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Comunità delle Giudicarie: l’Assemblea approva il Piano per le Aree di protezione fluviale, le reti ecologiche e le aree agricole

lunedì, 17 novembre 2014

Madonna di Campiglio – L’Assemblea ha adottato il secondo stralcio del Piano Territoriale di Comunità: quello relativo alle “Aree di protezione fluviale, Aree agricole ed Aree agricole di pregio”. E’ stato così adottato il Piano che dettaglia in modo puntuale, rispetto agli strumenti provinciali, il PGUAP e il PUP, con specificazioni di dettaglio ed aggiornamenti costruiti di concerto con le Amministrazioni Comunali.panorama madonna di campiglio

Il 20 gennaio 2014 la Comunità delle Giudicarie, il Parco Naturale Adamello Brenta, la Provincia Autonoma di Trento e i Comuni hanno stipulato l’Accordo quadro di programma per la formulazione del Piano Territoriale di Comunità. La Comunità, sfruttando la possibilità di adottare e approvare il PTC anche per stralci tematici  prevista dall’art. 25 bis della L.P. 1/2008, il 5 giugno 2014 ha adottato un primo stralcio relativo alle aree produttive del settore secondario di livello provinciale. Con la stessa metodologia del primo è stato predisposto un nuovo stralcio relativo alle Aree di protezione fluviale e reti ecologiche ambientali, aree agricole ed aree agricole di pregio.

«Un lavoro – ha sottolineato la Presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini – che permette di avere un quadro molto realistico ed immediato di qual è la situazione in Giudicarie e che offre uno strumento prezioso a tutti coloro che debbano confrontarsi con temi inerenti alle Aree di protezione fluviali ed alle aree agricole. Questo nuovo e corposo stralcio del PTC ha richiesto un grande lavoro di approfondimento puntuale e quindi di confronto e concertazione, in primis con le amministrazioni comunali, ma anche con altri soggetti territoriali con responsabilità in ambito ambientale. Un tassello importante che si inserisce nella pianificazione territoriale che la Comunità, importante anche quale base per la costruzione partecipata di progetti quali il Parco fluviale del Sarca e del Chiese, la Riserva della Biosfera MAB ed altri progetti legati allo sviluppo sostenibile del territorio».

Dalla relazione che accompagna lo studio si evince che la creazione di Reti ecologiche e Aree di protezione fluviale diventa indispensabile per ottenere un sistema unico di valorizzazione e di riqualificazione degli ambienti naturali e seminaturali, nonché di sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili con le esigenze di conservazione. Obiettivi: delimitare le aree di protezione fluviale e disciplinarne l’uso secondo principi di sicurezza idraulica, continuità e funzionalità ecosistemica, qualità e fruibilità ambientale; Gestire la Rete di riserve e delle aree di protezione fluviale attraverso un unico Piano integrato e tramite progetti come il “Parco fluviale del Sarca” e il “Parco Fluviale del Chiese”; favorire l’attuazione della “Rete di Riserva Alpi Ledrensi”; Concepire le aree di protezione fluviale come uno strumento di collegamento delle zone di interesse ecologico e ambientale ed altresì di valenza turistica; accompagnare la candidatura delle Giudicarie quale Riserva della Biosfera nell’ambito del programma MAB (Man and Biosphere), promosso dall’Unesco.

Oltre 300 i chilometri analizzati e sottoposti alla metodica di individuazione delle aree protezione fluviale, una cifra di tutto riguardo da cui si evince quanto sia importante il reticolo idrografico per il territorio delle Giudicarie ai fini di una gestione oculata e sostenibile del territorio. Un’analisi qualitativa delle aree mette in evidenza lo stato di salute dei corsi d’acqua e delle loro pertinenze. In estrema sintesi il dato globale ci dice comunque che le aree di protezione fluviale di elevato giudizio sono nettamente superiori (pari ad un’estensione di 2248 ha) rispetto a quelle giudicate di mediocre valenza ecologica (pari a 609,1 ha).

Un lavoro imponente redatto dal Servizio Tecnico – Ufficio Urbanistica e Tutela del Paesaggio guidato dall’arch. Maurizio Polla e al quale hanno partecipato l’ing. Annarosa Longhi, l’ing. Sara Lorenzetti, l’arch. Daria Pizzini, l’ing. Federico Anzelini, il geom.

Enrico Luigi Bonazza e il geom. Luca Girardini, con la consulenza per le aree di protezione fluviale del Professor Maurizio Siligardi e del suo staff composto dal dott. Alessandro Rubin e dalla dott.ssa Francesca Paoli. Un lavoro che ha per la prima volta mappato con precisione la situazione reale e puntuale in ogni comune delle Giudicarie, grazie alla collaborazione di tutte le 39 amministrazioni che si sono confrontate proficuamente con i tecnici della Comunità. Un lavoro che ha posto l’attenzione al tema del paesaggio, quale forma espressiva del territorio in evoluzione dinamica, in continua variazione e rimodellamento, quale risultato determinato dalle relazioni uomo-natura, dove la qualità è intimamente legata agli indirizzi delle azioni dell’uomo.

Un’analisi qualitativa delle aree mette in evidenza lo stato di salute dei corsi d’acqua e delle loro pertinenze. «Sono stati presi in considerazione i corsi d’acqua con un bacino superiore ai 10 kmq, più alcuni tra i minori per la particolare valenza, e sono state definite le aree meritevoli di protezione» spiega il dott. Maurizio Siligardi. «Siamo riusciti a definire tre tipi di fasce: a valenza elevata (con vegetazione, senza interventi antropici), a valenza mediocre (che ha subito interventi dell’uomo,  qualche briglia, ma che non hanno snaturato il paesaggio…) e a valenza bassa (corsi d’acqua che passano in mezzo ai paesi, che hanno subito forti interventi di canalizzazione)». Ma perché si vuole determinare una fascia di rispetto? «È un’esigenza. Le fasce riparie hanno una importante funzione tampone. Tutte le sostanze eutrofizzanti che possono creare problemi al territorio, ed in particolare fosforo e azoto, devono in qualche maniera essere fermati. Questi nutrienti arrivano nei corsi d’acqua in maniera diffusa. Le fasce riparie riescono a bloccare questi “inquinanti” fino al 90-95% garantendo di fatto una protezione per i laghi d’Idro e per il lago di Garda».

In estrema sintesi ha concluso il prof. Siligardi «siamo andati a mappare dei territori che hanno un pregio ed hanno una funzione molto molto importante. Sul territorio delle Giudicarie è stato fatto un lavoro imponente, che mi auguro venga fatto con la stessa metodologia anche negli altri territori trentini».

Il lavoro svolto va quindi a completare il Piano Generale di Utilizzazione delle Acque pubbliche prevedendo delle Aree di Protezione Fluviale anche per il reticolo idrografico minore e mettendo in rete attraverso dei corridoi ecologici di connessione tutte le aree di valenza ecologica elevata e, laddove questo non è possibile, attraverso dei bypass ecologici.

Per quanto riguarda la ridefinizione delle aree agricole ed aree agricole di pregio il Piano stralcio ha imposto una verifica tecnicistica dei perimetri delle aree agricole individuate dal PUP ripercorrendole e modificando nei perimetri tenendo conto della reale situazione del territorio.

Per l’elaborazione delle cartografie, e quindi per la definizione del perimetro delle aree agricole ed agricole di pregio, è stato fatto uso di diversi strumenti e carte tecniche informatizzate sulla base dei quali si è rideterminato il nuovo perimetro, o confermato il perimetro previsto dal PUP. Nell’analisi delle cartografie e documentazione disponibile spesso si sono riscontrate delle palesi incongruenze rispetto al reale stato di fatto dei suoli; ad esempio spesso il bosco aveva un perimetro che non ricalcava la situazione reale desumibile dall’ortofoto digitale e da sopralluoghi sul posto.

Allo scopo di riportare cartograficamente il più possibile la situazione reale dei luoghi e far divenire il Piano Territoriale di Comunità uno strumento aggiornato rispetto al Piano Urbanistico Provinciale si è fatto un confronto, attraverso una complessa procedura di concertazione puntuale, con tutte le amministrazioni coinvolte e con l’ispettorato locale ed il servizio foreste e fauna della Provincia Autonoma di Trento. «La cartografia oggi restituisce l’immagine completa della situazione agricola in Giudicarie» – conferma Maurizio Polla responsabile dell’Ufficio Tecnico della Comunità. – «Per far in primis si è proceduto ad acquisire il supporto cartografico catastale aggiornato al primo semestre del 2013 sul quale sono state perimetrate le aree in modo che i proprietari e i tecnici addetti ai controlli possano con certezza definire se una particella è individuata o meno come area agricola di pregio. Si è quindi attivato un sistema di confronto cartografico tra la previsione del PUP, la previsione del PRG, l’ortofotocarta, la copertura vegetazionale verificata anche attraverso lo strumento del Lidar e lo shape file “boschi” fornito dalla Pat; nel caso di dubbi interpretativi si è proceduto con sopralluoghi. Non ultimo il confronto con le amministrazioni comunali affiancate dagli uffici tecnici e dai custodi forestali.

Per quanto riguarda le aree agricole, quando ci si trovava in presenza di una situazione in cui degli areali che sia dalla parcellizzazione catastale sia dal tipo di vegetazione erano fino a pochi anni or sono prati, ma che attualmente il bosco ha occupato degli spazi a macchia di leopardo, si è volutamente e concordemente con le amministrazioni comunali cercato di ricompattare l’area agricola in modo che il valore paesaggistico dell’area potesse essere recuperata».


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