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Strage di capre in Val Cadino, lettera-appello dei pastori: “Così si uccide la montagna”

martedì, 14 luglio 2020

Val Cadino – Una strage di capre a Malga Agnelezza, nella zona del passo Manghen in Val Cadino. Un branco di lupi composto da due adulti, tre cuccioloni e cinque piccoli ha compiuto una strage nonostante il doppio recinto elettrificato di cui uno fisso a 8.000 volt fornito dalla Provincia autonoma di Trento e collaudato dalla Forestale. Nel gregge c’erano anche due capre pezzate mochene “Selvaggia e Timida” che si sono salvate ma resteranno traumatizzate dallo spavento per tutta la vita.

strage agnellini Trentino“Senza tutele si rischia che la montagna venga abbandonata e che il bosco prenda il sopravvento sui pascoli alterando la bellezza della Montagna”, è questo il messaggio che arriva dagli alpeggiatori.

Veronica Nones dell’associazione allevatori caprini-ovini della Val di Fiemme ha scritto una lettera-appello che pone al centro la questione e fa riflettere. I giovani pastori, tra cui Josef Froner, Giulia Froner, Nicola Longo, Nicola Froner e Romano Froner che lavorano in malga vivono ora nella paura e nell’incertezza.

Voglio ribadirlo e questa volta con foto più crude, così che possiate, anche solo lontanamente, capire del disastro di cui stiamo parlando! Li avete mai visti gli occhi di chi si alza alle 5 e non sa quando potrà andare a letto?
Di quelli che non hanno orari, non hanno ferie, non hanno giorni di malattia e di riposo, che dormono con un occhio aperto e l’orecchio teso. Sono occhi pieni di vita passata, stanchezza, soddisfazione. Se li incontrate sulla vostra strada, osservateli bene e potrete scorgere le mille sfumature del nostro antico mestiere.

Per fare il contadino, il pastore, l’allevatore, non ci vuole una laurea, si dev’essere ricchi di buona volontà, un’infinità di pazienza ed una buona dose di coraggio. Il contadino non è un lavoro, è la vita. Chi decide di intraprendere questa strada lo fa per passione e per passione la sua famiglia segue le orme.

La gente è affascinata da questo mondo lontano, dalla vita di montagna, dai pascoli verdi e il cielo azzurro sopra di noi. C’è una parte, però, che viene trascurata; sono le alzatacce la mattina, che sia domenica o lunedì, le ferie che non si fanno perché gli animali non vanno in vacanza.

Le giornate trascorse sotto la pioggia battente a pascolare. I grandi predatori. Quest’ultima difficoltà fino a qualche anno fa non affiorava nemmeno nella nostra testa. Oggi è un tarlo fisso.

Il problema non è tanto il lupo o l’orso presente sulle nostre montagne, quanto la gestione di questi animali che ci mette in ginocchio. La convivenza non può essere a beneficio esclusivo dei predatori. Ad ognuno di noi piacerebbe tornare a casa e trovarci in tavola un buon pranzo caldo e pronto, ma non funziona così. Il lupo e l’orso, invece, trovano il piatto pronto in malga e se lo mangiano. Diventa difficile per un pastore tenere d’occhio ogni singolo animale, pascolare bene, riuscire a mantenere in buono stato il territorio e girare a piedi in montagna con questi pericoli.

Non è facile per un contadino sacrificare se stesso per un qualcosa che poi, alla fine, verrà distrutto in una manciata di minuti. Questa vita si poggia su pilastri quali la fatica, il sacrificio, i valori di un tempo e la dignità nel fare un lavoro che pochi farebbero.

Se facciamo la notte in bianco per la nascita di un capretto o di un vitello come potremmo volere la morte di un altro animale? Per noi non ci sono animali di serie A o di serie B, ci sono animali, punto. Tutti vanno tutelati, tanto più se questi animali sono la vita ed il mestiere di molteplici famiglie.

Vi emozionereste nel vedere i nostri figli chiamare per nome una ad una le mucche, le capre, perfino le pecore, riconoscerle dal manto, dal belato, dall’andatura, dalla conformazione. Non chiediamo l’uccisione, chiediamo protezione per i nostri animali, quella che noi non riusciamo più a garantirgli. Chiediamo soluzioni semplici ed immediate perché le nostre capre, pecore, vacche non debbano soffrire, non vengano terrorizzate da chi non possiamo combattere. Permetteteci di alzarci all’alba e andare a dormire a notte fonda con la stanchezza in viso ma senza preoccupazione nel cuore“.



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