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Turismo affossato dalle norme anti-Covid, i sindacati trentini: “Dalla Giunta provinciale servono 13 milioni”

sabato, 5 dicembre 2020

Trento – Turismo invernale affossato dalle norme anti-Covid del Governo che caratterizzeranno anche il periodo natalizio, almeno fino all’Epifania, ma non tutti son d’accordo sul fatto che questa stagione sia ormai da buttare come invece dichiarato dalla maggior parte degli operatori. Una voce fuori dal coro arriva in Trentino. Nelle scorse settimane i sindacati si erano espressi in maniera scettica su una proposta di riapertura fatta dalla Provincia, ora la richiesta 13 milioni di euro alla Giunta del presidente Fugatti.

Il commento dei segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti: “La definizione di una data certa per l’avvio della stagione invernale è già un buon punto di partenza perché consente quantomeno di programmare le riaperture. Pur consapevoli che aprire gli impianti da sci dopo le festività natalizie costituisca un danno economico importante, riteniamo comunque ci possano essere ancora le condizioni per salvare una parte significativa della stagione e dunque del fatturato legato all’industria turistica. Consapevoli di ciò riteniamo che a questo punto l’attenzione massima debba essere rivolta a garantire reddito e occupazione alle lavoratrici e ai lavoratori stagionali, un esercito di almeno 15 mila persone, che comunque subiranno un pesante ridimensionamento del proprio reddito. E’ su questo che riteniamo sia indispensabile intervenire, destinando al sostegno al reddito di questi addetti, quantomeno per il mese perso di dicembre, i 13 milioni di euro aggiuntivi che la Giunta provinciale aveva stanziato per l’adeguamento dell’assegno unico, ma che sono rimasti in gran parte inutilizzati. Allo stesso tempo ci attendiamo un atto di responsabilità dalle imprese del comparto. Confidiamo che con la certezza della partenza della stagione sciistica attivino i contratti stagionali di assunzione nei tempi più brevi possibili, consapevoli che se il riavvio del turismo invernale fosse più lento del previsto le imprese potranno coprire con la cassa integrazione i propri dipendenti“.



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