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Trento, un nastro bianco per una scuola reale: un decalogo per dire sì alla socialità degli alunni

domenica, 13 settembre 2020

Trento – Un nastro bianco per una scuola reale, lanciato un decalogo per il ritorno a scuola in Trentino e a livello nazionale. Il movimento spontaneo a favore di una “scuola reale”, che in 11 giorni in pieno lockdown nella provincia di Trento ha raccolto più di 6.000 firme cartacee per chiedere un ritorno in classe senza distanziamento né mascherine, lancia l’iniziativa “Un nastro bianco per una scuola reale“.

Indossiamo un nastro bianco per comunicare silenziosamente, ma con tutta la forza della nostra coscienza, che i bambini hanno il diritto di vivere in contatto con gli altri e di crescere nella gioia.Trento nastro biancoInvitiamo coloro che condividono i principi espressi nella nostra petizione (un decalogo) a portare al braccio un nastro bianco come simbolo di resilienza, lotta non violenta e come manifestazione della volontà di difendere l’inviolabile integrità umana di bambini, ragazzi e adulti, finché non saranno tolte le regole di distanziamento e l’obbligo dell’uso della mascherina.

Col nastro bianco diciamo “NO ad una Scuola del controllo, della paura, del nemico invisibile”.

Col nastro bianco diciamo “NO ad una Scuola in cui ai bambini è precluso il diritto alla spontaneità e al benessere, inteso in un senso più ampio rispetto al mero aspetto sanitario”.

Col nastro bianco diciamo “SI’ ad una Scuola che educhi alle relazioni e alla socialità, che promuova la libertà e investa sull’umanità piuttosto che sul controllo”, perché come previsto dai principi fondamentali della nostra Costituzione, ” è compito della Repubblica garantire il pieno sviluppo della persona umana”, e la Scuola è il primo luogo in cui questi diritti devono essere garantiti.

Queste in breve le motivazioni principali della protesta silenziosa:

1) LA SITUAZIONE ODIERNA NON È QUELLA DI APRILE
Il processo decisionale che ha portato alla stesura dei protocolli attuali non ha preso sufficientemente in considerazione l’evidente
miglioramento della situazione sanitaria (con una riduzione di 500 volte dei casi gravi rispetto alla primavera scorsa) e non ha rispettato i bisogni dei bambini e ragazzi, portando a decisioni squilibrate nel rapporto rischi/benefici, potenzialmente dannose per una fascia di età alla quale andrebbe rivolta la massima attenzione e cura.

2) L’OBBLIGO DI MASCHERINA A SCUOLA PUO’ AVERE CONSEGUENZE DA TENERE IN CONSIDERAZIONE
Vogliamo ricordare il documento diffuso da Unicef e World Health Organization
(https://www.who.int/publications/i/item/WHO-2019-nCoV-IPC_Masks-Children-2020.1)
che invita “valutare i vantaggi di indossare mascherine nei bambini, rispetto ai potenziali danni, inclusi fattibilità e disagio, problemi sociali e di comunicazione” e a puntare come priorità al ”non nuocere”.
Unicef e WHO condividono, pur nella dichiarata contraddittorietà degli studi in merito (alcuni dei quali arrivano ad ipotizzare danni ben peggiori), che indossare la mascherina è causa di “aumento di calore, irritazione, difficoltà respiratorie, disagio, distrazione, bassa accettabilità sociale e scarsa vestibilità”.
La rassegna sistematica di Brainard citata da Medicina Democratica, ISDE Medici per l’Ambiente, Fondazione Allineare Sanità e Salute e Fondazione per la Salutogenesi, inoltre, conclude che le prove attuali “non sono abbastanza forti per supportare un ampio uso di maschere contro il Covid19, salvo che per brevi periodi di tempo da parte di individui vulnerabili, contingentemente a situazioni ad alto rischio”.

3) UN UTILIZZO SCORRETTO DELLA MASCHERINA PUO’ ESSERE RISCHIOSO. 
INTERROGATIVI SU SMALTIMENTO E CONSEGUENZE AMBIENTALI DI 11 MLN DI MASCHERINE AL GIORNO
La mascherina è un vero e proprio presidio sanitario (al quale per Costituzione nessuno potrebbe essere obbligato) che utilizzato in
maniera inappropriata potrebbe aumentare i rischi sulla salute, anziché ridurli.
Lo stesso dottor Agostino Miozzo, coordinatore del CTS, nei 25 minuti di audizione sul ritorno a Scuola in Commissione Cultura il 27 agosto (https://www.youtube.com/watch?v=fznHaDZc5sU) ha toccato la sua mascherina nella parte anteriore 11 volte, contaminandosi ripetutamente le mani.
Come potranno evitare di toccarla bambini, insegnanti ed educatori in diverse ore di utilizzo?
Come evitare che vengano scambiate, tanto più quelle chirurgiche, tutte uguali e indistinguibili?
Come verificare che i bambini le sfilino toccando esclusivamente i laccetti laterali?
Chi sarà deputato al controllo di queste osservanze, con quale formazione, con quale legittimazione, con quali sanzioni, in caso di
inosservanza?
Sanno, i legislatori, che le mascherine monouso andrebbero cambiate ad ogni utilizzo?
Come ci si può illudere di garantire la “sicurezza” in questo modo?
E come verranno – incidentalmente – smaltiti 11 milioni di mascherine al giorno? Con quali conseguenze per il nostro ambiente?

4) GESTIONE DEI SINTOMI INFLUENZALI A SCUOLA: RISCHI PSICOLOGICI E DI ORDINE PUBBLICO. MANCATA PROPOSTA DI ALTERNATIVE MENO TRAUMATICHE RISPETTO AI TAMPONI
Come verranno gestite le situazioni emergenza sanitaria che inevitabilmente si verificheranno a scuola? A chi spetterà la
valutazione di sintomi “simil-influenzali”? Ai docenti, che non hanno competenze specifiche di tipo medico-sanitario, non previste tra le loro mansioni?
Cosa succederà al bambino che farà scattare davanti a tutti “l’allarme temperatura”, passando davanti a un termoscanner? Desideriamo ricordare che la misurazione della temperatura è un dato sanitario sensibile, tutelato dalla Legge sulla Privacy.
Dal momento in cui un minore manifesterà sintomi influenzali in pubblico, sarà considerato un potenziale pericolo, un untore, un paria?
Verrà scansato e deriso, oltre che isolato e affiancato da una persona bardata e irriconoscibile, che certo non si avvicinerà per portargli conforto?
Possiamo immaginare cosa proverà quel bambino/ragazzo privato di dignità, privacy e serenità, a rischio di essere bullizzato a scuola o sui social network? Cosa potrà scattare nella sua giovane psiche? E in quella di compagni, insegnanti e operatori scolastici eventualmente impauriti da un possibile “contagio”?
Si potranno evitare fughe, allontanamenti, litigi, parapiglia, disordini di ordine pubblico, o – peggio – anche suicidi, che interessano oggi sempre più ragazzi e di un’età sempre più bassa?
Quante volte gli alunni saranno costretti a sottoporsi ad una pratica invasiva come quella del tampone, che non è nemmeno previsto sia effettuata da professionisti otorinolaringoiatri pediatrici, e che risulta una procedura TRAUMATICA psicologicamente e spesso anche fisicamente per i bambini?
Perché l’Italia non recepisce le indicazioni dell’OMS, la quale già il 21 giugno dichiarava sufficienti 3 giorni senza sintomi, anche senza effettuare tamponi, per certificare la guarigione?
Perché non si utilizzano tecnologie meno invasive come i test salivari, certamente più accettabili da minori?

5) DISTANZIAMENTO E LIMITAZIONI DI MOVIMENTO IMPEDISCONO UN PIENO SVILUPPO DEI BAMBINI 
E’ tutelato da trattati internazionali come la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (art.39), che prevede anche la libertà di associazione e quella di riunirsi pacificamente (art.15), il diritto di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative e di partecipare liberamente alla vita culturale e artistica (art.31) nonché il diritto dei bambini ad essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano (art.12), col dovere per gli adulti di tenerne in considerazione le opinioni. Qualcuno ha mai chiesto ai nostri ragazzi cosa pensano delle misure previste per loro a Scuola?

6) UN ULTERIORE AGGRAVIO PSICOLOGICO DOPO IL LOCKDOWN
Secondo uno studio condotto dall’Irccs Giannina Gaslini di Genova presentato dal Ministero della Salute
(http://www.gaslini.org/wp-content/uploads/2020/06/Indagine-Irccs-Gaslini.pdf)
i mesi di lockdown hanno già fatto insorgere problematiche comportamentali e sintomi di regressione nel 65% dei minori di 6 anni e nel 71% dei bambini e ragazzi fra 6 e 18 anni (ansia da separazione, paura del buio, inquietudine, irritabilità, pianto inconsolabile, scarso appetito, risvegli notturni, difficoltà ad addormentarsi, encopresi, enuresi, regressione comportamentale, ansia, fiato corto, fatica a svegliarsi, ossessione per la pulizia).
Diversi studi hanno evidenziato problemi come isolamento, solitudine, ansia, depressione, stress traumatico, disturbi del sonno e del comportamento, autolesionismo, ipocondria, violenza assistita, fenomeni di hikkomori e anche suicidi.
Bambini e ragazzi hanno la necessità di essere accolti a scuola in ambienti sereni e non ansiogeni, mentre la Scuola che si prospetta ha caratteristiche degne di carceri e ospedali (limitazioni di movimento, percorsi obbligati, divieto di avvicinamento fra loro e agli insegnanti, mascherine, termoscanner, divieto – salvo eccezioni all’aperto e sempre distanziati – di cantare, urlare e giocare insieme (sono vietati tutti gli sport di squadra, i giochi di contatto, i giochi da tavolo che prevedono di toccare oggetti in comune come dadi, pedine o carte…)

7) LE ESPERIENZE SCOLASTICHE ESTERE DIMOSTRANO CHE UNA SCUOLA REALE E’ POSSIBILE
Le esperienze di riapertura di Scuole in Australia, Inghilterra, Germania, hanno dimostrato che queste realtà NON moltiplicano i casi Covid, né al loro interno, né nella società generale.
I paesi che ci hanno preceduto hanno dimostrato che a Scuola si trovano casi SPORADICI portati dall’esterno, che possono essere isolati rapidamente prima che diventino un pericolo per la collettività.

8) IL COVID NON E’ UNA MALATTIA DEI GIOVANI, GLI ASINTOMATICI NON CONTAGIANO E NON CAUSANO FOCOLAI
Il Covid19 nemmeno nei mesi più critici ha riguardato bambini e giovani, soltanto sfiorati dalla pandemia. In tutto questo periodo nessuna persona sana fra 0 e 18 anni è stata colpita dal virus in maniera tale da richiedere cure intensive, e gli unici 4 bambini
deceduti (ai quali rivolgiamo un pensiero commosso) erano tutti portatori di pregresse, gravissime patologie.
Lo stesso dottor Anthony Fauci, considerato uno dei massimi esperti a livello internazionale, ha espressamente dichiarato che “mai nella storia gli asintomatici sono stati causa di focolai di qualsiasi malattia.
(https://www.youtube.com/watch?v=wL_JDROCQLo). Il dottor Fausto Baldanti,. responsabile Laboratorio di Virologia Molecolare del policlinico San Matteo di Pavia (https://www.youtube.com/watch?v=YmbR1PQDc3w) – fra gli altri – ha confermato come gli asintomatici non trasmettano il virus se non in casi eccezionali.

9) DICIAMO BASTA TUTTI INSIEME A QUESTO PROLUNGAMENTO DELLO STATO DI EMERGENZA POLITICO E PSICOLOGICO, NON SCEVRO DA INTERESSI
Noi, famiglie e insegnanti, non vogliamo cadere nella trappola di chi ci vuole divisi e contrapposti.
Invitiamo – rilanciando le parole della dirigente scolastica Solange Hutter (pronunciate il 3 settembre nella sala stampa della Camera dei deputati per “La scuola che accoglie”
https://www.youtube.com/watch?v=xPHwwYBk4S) – Politici, giornalisti e medici a chiedersi se le notizie unidirezionali e allarmistiche che da mesi angosciano la popolazione siano ancora giustificate alla luce della situazione attuale (il dr. Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute, ha recentemente confermato che nonostante i numeri in leggero aumento, “non vediamo una congestione né a livello delle strutture sanitarie né delle terapie intensive”
https://www.youtube.com/watch?v=sUnIIxaJ7G8) e a quanto queste notizie potrebbero essere influenzate da interessi commerciali il cui ingresso nell’ambito sanitario è stato ufficialmente denunciato da medici come quelli del gruppo ANPAS – Medicina di Segnale, che hanno manifestato la loro preoccupazione attraverso una lettera all’Ordine dei Medici (https://www.medicinadisegnale.it/?p=1102).
Assistiamo a grandi spese pubbliche (con appalti semplificati grazie alle normative emergenziali e decine di indagini in tutta Italia) per banchi monoposto, gel detergenti, mascherine… ma minori investimenti sul meno redditizio capitale umano.

10) VOGLIAMO UNA SCUOLA CHE EDUCHI E UNA SANITA’ CHE CURI, SENZA CONFLITTI DI INTERESSE E CONFUSIONE DI RUOLI
Guardiamo con sospetto al tentativo di “medicalizzare” la scuola e la società in genere,, riservandole compiti e funzioni che non sono i suoi.
La Scuola non è un supermercato o un ufficio postale dove si entra e si esce in pochi minuti, senza costruire solide relazioni. La scuola non è un ospedale o una RSA. A Scuola si svolge la quasi totalità della vita educativa, sociale e affettiva dei ragazzi, tanto più quelli delle fasce più deboli, che possono godere di limitati stimoli culturali e sociali al di là dell’orario scolastico.
Si tenga alta la guardia, si mantenga la vigilanza, si tutelino le persone fragili… ma senza stravolgere l’esistenza dei ragazzi.

Chiediamo a tutti di farsi guidare dall’amore verso i bambini e ragazzi e dal naturale bisogno di proteggerli, manifestando apertamente il dissenso verso le misure attualmente previste per un rientro a Scuola che riteniamo alienante e pericoloso attraverso “Un nastrino bianco per una scuola reale, accogliente e inclusiva”.”



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