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Mercato del lavoro in Trentino, 29esimo ‘Rapporto sull’occupazione’: tutti i dati

giovedì, 4 dicembre 2014

Trento – Dopo l’Annus Horribilis 2013, nei primi nove mesi del 2014 il mercato del lavoro in Trentino evidenzia i primi segnali di speranza: l’occupazione cresce del 2% e la disoccupazione si è mantiene stabile con un tasso dello 6,6%.

La conferma arriva dal 29esimo Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento e relativo al 2014, presentato stamani da Agenzia del lavoro presso il Muse di Trento. “Il Rapporto – ha esordito il presidente di Agenzia del lavoro, professor Michele Colasanto – è l’occasione per fare il punto della situazione ma soprattutto per individuare nuove direttrici delle politiche del lavoro. La situazione del Trentino è migliore del resto d’Italia e si avvicina agli standard europei. Gli obiettivi verso cui dobbiamo lavorare sono il compimento del modello di flexsecurity, realizzato dalla Provincia a seguito della crisi, con l’attuazione della delega degli ammortizzatori sociali e di interventi a favore dei lavoratori in grado di sviluppare sinergie con le politiche industriali. Questo comporta un rischio, ovvero di perdere in universalismo degli interventi, che va compensato con una maggiore attenzione verso le fasce più deboli”.

Il 29° Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento fornisce degli elementi di speranza per il futuro: nei primi nove mesi del 2014 la disoccupazione rallenta fino ad attestarsi ad un tasso del 6,6%, con le forze di lavoro e le assunzioni in crescita rispetto allo stesso periodo del 2013. L’altro dato fortemente positivo riguarda le politiche del lavoro realizzate nel 2013 e 2014 in Trentino che hanno permesso ai disoccupati di essere sistematicamente presi in carico dai Centri per l’impiego e seguiti con una molteplicità di interventi. Nessuno è stato dimenticato o lasciato a se stesso.

La situazione occupazionale – per usare le parole del presidente di Agenzia del Lavoro, professor Michele Colasanto – è di ‘tenuta’, nel senso che il tasso di disoccupazione totale si attesta sui livelli dello scorso anno, con segnali interessanti quali una diminuzione seppure lieve nell’ultimo trimestre: “Il problema è che la crisi economica occupazionale è una crisi da domanda, ovvero investe la capacità del sistema produttivo di creare nuovi posti di lavoro. Di conseguenza, gli interventi sull’offerta (cioè i lavoratori) devono riguardare sì la loro occupabilità ma gli stessi interventi devono garantire maggior intreccio con le politiche industriali, rivolte alle imprese”. Via libera quindi ad una maggiore selettività del sistema contributi alle imprese e l’adozione di servizi in grado di concorrere a sostenere le situazioni aziendali incrisi (modello Whirlpool). La via all’occupazione passa in Trentino anche attraverso i contratti di rete e l’appoggio sempre più convinto ad una contrattazione aziendale che punti a far crescere la produttività e la creazione di nuove imprese.

Non mancano le criticità ma almeno indirizzi e strumenti sono chiari. “Desta preoccupazione – avverte Colasanto – il divario con la disoccupazione giovanile, ancora alta, ma sui cui Agenzia del Lavoro e Provincia autonoma di Trento si stanno muovendo in modo sempre più organico, così come mostrano gli interventi di Garanzia giovani”.

L’obiettivo è di creare nuove opportunità per i giovani con nuovi interventi sul lavoro più integrati con altre politiche quale l’istruzione (“Straordinariamente importante”, sottolinea Colasanto), e quelle a favore del sistema imprese“. Come ricordato, in Trentino ha preso il via la Garanzia giovani: l’intervento richiederà dal 2014 l 2016 alla Provincia autonoma di Trento un investimento superiore ai 10 milioni di euro (di cui 8 finanziati da fondi europei) e interesserà ben 3 mila giovani. “Questo tipo di interventi provinciali – come spiega la dirigente di Agenzia del lavoro, Antonella Chiusole – sono fortemente innovativi e si aggiungono a quelli già attuati sul territorio. Fino ad oggi, Garanzia giovani ha coinvolto 160 giovani su quattro linee di azione: tirocinio, formazione specialistica con tirocinio, apprendistato per la qualifica e diploma professionale, oltre al servizio civile”.

L’altro dato di attenzione riguarda l’occupazione femminile: il differenziale occupazionale tra uomini de donna rimane ancora troppo elevato in Trentino. “Se le donne – fa di conto Antonella Chiusole – lavorassero con il tasso di occupazione degli uomini, ad oggi avremo 27 mila donne in più occupate”. Gli interventi portati avanti dalla Provincia ed Agenzia sono rivolti principalmente al superamento della segregazione scolastica, che riduce le opportunità professionali, e della difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Su quest’ultimo aspetto abbiamo avviato interventi che sostengano le imprese nell’introduzione di modelli organizzativi coerenti, quali ad esempio la flessibilità degli orari di lavoro e i servizi di welfare aziendale”.

Altra tema affrontato nel corso della presentazione del Rapporto riguarda il reddito di attivazione. La Provincia di Trento, unica in Italia, ha introdotto lo strumento di sostegno ai lavoratori disoccupati che prolunga le indennità statali. “Siamo già partiti e i primi assegno sono stati pagati – ricorda sempre Chiusole – La misura interviene in una prima fase a favore degli over 54 e dei precari (mini aspi) e da gennaio 2015 si estenderà agli Under 50. I requisiti riguardano la residenza in Trentino e il rispetto del patto di servizio”. Complessivamente, la Provincia ha stanziato 28 milioni di euro fino al 2016 che andranno a beneficio di circa 36 mila lavoratori.

Veniamo ora nel dettaglio delle cifre del 29° Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento.

2014 (Gennaio – Settembre)

Le indicazioni delle fonti statistiche e amministrative, relativamente ai primi nove mesi del 2014, appaiono piuttosto confortanti: l’occupazione cresce in tutti i settori, costruzioni comprese, con un tasso di occupazione che sale di otto decimi di punto e si porta al 66,1%, a fronte di un tasso di disoccupazione del 6,6%. Nel contempo la domanda di lavoro delle imprese sale del +4,2%, con 3.800 assunzioni in più rispetto ai primi nove mesi del 2013. In calo di quasi 2 mila persone invece sono gli iscritti ai Centri per l’impiego (-9,6%) rispetto allo stesso periodo della scorso anno.

Occupazione: +2%
I dati della rilevazione ISTAT sulle forze di lavoro indicano, a livello complessivo, una crescita di soggetti attivi (forze di lavoro) di 5.300 unità, dei quali la grande maggioranza è rappresentata da occupati (+4.700 unità, pari al +2,0%). L’aumento di occupazione ha interessato tutti i settori, con l’agricoltura che segna un +12,2%, seguita dal secondario (+5,6%) e quindi dal terziario, praticamente stabile (+0,3%). Il risultato del secondario è sostenuto ancora dal manifatturiero (+7,1%), mentre le costruzioni – comunque in recupero – fanno segnare un incremento meno importante (+1,6%). La dinamica degli occupati fa salire il tasso di occupazione di 0,8 punti percentuali, portandolo al valore del 66,1%. La performance femminile risulta lievemente superiore a quella maschile (+0,8 punti contro +0,7), ma di fatto si conferma il divario già esistente, con il tasso di occupazione femminile al 58,2%, contro il 73,9% degli uomini.

Tasso di Disoccupazione stabile: 6,6%
Cresce anche il numero di persone in cerca di occupazione (+500 soggetti), ma ciò non altera il peso di questa componente sul complesso delle forze di lavoro: il tasso di disoccupazione rimane invariato sul livello del 6,6%. Anche in questo caso la componente femminile ottiene un risultato più incoraggiante in quanto vede flettere (modestamente) il tasso di disoccupazione di 0,2 punti, a fronte di un pari incremento segnato dagli uomini (+0,2 punti).
Assunzioni: terziario in difficoltà e secondario stabile

Nei primi nove mesi, anche le assunzioni fanno segnare un discreto incremento (+4,2%), sebbene il risultato dipenda essenzialmente dall’anticipato inizio della raccolta in agricoltura, che ha fatto cadere la maggior parte degli avviamenti del settore nel terzo trimestre anziché nel quarto, come era accaduto nel 2013. Gli avviamenti nel settore primario risultano cresciuti di quasi 6.000 unità rispetto allo stesso periodo di un anno prima, per un incremento del 38,0%. Al netto di questo settore il bilancio appare negativo (-2,9%) a causa dell’ulteriore flessione fatta segnare dal terziario nel cui ambito le assunzioni scendono del 3,7%. Il secondario, da parte sua, appare stabile (+0,1%) a motivo del contrapposto andamento del manifatturiero (+7,2%) e delle costruzioni (compreso l’estrattivo fanno segnare un’ulteriore flessione del 9,3%).

Questa prima parte dell’anno appare più favorevole agli uomini con complessivi 4.550 avviamenti in più rispetto all’anno precedente (+10,6%) contro le 750 assunzioni in meno di donne, che vedono scendere le opportunità di lavoro dell’1,6%.
Iscrizioni ai Centri per l’impiego
Nel 2014 sono positivi i dati sulle nuove iscrizioni di disoccupati che, dopo anni di crescita, nei primi nove mesi dell’anno evidenziano un’inversione di tendenza. Da gennaio a settembre i nuovi ingressi sono stati 18.439, cioè 1.963 in meno (-9,6%) rispetto a quelli dello stesso periodo del 2013. Di conseguenza anche il dato di stock degli iscritti registra una flessione: alla data del 30 settembre 2014 i soggetti presenti nelle liste sono 42.321, 863 unità in meno rispetto a dodici mesi prima, pari a una variazione del -2,0%.

Ammortizzatori sociali
L’utilizzo delle due principali forme di sostegno al reddito previste per i lavoratori nei casi di crisi aziendale (cassa integrazione e iscrizione in lista di mobilità) riportano invece andamenti differenti: il ricorso alla Cig è in calo del 20,3%, mentre i licenziamenti che danno luogo all’iscrizione in mobilità (ci si riferisce alla sola lista 223/91) continuano, seppur lentamente, a crescere attestando le presenze a settembre 2014 al livello di 1.600 iscritti, con un incremento di circa il 10% rispetto al dato di un anno prima. Per quanto rileva la dinamica di utilizzo della cassa integrazione, si conferma il ruolo ormai secondario dell’intervento ordinario rispetto alla Cigs, il cui peso sale dal 73,7% di tutte le ore autorizzate nei primi nove mesi del 2013 al 74,8% dello stesso periodo 2014.

Anno 2013

L’immagine del mercato del lavoro trentino nel 2013 rispecchia sostanzialmente quella che ha caratterizzato gli ultimi anni dall’inizio della crisi, senza mostrare elementi specifici di discontinuità.
In un quadro economico che continua a manifestare un calo dei consumi e degli investimenti, il PIL si mantiene negativo e ciò induce ripercussioni dirette sul mercato del lavoro, con la domanda espressa dalle imprese che non riesce a coprire la crescente partecipazione della forza lavoro. Il differenziale tra l’offerta e la (scarsa) domanda di lavoro alimenta, anche nel corso del 2013, il fenomeno della disoccupazione, che si conferma come l’elemento più critico di questi ultimi anni.

Tasso di disoccupazione (6,6%) e Occupazione stabile
Sebbene questo fattore non assuma il peso che riveste sull’intero territorio nazionale, il 2013 si archivia anche in Trentino con la crescita di un ulteriore mezzo punto percentuale del tasso di disoccupazione, che porta il suo valore al 6,6%. Appare più rassicurante l’andamento dell’occupazione che, con 1.700 occupati in più, in corso d’anno fa segnare un modestissimo incremento pari allo 0,7%. Il tasso di occupazione si mantiene stabile, passando dal 65,5% del 2012 al 65,6% del 2013.

Categorie più colpite
I soggetti che risentono maggiormente del protrarsi della crisi economica sono i giovani e le donne. I primi, nella fascia tra i 15 e 24 anni, manifestano ormai un tasso di disoccupazione del 23,5%, in crescita di tre punti percentuali rispetto a un anno prima. I dati sulle assunzioni provenienti dai Centri per l’Impiego confermano – sempre in questa fascia d’età – la perdita di 2.300 opportunità lavorative (-8,4%) rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. Se si considera invece l’intera fascia dei giovani tra i 15-34 anni di età, il tasso di disoccupazione si attesta al 12,3%, in crescita di due punti percentuali su base annua, mentre gli avviamenti persi sono quasi 4.500, il 6,8% in meno rispetto al 2012.

Per le donne cresce il differenziale che già le vedeva sfavorite rispetto ai maschi in termini di disoccupazione, con un tasso che nel 2013 è cresciuto di 1,2 punti percentuali, portandosi all’8,0%, contro il 5,4% degli uomini. Sul fronte degli avviamenti, se il livello complessivo delle assunzioni ha subito una flessione del 4,5% rispetto al 2012, per la componente femminile ha raggiunto il -7,0% (contro il -1,5% degli uomini).

Iscrizioni centri per l’impiego 2013
Anche le nuove iscrizioni di disoccupati presso i Centri per l’Impiego confermano uno sbilanciamento nei confronti delle donne, che in un anno contano 15.649 nuove iscritte (+12,3%) a fronte degli 11.674 maschi (+8,7%). Complessivamente il flusso degli ingressi in stato di disoccupazione ha fatto registrare 27.323 nuove entrate, che rappresentano il 10,8% in più di quelle del 2012.
Gli equivalenti flussi in uscita si attestano a quota 17.821 (438 unità e 2,4% in meno rispetto al 2012), di cui 12.183 pari al 68% del totale per avviamento lavorativo.

I comparti economici
La dinamica negativa delle assunzioni ha coinvolto il terziario, che ha registrato il 7,8% in meno di opportunità lavorative rispetto al 2012, e il secondario, con le assunzioni in flessione dell’1,2%. L’agricoltura risente molto poco della congiuntura e nel 2013 ha aumentato dell’8,8% il livello di assunzioni.

Funzionano gli ammortizzatori sociali
La mancata ripresa delle attività economiche ha determinato un ricorso ancora elevato agli ammortizzatori sociali. Le ore di cassa integrazione autorizzate nel 2013 per il ramo industria sono state 2.461.954 che corrispondono alla teorica sospensione a zero ore di circa 1.250 lavoratori a tempo pieno. Anche i dati sui licenziamenti che danno luogo all’iscrizione nelle liste di mobilità (attualmente solo nella lista 223/91) confermano che i 1.498 iscritti registrati a fine 2013 rappresentano un incremento del 12,6% rispetto alle presenze di un anno prima.


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