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Margherita de Cles dopo quattro mesi rientra dallo Zimbabwe: “Esperienza stupenda”

domenica, 21 giugno 2020

Cles – La forzata permanenza di Margherita de Cles in Zimbabwe sta terminando, dopo quattro mesi farà rientro in Italia e nei prossimi giorni sarà nella sua Cles (Trento).

Margherita de Cles 2Margherita de Cles racconta gli ultimi giorni in Zimbabwe e ricorda i bellissimi momenti vissuti al fianco della popolazione

Come ogni bella favola c’è sempre un lieto fine… e non serve avere trovato un principe azzurro…

Quattro mesi fuori di casa, un viaggio in tanti viaggi, racconti e voci di tanti volti e culture, un melting pot di genti pur quanto diverse ma così vicine tra loro, the zimbabweans.

UN GIARDINO TERRESTE - Ho scoperto così per caso, lo Zimbabwe, un giardino terrestre paradisiaco, dove flora e fauna sono indivisibili l’uno dall’altro, e in quei tramonti così brevi ma così intensi in cui la luce è talmente particolare e calda, da rimane impressa nella mente di chi lo guarda, mi sono persa nei pensieri e nei sensi.

Margherita de ClesCome dimenticare le scampagnate sulle vette di Domboshawa sorseggiando caffè italiano e respirando aria di libertà, o le passeggiate casual indossando un abito e le scarpe meno indicate, circondata dalla bellezza delle giraffe di Leopard Rock o da sorprendenti trii di zebre coordinate e che rispettano la social distance o un cucciolo di impala perduto che cerca la sua mamma.

Un lunch in un game park privato osservando la meraviglia della natura e sorseggiando bollicine con donne mai conosciute prima e presentate dall’amica italiana Mirella, vera ambasciatrice italiana in Zimbabwe. Bianchi ebrei, bianchi cristiani, indiani, neri, non c’è diversità di status e di età, storie di vita da raccontare che emozionano come dei film e in cui dentro c’è tanta umanità e tanta accettazione per i disagi che questo paese presenta ogni giorno.

GLI INCONTRI - Artisti di strada, scultori, musicisti e dj, maestri dell’argento, come dimenticare l’incontro con il Maestro Patrick Mavros… Davanti a una tazza di té raccontarsi la propria visione di bellezza e scoprire che seppur di generazioni e background tanto diversi la visione è la stessa, anche lui come me è partito dal Giappone con il suntuoso e sobrio kimono. Incontri magici, scambi sottili, reicontri e nuovi traguardi…

Entrare nel suo studio e vedere gli artigiani all’opera che danno vita a veri e propri safari in miniatura. Passare a 7 anni da disegnare uccelli visti da un albero ad avere creato un vero impero, vivendo in una casa museo dove gli oggetti raccontano ogni particolare della storia rhodesiana e dove anche le poltrone parlano di safari….

L’arte fa dimenticare certe situazioni economiche che metterebbero in difficoltà qualsiasi bravo imprenditore italiano o europeo. Cambio della valuta, mancanza di moneta, una corsa continua alla sopravvivenza a sperare di non perdere tutto per nuove leggi che vengono imposte da un governo che ama ballare a modo suo, solo e al ritmo che desidera senza tenere conto di non essere realmente solo.

E nella follia delle contingenze che questo paese presenta, la natura in un solenne silenzio fiorisce elegantemente dando tocchi di colore nelle strade di Harare con i fiammanti flames tree o i delicatissimi jacaranda tree. Una natura che non subisce i limiti dell’uomo ma che può sfamare un mondo intero grazie alla ricchezza dei terreni e un clima mite.. Bittersweet, croce e delizia, tanti compromessi per vivere in un paradiso dove le persone stesse sono attori principali e ottimi padroni di casa, premurosi e disponibili, i veri promotori e sostenitori della loro terra e cultura. Ah vecchia Rhodesia, se tornassi ai tuoi tempi d’oro, se tornassi ad essere il Paese che eri…

Margherita de Cles 1L’EMERGENZA - Il coronavirus sembra per me un ricordo lontano… L’Italia sembra tornare alla normalità mentre qui i casi aumentano e mentre il Sud Africa tiene le porte del mio destino ancora chiuse, in Zimbabwe arriva il freddo e io mi preparo mentalmente a ripartire… Ethiopian airlines è tornata a volare…

Il mal d’Africa… ci vorranno giorni o forse mesi per vedere di riabituarmi al primo mondo…

Forse non mi ci riabituerò mai o forse il mio unico modo di vivere forse è questo… lo chiamano terzo mondo, ma se non fosse per chi ci specula sarebbe Mondo 0, un luogo dove si potrebbe vivere senza importare niente perchè la natura lo permette e la stessa forza lavoro, volenterosa, istruita e diligente.
L’imprinting inglese ha segnato profondamente questo paese che a differenza di altri ha una potenzialità altissima di sviluppo.

E tra un brunch con le anime creative di Harare e una cena con chi è intimo della regina di Inghilterra a poco a poco non mi è rimasto più nulla da indossare, una valigia pensata per un mese, è stata per me la rivelazione di potere vivere e sopravvivere con eleganza e semplicità sempre e senza grandi pretese. Perchè forse trovata qui in questo paese dove il minimalismo e l’essenzialità regna sovrana è stato per me un grande insegnamento di stile e sopravvivenza.

Forse in Europa ero vittima di un consumismo che mi sono resa conto non fare più parte di me, forse perchè vivendo qui ho compreso o confermato valori e principi importanti per la vita come condivisione, semplicità, l’essere autentica e il verso senso dell’amicizia. Come nella storia di pollicino che lasciava le molliche per terra per ritrovare la sua strada, ogni persona che ho incontrato qui è stata per me come incontrare una parte di me e delineare chiaramente la mia strada…

Allontanandomi da 7 Lanark Road, senza voltarmi indietro, con gli occhi gonfi e colmi di lacrime non posso che sperare che il futuro di questo paese possa migliorare e che magari quando tornerò forse non ci sarà più nessuna pandemia, e forse rimarrò non per qualche mese ma per far crescere le radici in un terreno dove gli alberi e i frutti crescono sani e robusti e dove non c’è giorno senza sole.

Arrivederci Harare e grazie allo Zimbabwe per la sua bellezza e generosità e a tutti gli amici che hanno reso magico questo lockdown…“, Margherita de Cles.



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