TRENTO - Promossa e sostenuta dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento, è stata inaugurata stamane la mostra
“Ognuno sapeva di dover partir! - Profughi 1915-1918”. Nell’atrio di palazzo Trentini e nelle sale Winkler dell’interrato, ripercorre l’esperienza delle popolazioni trentine costrette, durante la Prima guerra mondiale, ad abbandonare in poche ore le proprie case e a partire verso una destinazione sconosciuta. Per molti, la destinazione furono i territori dell’Austria, della Boemia e della Moravia, dove migliaia di persone vissero l’esperienza dell’esodo, dell’esilio e della vita nelle “città di legno”.

Ad accogliere la mostra è stato il presidente del Consiglio provinciale
Claudio Soini, che ha evidenziato l’importanza delle operazioni di conservazione della memoria collettiva.
“Contribuiamo volentieri – ha detto - a tenere desta e conosciuta una pagina dolorosa e importante della storia delle nostre comunità. Ringrazio tutte le realtà culturali e istituzionali che hanno concorso a questa proposta, a partire dai Comuni di Arco, Drena, Dro, Lavarone, Ledro e Braunau am Inn. Questa storia non appartiene a un solo paese, è una memoria che ci unisce e ci definisce assieme. Martedì saremo a Bruxelles per aprire una mostra su De Gasperi; ebbene, noi portiamo De Gasperi a Bruxelles anche grazie a questa storia e alle prove che le nostre comunità hanno affrontato e con forza superato. Sottoscriviamo poi oggi (ed è seguita la firma, n.d.r.) un accordo con la Pro Loco di Dro, che permetterà utilmente di far viaggiare questa mostra sul territorio, raggiungendo altre comunità e altri luoghi”.
La storia dei profughi trentini del 1915-1918 – hanno spiegato il coordinatore,
Sebastiano Matteotti, l’autore della ricerca storica e autore dei testi, il presidente dell’associazione Il Sommolago
Romano Turrini, e il direttore del Museo storico del Trentino
Giuseppe Ferrandi, supervisore dell’esposizione a palazzo Trentini - è stata oggetto, nel corso degli anni, di studi, pubblicazioni e mostre. Questa esposizione (operazione virtuosamente cresciuta dal basso, ha notato proprio Ferrandi) si inserisce in quel percorso di conoscenza e di memoria, proponendo uno sguardo attento soprattutto alla dimensione umana dell’esodo: la partenza improvvisa, l’abbandono della propria casa e dei propri beni (ed ecco in mostra anche bauli originali dell’esodo), l’incertezza del viaggio e l’arrivo in luoghi sconosciuti.

Attraverso fotografie, documenti e testimonianze, la mostra racconta la vita nei campi profughi e nei paesi dell’Impero asburgico, le difficoltà quotidiane, la fame e le malattie, ma anche la capacità di adattamento, la solidarietà e la tenacia con cui uomini, donne, bambini e anziani affrontarono una condizione che non avevano scelto.
Al centro del percorso ci sono i volti delle persone. Nelle fotografie – ha detto Turrini, che è anche responsabile Caritas ad Arco - non incontriamo immagini di serenità: gli sguardi raccontano la sofferenza, la nostalgia, l’incertezza e il desiderio di tornare a casa.
Sono volti che, a distanza di oltre un secolo, conservano una forza particolare e ci permettono di avvicinarci all’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra e dello sradicamento. Ricordare non significa soltanto guardare al passato. I volti dei profughi trentini di allora rimandano inevitabilmente ai volti di chi, ancora oggi, come in Palestina, è costretto a lasciare la propria casa a causa della guerra e della violenza. Cambiano i luoghi, le epoche e le circostanze, ma rimangono esperienze umane profonde: la perdita, la paura, la separazione, la nostalgia e la speranza di poter tornare.
La mostra propone un elemento nuovo rispetto alle esposizioni e pubblicazioni realizzate fino a oggi: accanto alla ricostruzione storica dell’esodo, viene dato spazio al patrimonio di iniziative che, ancora oggi, contribuisce a mantenere viva questa memoria. Le schede raccolte nella sezione dedicata ai Progetti e iniziative per la memoria presentano esperienze promosse dalle associazioni di volontariato del territorio, spesso in collaborazione tra loro e con i Comuni.
Incontri, testimonianze, mostre, spettacoli, pubblicazioni, attività didattiche e visite ai luoghi della memoria raccontano un percorso fatto di partecipazione e collaborazione.
In questo senso, la mostra non vuole essere un punto conclusivo.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Pro Loco Sant’Antonio Dro APS, l’Associazione culturale Il Sommolago di Arco e l’Associazione culturale Amici della Boemia e della Moravia di Ledro: una collaborazione che ha permesso di mettere in relazione ricerca storica, memoria locale, attività culturali e impegno delle comunità.
Al progetto hanno dato il patrocinio la Fondazione Museo Storico del Trentino, la Federazione Trentina Pro Loco, l’Unione Nazionale Pro Loco, la Fondazione Pro Loco e FederReti, insieme ai Comuni già citati.
Un ruolo importante è stato svolto anche dal territorio e dalle sue comunità, con il coinvolgimento dell’Istituto Comprensivo Valle di Ledro e delle associazioni: Sulle orme dei profughi di Mattarello, Idee in Movimento di Tiarno di Sotto, Pro Loco di Mezzolago, Pro Loco Vallarsa e Filo d’erba di Mori, oltre ai Comuni di Vermiglio e Caldonazzo.
Questa pluralità di soggetti e competenze rispecchia il significato stesso dell’iniziativa: la memoria non è qualcosa di immobile, ma un patrimonio che si costruisce insieme, attraverso la ricerca, la testimonianza, la partecipazione e la condivisione.
Il coordinamento è stato curato da Sebastiano Matteotti – Dro, Maria Pace e Marco Penner – Lavarone, Patrizia Bertolini – Ledro. La traduzione dei testi in lingua inglese è di Sofia Mauri – Federazione Trentina Pro Loco, mentre la cartografia è stata realizzata da Maurizio Francescon.
All’inaugurazione – animata anche da un breve allestimento scenico e da un reading - ha preso la parola anche Monica Viola, presidente delle Pro Loco trentine e vicepresidente della Fondazione Pro Loco Italia, elogiando il modo in cui la Pro Loco di Dro ha intessuto la rete di relazioni che ha resto possibile questa esposizione.
Erano presenti tutte le amministrazioni comunali coinvolte e i consiglieri provinciali Mariachiara Franzoia, Vanessa Masè, Eleonora Angeli, Walter Kaswalder e Michele Malfer.