MILANO – Si è tenuto questa mattina a Palazzo Pirelli il convegno “Riparazione oltre la pena: la giustizia dell'incontro. Giustizia riparativa e politiche dell'esecuzione penale alla luce della Riforma Cartabia”. Un importante momento di riflessione e confronto tra esperti del settore, avvocati, mediatori e rappresentanti delle istituzioni sulle opportunità e sulle sfide aperte dal nuovo quadro normativo per trasformare il tempo della detenzione in un percorso di consapevolezza e riconciliazione sociale.
“Dal contatto diretto con il mondo carcerario e dai colloqui con i detenuti ho compreso che, oltre alla privazione della libertà, la sofferenza più grande è rappresentata dall'inedia e dal tempo vuoto trascorso dietro le sbarre — ha dichiarato in apertura dei lavori Gianalberico Devecchi, Difensore regionale della Lombardia —. Per questo mi sono adoperato per offrire concrete opportunità di lavoro, dando un senso a questo tempo. L'accesso ai programmi di giustizia riparativa conferisce alla detenzione una duplice e fondamentale finalità: dare valore a questo periodo e favorire una reale riconciliazione sociale. Questo convegno costituisce un'occasione preziosa di confronto con i migliori esperti del settore”.
La giustizia riparativa pone al centro della propria azione il ricomponimento della frattura generata dal reato, senza dimenticare la centralità e i bisogni delle persone coinvolte.
“Guardare soltanto al reato rischia di farci perdere di vista le persone, così come guardare solo alla riparazione rischia di farci dimenticare la loro libertà — ha affermato Riccardo Bettiga, Garante regionale per la tutela delle vittime di reato —. Al centro c'è la domanda: Di che cosa ha bisogno questa persona? La vittima deve poter trovare ascolto e riconoscimento, senza l'obbligo di perdonare, ricevendo sostegno anche se sceglie di dire no al percorso. In questa direzione risponde la misura di Regione Lombardia, “Informazione e assistenza alle vittime”, che stanzia oltre 223mila euro per potenziare i servizi di assistenza.
Chi colpisce la libertà di un individuo ferisce la comunità intera: restituire dignità e libertà alla vittima significa restituirla a tutti”.
Per il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani “la giustizia non può rinunciare alla responsabilità, alla pena e al rispetto delle regole, principi fondamentali e inderogabili, ma deve anche saper guardare alle persone, alle vittime e sulle conseguenze dei reati, offrendo, quando possibile, la possibilità di ricostruire relazioni spezzate. È questo il senso della giustizia riparativa: non cancellare le responsabilità né sostituire la pena, ma affiancare alla risposta sanzionatoria un percorso di consapevolezza e cambiamento”. “La Riforma Cartabia – prosegue il Presidente Romani - ha riconosciuto il valore di questo approccio, ma oggi la sfida è trasformare i principi in opportunità concrete, accessibili alle persone. Come istituzioni, abbiamo il dovere di sostenere questi percorsi, senza mai dimenticare i diritti delle vittime e la sicurezza dei cittadini. Una comunità è più forte quando sa coniugare il rispetto delle regole con la dignità delle persone, la responsabilità con la possibilità di ricominciare”.
In videocollegamento è intervenuta Alessia Villa, Presidente della Commissione speciale “Tutela dei diritti delle persone private della libertà personale e condizioni di vita e di lavoro negli istituti penitenziari”, che ha evidenziato il lavoro svolto dalle Commissioni consiliari: “Stiamo lavorando in Commissione alla stesura di un protocollo generale sulla formazione e sul reinserimento lavorativo, per arrivare a breve a una Risoluzione in Aula. Dobbiamo riempire di senso il tempo della detenzione, investendo nella formazione come principale strumento di riscatto per chi ha sbagliato, prevenendo il rischio della rassegnazione. La giustizia riparativa rappresenta quel ponte fondamentale per colmare la frattura tra il carcere e il mondo esterno, adempiendo al compito istituzionale di restituire persone migliori alla società”.
Durante i saluti istituzionali sono intervenuti la Provveditrice dell’Amministrazione Penitenziaria per la Lombardia Maria Milano Franco D'Aragona e, attraverso un video messaggio, l’Assessore regionale alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini.
Tra i relatori che hanno contribuito ai lavori della mattinata si sono susseguiti il professor Adolfo Ceretti (Università degli Studi di Milano-Bicocca), che ha introdotto il tema della giustizia riparativa; gli avvocati Corrado Limentani e Valentina Alberta (Ordine degli Avvocati e Camera Penale), che hanno approfondito il ruolo dell'avvocato, le prime sentenze della Corte di Cassazione e l'esperienza milanese dello schema operativo e Lorenzo Sciacca, mediatore penale, con una testimonianza sull'esperienza pratica nella giustizia riparativa.
I lavori sono stati moderati da Riccardo Caccia, Dirigente dell'Ufficio Supporto giuridico agli Organi di tutela.