della verità, della giustizia e della pace. Valori perenni che appartengono ad ogni tempo, anche a questo nostro tempo.
Coraggio, avanti, in cammino, voi che costruite le condizioni per un futuro di pace, nella giustizia e nel perdono; siate miti e determinati, non lasciatevi cadere le braccia. La pace è un cammino e Dio cammina con voi. Il Signore crea e diffonde la pace attraverso i suoi amici pacificati nel cuore, che diventano a loro volta pacificatori, strumenti della sua pace. (Papa Leone XIV).
Oscar card. CANTONI
Ultimo aggiornamento:
29/11/2025 16:14:13