L'Agenda delle Valli

Al via la Stagione di Danza 2025/26 del Teatro Fraschini

Inizio: 30/11/2025 dalle ore 17:00 - Fine: 30/11/2025 alle ore 21:00 IT
Un mosaico di tradizione, immaginazione e ricerca contemporanea, così il Teatro Fraschini firma la propria Stagione di Danza.  Un viaggio che attraversa scuole storiche, compagnie internazionali e nuove voci della scena coreografica europea, con un fulcro artistico di grande rilievo: la nuova produzione del Teatro Fraschini, Lo Schiaccianoci, firmata da Oliviero Bifulco, una rilettura poetica e radicalmente attuale del capolavoro di Čajkovskij.
“Con questa stagione di danza il Teatro Fraschini” - commenta Francesco Nardelli, Direttore Generale del Teatro Fraschini - “compie un passo decisivo: accanto alle grandi compagnie internazionali, presentiamo una nostra nuova produzione che rilegge un classico come Lo Schiaccianoci con sensibilità contemporanea e con l’ambizione di offrire al pubblico un lavoro capace di emozionare, sorprendere e parlare al presente. È un investimento culturale importante, che nasce dal desiderio di affermare il ruolo del Fraschini come luogo di creazione oltre che di ospitalità, un teatro che valorizza il talento, la ricerca e la qualità artistica”.
L’eccellenza della danza italiana va in scena il 30 novembre, con il primo appuntamento della Stagione Danza, patrocinato e sostenuto dalla Fondazione Monte di Lombardia: la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala. Fondata nel 1813, la Scuola è la più antica istituzione italiana dedicata alla formazione di danzatori professionisti e una delle più riconosciute a livello internazionale, culla di generazioni di étoile e di interpreti che oggi calcano i palcoscenici dei maggiori teatri del mondo. Sotto la guida del direttore Frédéric Olivieri, figura di riferimento della pedagogia e della cultura coreutica europea, la Scuola presenta al Fraschini un programma composito, che attraversa storia, linguaggi e tecniche, restituendo la ricchezza e la duttilità della formazione scaligera. L’evento è concepito come un trittico narrativo in cui convivono tradizione, neoclassicismo e contemporaneo, offrendo allo spettatore un raro sguardo interno sul percorso professionale di giovani danzatori già straordinariamente maturi. L’apertura è affidata alla Suite da Paquita, uno dei capisaldi del repertorio ottocentesco, rielaborato da Petipa per il Balletto Imperiale Russo. È una prova di altissima scuola, basata su virtuosismi, equilibri, variaciones solistiche e un’impeccabile geometria d’insieme. Per gli allievi scaligeri, Paquita rappresenta un passaggio obbligato verso la professionalità: l’opera che più di ogni altra mette alla prova controllo, musicalità, purezza del gesto, rigore del corpo accademico. 
Secondo tassello del programma è Rossini Cards, celebre lavoro di Mauro Bigonzetti, tra i coreografi italiani più influenti degli ultimi trent’anni. La creazione si inserisce nel filone neoclassico più brillante: un mosaico dinamico ispirato alla musica di Rossini, dove ironia, teatralità e inventiva si intrecciano a un uso estremamente musicale del corpo. Per gli allievi, significa confrontarsi con un linguaggio diverso: meno formale, più scenico, più vicino alla sensibilità contemporanea del pubblico.
La rappresentazione si chiude con Bolero X, lavoro di Shahar Binyamini, artista israeliano formatosi con Ohad Naharin e portatore del linguaggio Gaga, uno dei più innovativi del panorama coreografico globale. Su una partitura ritmica e pulsante, i giovani danzatori affrontano un repertorio di movimento completamente diverso dai codici classici. Bolero X è danza come energia pura, come fisicità condivisa, come rito contemporaneo. La scelta di includerlo nel programma testimonia la volontà dell’Accademia di formare interpreti completi, capaci di muoversi tra codici differenti e di comprendere la creatività coreografica del presente. Un unico evento, tre mondi: la firma dell’Accademia.
Il secondo appuntamento, il 20 e 21 dicembre è con Lo Schiaccianoci, balletto natalizio per eccellenza. La nuova produzione del Teatro Fraschini,  con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, è firmata dal coreografo Oliviero Bifulco che ha voluto rappresentare una lettura della storia in chiave contemporanea, su un balletto che rimane classico per eccellenza. Musica di Piotr Čajkovskij; scena di Riccardo Sgaramella; luci di Oscar Frosio; costumi di Vittoria Papaleo e Maria Barbara De Marco; compagnia ospite Étoile Ballet Theatre; Orchestra Giovanile Pavese; interprete principale, Clara, è Carola Puddu. Il Fraschini firma una nuova produzione che mette al centro la necessità di ripensare un classico, portandolo nel nostro tempo senza tradirne lo spirito. 
Nel suo manifesto poetico, il coreografo parte da una domanda essenziale: “Che senso ha raccontare Lo Schiaccianoci nel 2025? Per me Lo Schiaccianoci” - approfondisce Oliverio Bifulco, coreografo – “non è soltanto una fiaba da tramandare, ma un rito di passaggio che appartiene a ciascuno di noi. Per questo, non volevo attualizzare forzatamente la fiaba né replicare modelli storici, ma riportarne al centro ciò che la rende universale. L’istante in cui l’infanzia si incrina, il momento in cui scopriamo che crescere significa accogliere la paura, il desiderio e il cambiamento. Ho scelto di partire dal reale, dalla sua apparente normalità: una festa domestica, luci vere, dinamiche familiari, un mondo riconoscibile. Dentro questa cornice ho lasciato filtrare la magia, non come artificio ma come possibilità del quotidiano di trasformarsi. Clara è la guida di questo percorso: sognatrice ma lucidissima, capace di vedere ciò che gli adulti non vedono più. Nel secondo atto, non ho voluto raccontare un viaggio esotico, ma un viaggio dell’anima: ogni danza è uno stato d’animo, una proiezione del suo immaginario, un modo per ritrovare chi ama in una forma nuova. Il mio Schiaccianoci è un dialogo tra tradizione e presente, tra virtuosismo e verità scenica. Vorrei che il pubblico ritrovasse la magia dell’infanzia, ma anche una lettura che appartiene agli adulti, fatta di ironia, autenticità e stupore. Perché crescere non significa smettere di sognare: significa imparare a farlo con occhi diversi”.
Un realismo che si incrina e diventa sogno. Il primo atto è costruito come una scena domestica viva, reale, quotidiana: una festa di Natale riconoscibile, abitata da persone autentiche, dinamiche familiari, oggetti concreti. E proprio lì, nella normalità, iniziano a insinuarsi gli indizi del meraviglioso: governanti che riordinano il salotto stando sottosopra, giocattoli che sembrano respirare, adulti assuefatti al proprio tempo che non si accorgono più di nulla. È Clara a vedere davvero, a custodire lo sguardo incantato. Quando si addormenta, la scenografia si dilata: pareti che si alzano, un albero di Natale alto 7 metri, un letto che diventa navicella di passaggio tra reale e immaginario.
Il viaggio: una geografia emotiva, non esotica. Bifulco riprende l’intuizione di Balanchine: il Divertissement non è un giro del mondo, ma un viaggio nella mente di una bambina. Le danze non imitano popoli, ma stati d’animo; le amiche diventano superdonne alla Frida Kahlo; Fritz e i suoi amici volano come cosacchi nel Trepak; le governanti si fanno misteriose visioni nella Danza Araba; lo Schiaccianoci non è un principe ideale, ma “un ragazzo reale, dolce, cavalleresco”, un compagno di crescita. Una drammaturgia del quotidiano che diventa straordinario. L’impianto coreografico evita l’eccesso di codici familiari al balletto tradizionale, preferendo una scrittura del movimento che unisce virtuosismo e verità scenica. Infatti, la danza diventa lo strumento con cui rendere visibile la trasformazione di Clara, non un virtuosismo fine a sé stesso. Il viaggio si chiude nella sua stanza, con il pupazzo. Tutto è esattamente come prima, ma niente è più come prima: Clara ha attraversato emozioni, paure, desideri. È cresciuta. E il balletto diventa così un rito di passaggio, un’affermazione di libertà e immaginazione.
Il terzo appuntamento, 30 gennaio, è con Nederlands Dans Theater (NDT 2), la frontiera del contemporaneo: virtuosismo, poesia e ricerca. Considerata una delle più importanti compagnie di danza contemporanea del mondo, il Nederlands Dans Theater rappresenta da oltre sessant’anni una delle voci più innovative della scena europea. Il nucleo della sua unicità è il NDT 2, formazione giovanile che negli anni è diventata un modello internazionale: non più “seconda compagnia”, ma laboratorio di eccellenza dove si formano gli interpreti del futuro. Il gruppo riunisce danzatori tra i 18 e i 23 anni, scelti tra le migliori accademie del mondo, caratterizzati da una tecnica vertiginosa e da una sorprendente maturità interpretativa. La critica internazionale lo definisce “un fenomeno distinto e fenomenale” (The Independent) e “non una compagnia giovanile, ma una compagnia del presente” (Theaterkrant). Per il Fraschini, NDT 2 presenta un trittico di tre autori-cardine della danza contemporanea.
Firmato dal coreografo Marco Goecke, Wir sagen uns Dunkles è una creazione dal ritmo nervoso, ipnotico, definita da un movimento scattante e metamorfico. Goecke costruisce un linguaggio di piccole contrazioni, vibrazioni, gesti rapidi e profondamente emotivi. I danzatori sembrano “respirare negli occhi”, come scrive lo stesso coreografo: un universo soffuso, pulsante, in cui Schubert, Schnittke e i Placebo convivono in un’atmosfera sospesa tra inquietudine e tenerezza. Una danza che non racconta, ma risveglia.
Il secondo quadro è di Marcos Morau, Folkå. Il direttore di La Veronal, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, esplora il rapporto fra rito, folklore e contemporaneità. Folkå è una cerimonia, una riflessione sul bisogno primordiale dell’essere umano di creare miti per comprendere la vita e la morte. Coreografie corali, geometrie visive, luci che scolpiscono il gruppo come un organismo unico: Morau porta in scena una danza “culturale”, dove ogni gesto nasce da memoria, appartenenza e perdita.
Chiude il coreografo Alexander Ekman, con FIT. Ekman, enfant prodige della scena scandinava, porta la danza verso l’ironia brillante, la provocazione e il teatro fisico. FIT è una riflessione sul corpo come macchina atletica e sociale: un gioco ritmico che esplode in un virtuosismo travolgente, sempre in bilico tra assurdo e poesia. Il pubblico si ritrova immerso in una danza che diverte, stupisce e mette in discussione la nostra idea di movimento. Nederlands Dans Theater (NDT 2) porta al Fraschini un’esperienza totale, in cui i linguaggi coreografici più influenti del nostro tempo si incontrano. È danza come ricerca, come vertigine, come orizzonte.
Il 21 febbraio è la volta di Marcos Morau con La Veronal – Sonoma. Il rituale, il sacro, il sogno: quando la danza diventa eco dell’umanità. Con Sonoma, il coreografo spagnolo Marcos Morau, figura chiave della scena internazionale, presenta una creazione che è già considerata un capolavoro del teatro-danza contemporaneo. Il titolo unisce le radici greche e latine di soma (corpo) e sonum (suono): il “corpo che suona”, il “suono del corpo”. Sul palco, nove donne danno vita a un universo rituale dove corpo, voce, tamburi e immagini poetiche si intrecciano in una liturgia laica. Morau parte dal surrealismo di Luis Buñuel e dai rituali popolari dell’Aragona (celebre la tradizione dei tamburi di Calanda), per costruire una drammaturgia che attraversa sacro e profano, femminile e collettivo, sogno e memoria.
Un’estetica visionaria. Gli elementi scenici, croci, grandi bauli, maschere, cappelli rituali, creano un paesaggio drammaturgico tra medioevo e contemporaneità. Il linguaggio del movimento è preciso, meccanico, a tratti convulso: i corpi sembrano macchine viventi che si scompongono e si ricompongono in un flusso continuo. Un canto, un grido, un atto di resistenza. Il lavoro è costruito come un crescendo emotivo: si apre con un sussurro; cresce attraverso gesti ripetitivi che diventano mantra; esplode nel suono dei tamburi, portati al collo come armi poetiche. Le interpreti “guidano il ritmo dei venti e muovono la terra con la forza dei tamburi”, scrive una delle drammaturghe coinvolte. Il risultato è un’esperienza ipnotica, quasi trance, dove lo spettatore è trascinato in una dimensione ancestrale che parla di paura, rinascita, senso di comunità. Sonoma non si guarda: si attraversa. È un’opera che colpisce per potenza visiva, raffinatezza coreografica e forza simbolica. Una delle voci più originali del teatro europeo.
Chiude la rassegna, il 18 aprile, Leïla Ka, che firma Maldonne che rappresenta il femminile che si muove, si ribella, ride e si contraddice. Leïla Ka è una delle artiste più sorprendenti della nuova generazione. Formata con Maguy Marin, vincitrice di numerosi premi internazionali, Ka porta al Fraschini Maldonne, la sua prima creazione corale per cinque danzatrici. Una danza che abita il quotidiano e lo sovverte. La scena è popolata da abiti di ogni tipo, da sposa, da sera, da festa, da tutti i giorni, che diventano estensioni dell’identità, strumenti di gioco, corazze simboliche. Le cinque interpreti danzano una femminilità complessa: fragile, euforica, ironica, sensuale, furiosa. Ka intreccia lirismo e varietà, musica classica (Shostakovich) ed elettronica, momenti comici e lampi di dramma. Il risultato è un teatro fisico intenso, che non si limita a rappresentare il femminile, ma lo incarna: come corpo sociale, come luogo di conflitti, come territorio di scoperta. Un’energia che investe il pubblico, Maldonne è un rito liberatorio: una serata tra ragazze che si fa racconto universale. Ogni danza è una confessione; ogni caduta, una ripartenza; ogni risata, una rivendicazione di vita. La coreografia mette al centro il corpo che attraversa i suoi limiti, il desiderio, la goffaggine, la grazia, la paura di crescere e la necessità di ritrovare una comunità possibile.

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La Stagione è promossa e organizzata dalla Fondazione Fraschini, soci fondatori Comune di Pavia e Fondazione Monte di Lombardia, in collaborazione con Opera Lombardia, I Solisti di Pavia, il Conservatorio Franco Vittadini, Ghislieri Musica, l’Università degli Studi di Pavia, Arnaboldi Palace.
Intesa Sanpaolo, che conferma il suo sostegno come Main Partner della Stagione 2025/2026, considera l’arte e la cultura come una risorsa strategica del Paese in grado di innescare processi di crescita anche sul piano sociale, economico e occupazionale. Inserito a pieno titolo nel proprio Piano di Impresa, l’impegno della Banca verso la cultura e l’arte è una componente significativa del programma di sostenibilità ESG di Intesa Sanpaolo.


INFORMAZIONI DI BIGLIETTERIA
Gli abbonamenti sono ancora in vendita fino al giorno della prima recita di Sior Todero Brontolon, ovvero il 14 novembre. Entro tale data il gentile pubblico avrà ancora la possibilità di acquistare il proprio abbonamento, scegliendo la formula di maggiore convenienza.
Quattro Cavalieri Card
La card, in vendita dal 1 settembre, è acquistabile al prezzo di 50 € esclusivamente presso la Biglietteria del teatro. È personale, incedibile e dà diritto alla riduzione del 25% su tutti gli spettacoli (eccetto i Musical) programmati dalla Fondazione Teatro Fraschini.

BIGLIETTERIA - ORARI DI APERTURA
dal lunedì al sabato → dalle ore 17:00 alle ore 19:00
mercoledì e sabato anche alla mattina → dalle 11:00 alle 13:00
biglietteria@teatrofraschini.org; tel. 0382/371214
biglietteria online teatrofraschini.vivaticket.it
Ultimo aggiornamento: 25/11/2025 18:45:37