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Valichi montani e caccia: il Tar ha respinto il ricorso della L.A.C

Le reazioni dei consiglieri regionali Barbara Mazzali e Carlo Bravo

MILANO - Valichi montani e caccia, il Tribunale amministrativo regionale (TAR) ha respinto il ricorso promosso dalla L.A.C., Lega per l’Abolizione della Caccia, contro le delibere regionali relative all’attività venatoria nei valichi montani, riconoscendo la correttezza dell’azione amministrativa di Regione Lombardia nel quadro della nuova Legge nazionale n. 131/2025”.

I giudici amministrativi hanno evidenziato come le scelte regionali siano coerenti con il nuovo quadro normativo nazionale, superando i tentativi di applicare vincoli ormai non più attuali.

La questione riguarda le delibere approvate lo scorso settembre dalla Giunta e dal Consiglio Regionale, che ha individuato 23 valichi montani soggetti a specifica disciplina venatoria, recependo le novità introdotte dalla Legge nazionale sulla Montagna. Il provvedimento ha ristabilito un quadro certo dopo che una precedente sentenza aveva esteso il divieto di caccia a 475 valichi lombardi, per un totale di oltre 90mila ettari.

Accogliamo con soddisfazione questa sentenza - dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi - che conferma la solidità del lavoro svolto e la correttezza del percorso intrapreso. Voglio ringraziare le strutture regionali per la professionalità dimostrata, perché quando si lavora sulla base di studi rigorosi si opera nell’interesse generale. Regione Lombardia continuerà a mantenere un approccio fondato sulla scientificità e sulla correttezza delle valutazioni, garantendo al tempo stesso il rispetto delle norme e una gestione equilibrata del territorio”.

"La sentenza numero 02175/2026 del Tar Lombardia rappresenta una vittoria importante per il mondo venatorio lombardo e per il principio di legalità. Il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso promosso dalla L.A.C., Lega per l’Abolizione della Caccia, contro le delibere regionali relative all’attività venatoria nei valichi montani, riconoscendo la correttezza dell’azione amministrativa di Regione Lombardia nel quadro della nuova Legge nazionale n. 131/2025”, lo dichiara Barbara Mazzali, consigliere regionale della Lombardia, commentando la decisione del TAR.

“Ancora una volta - prosegue Mazzali - assistiamo al tentativo di trasformare la caccia in un terreno di scontro ideologico permanente. La L.A.C. chiedeva di bloccare l’attività venatoria su un numero enorme di siti, pretendendo di imporre divieti generalizzati e assoluti attraverso una fantasiosa richiesta di giudizio di ottemperanza. Ma il diritto non si piega alla propaganda: gli atti regionali hanno retto davanti al giudice amministrativo e questo conferma che Regione Lombardia si è mossa nel solco della legge, dell’equilibrio e del buon senso”.

Secondo Mazzali, la vicenda pone anche un tema politico e istituzionale più ampio: “Non è più accettabile che associazioni contrarie alla caccia possano promuovere ricorsi a raffica contro enti pubblici e associazioni venatorie, salvo poi non pagare mai davvero il costo delle proprie iniziative giudiziarie.
Anche quando i ricorsi vengono respinti, le spese vengono spesso compensate e il risultato è che a sostenere il peso di queste battaglie sono la collettività, le istituzioni e il mondo venatorio. Questo meccanismo va denunciato con chiarezza”.

“Chi utilizza sistematicamente le aule di giustizia per portare avanti una battaglia ideologica - sottolinea - dovrebbe assumersi fino in fondo la responsabilità economica delle proprie azioni, soprattutto quando queste si rivelano infondate. Non può esserci una sorta di impunità processuale permanente, dove qualcuno ricorre, blocca, rallenta, crea incertezza e poi non risponde mai dei danni e dei costi prodotti”.

Mazzali ringrazia infine le associazioni venatorie lombarde “per il lavoro costante, serio e determinato con cui difendono una pratica legittima, regolata e profondamente radicata nella storia dei nostri territori”.

“Il mondo venatorio - conclude - non chiede privilegi, ma rispetto. Rispetto per la legge, per le tradizioni, per chi vive la montagna e i territori, per chi conosce l’ambiente e contribuisce ogni giorno alla sua cura. La sentenza del TAR Lombardia è un segnale chiaro: la caccia regolata non si cancella con l’ideologia. E Regione Lombardia continuerà a difendere con serietà un equilibrio fondato su diritto, responsabilità e buon senso”.

La linea di fermezza e coerenza normativa adottata da Regione Lombardia sui valichi montani ha superato lo scoglio del tribunale amministrativo. Il TAR della Lombardia ha infatti respinto il ricorso per ottemperanza presentato dalla L.A.C. (Lega per l'Abolizione della Caccia), che puntava ad annullare i provvedimenti regionali per ripristinare il divieto di caccia su 475 valichi montani. La sentenza, pubblicata oggi, riconosce la piena efficacia delle delibere di Giunta e Consiglio che hanno recepito la nuova legge nazionale, riportando a 23 il numero dei valichi soggetti a restrizioni.

I giudici hanno chiarito che la nuova normativa statale ha radicalmente mutato il quadro giuridico, rendendo inapplicabili le vecchie pretese dei movimenti ambientalisti basate su sentenze ormai superate. “Questa decisione conferma la correttezza del percorso che il Consiglio regionale e che la Giunta hanno intrapreso con determinazione negli scorsi mesi. È un risultato importante per i cacciatori lombardi.” dichiara Carlo Bravo, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura.

“Avevamo promesso ai cacciatori lombardi di superare una situazione di caos interpretativo e i fatti ci stanno dando ragione. Anche se la vicenda non è ancora definitivamente conclusa, questa sentenza è un importante passo avanti nella direzione di garantire equilibrio e certezza allo svolgimento della caccia in Lombardia”.

Il consigliere sottolinea come la sentenza metta fine ai tentativi di bloccare l'attività venatoria attraverso interpretazioni forzate delle norme: “Proseguiamo il nostro lavoro per tutelare le tradizioni del nostro territorio e il diritto dei cacciatori a esercitare la propria passione all'interno di un quadro di regole chiare. Gli attacchi ideologici delle minoranze e delle associazioni ambientaliste si scontrano ancora una volta con la realtà dei fatti e delle sentenze”.
Ultimo aggiornamento: 05/05/2026 16:16:36

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