PONTE DI LEGNO (Brescia) – Un concerto che, come diceva chiaramente il titolo “Meno mine più note”, rappresentava un inno alla pace è stato concluso da Ramin Bahrami con una dedica “sconveniente ma assolutamente necessaria – parole sue – a uno psicopatico biondo della Casa Bianca che dieci giorni fa voleva eliminare in una notte 13 mila anni di civiltà umana.
Per fortuna non ci è riuscito”.
Il pianista iraniano, prima di eseguire un brano di Eric Satie da Grossiennes n.1 (appunto il brano dedicato a Trump, mai citato per nome), ha aggiunto: “dopo la sua voglia di conquistare la Groenlandia, adesso vuole prendersi anche il mio Stretto di Hormutz” concludendo con “la speranza che il Signore faccia rinsavire quella mente malata”.
Dediche finali a parte – ce n'è stata una, di ben altro genere, anche per il Capo dello Stato italiano Sergio Mattarella, richiesta dal presidente dell'Associazione Pontedilegno-MirellaCultura, Andrea Bulferetti, che ha organizzato il festival “Musica a un passo dal cielo” - i brani scelti per questo Concerto che da anni chiude, la sera dopo Ferragosto, gli appuntamenti musicali della rassegna “Una montagna di cultura...la cultura in montagna”, hanno esaltato il virtuosismo di Bahrami, al quale il pubblico è particolarmente affezionato come ha dimostrato anche in questa occasione, affollando la Sala Paradiso e sommergendo il pianista di applausi convinti.
Al di là del titolo, che rifletteva in modo esplicito il pensiero del pianista iraniano sul conflitto che coinvolge il suo Paese d'origine, il programma era incentrato su alcuni pezzi dei più celebri compositori: dall'amatissimo Bach con la Partita n. 1 in si bemolle maggiore BWV 825 e poi con il ben noto Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo BWV 992 in si bemolle maggiore, a Beethoven con la Sonata n. 14 in do diesis minore al chiaro di luna, fino alle tredici Scene infantili di Robert Schumann. E poi ancora musiche di epoche più vicine a noi: l'Elegia in mi bemolle n. 1 di Sergei Rahmaninov, 6 danze popolari rumene di Bela Bartok per finire con un autore iraniano contemporaneo, Anoushiravan Rohani, meno noto ma che proprio per la sua nazionalità ben si legava a quella sferzante dedica che ha preceduto il primo dei bis richiesti dal pubblico.
Dopo Satie, Bahrami ha deliziato gli spettatori eseguendo la trascrizione di “La foule” di Edith Piaf e per poi tornare a Bach con uno dei suoi cavalli di battaglia, l'aria dalle Variazioni Goldberg. Doveva essere la “più bella delle ninne nanne” ma c'è stata un'appendice ancora bachiana, appunto l'omaggio al Presidente Mattarella con il Primo preludio dal clavicembalo ben temperato. Applausi scroscianti.
Ultimo aggiornamento:
17/08/2026 13:02