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Valle Camonica e Garda: capitali della cultura o capitale dei territori?

Le candidature verso 2029; l'intervento di Dario Balotta: "Servono progetti, non solo slogan"

BRENO (Brescia) - Dopo Brescia-Bergamo 2023, la provincia di Brescia torna in campo per la Capitale italiana della Cultura 2029. Ma questa volta raddoppia: da una parte il Garda, promosso da Bardolino e dalle tre sponde del lago, con tutti i Comuni della riva bresciana; dall’altra la Valle Camonica.

"Nulla da dire sul valore culturale di entrambi - sostiene Dario Balotta, esponente di soicco della sinistra bresciana e co.portavoce di Europa Verde - . Il problema è che idea abbiamo oggi della provincia di Brescia? Nel 2023 Brescia e Bergamo dimostrarono che la cultura poteva superare i confini amministrativi e costruire un progetto comune. Oggi il Garda proclama «tre sponde, un’unica identità culturale», mentre la Valle Camonica si presenta come una comunità di 40 Comuni, con una propria visione di sviluppo".

"Per la Valle Camonica, la valorizzazione dell’identità si intreccia con le rivendicazioni di maggiore autonomia, fino alla prospettiva della provincia autonoma - prosegue Balotta -, mentre il Garda costruisce un’identità che supera i confini provinciali e regionali.
La cultura non deve diventare lo strumento per rivendicare angusti spazi di autonomia".

"Ci sarebbero questioni meno celebrative da affrontare - aggiunge Balotta -: lo spopolamento delle valli, la crisi dell’agricoltura di montagna, la pressione sulle risorse idriche, le urbanizzazioni anche dove la popolazione diminuisce e la crisi climatica, ancora troppo poco riconosciuta e combattuta. In montagna il turismo mette a rischio gli habitat più fragili; sul Garda, l’overtourism produce impatti ambientali ed economici sulle comunità rivierasche".

"Oltre che raccontare le radici, organizzare eventi e stampare nuovi loghi,la cultura dovrebbe guardare al futuro, trasformando i problemi in progetti sostenibili e concreti - continua il co-portavoce di Europa Verde -. Celebrare il paesaggio è bello, ma sarebbe ancora meglio non distruggerlo mentre lo si celebra".

"Nel 2023 -
conclude Dario Balotta - abbiamo festeggiato la collaborazione territoriale, oggi si punta sulle singole identità anziché su una visione condivisa: se la cultura è un ottimo biglietto da visita dovrebbe anche migliorare la vita di chi abita questi territori".
Ultimo aggiornamento: 23/10/2026 00:21

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