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“Trento si aiuta”: il racconto di Vito, volontario 40enne

lunedì, 18 maggio 2020

Trento – I volontari raccontano le loro esperienza. Alcune sono toccanti, ad esempio quella di Vito, un volontario trentino che racconta: “Fare la spesa per gli altri ha aiutato anche me: nei giorni dell’isolamento ho sperimentato la gioia dell’incontro tra mance (rifiutate), lettere di ringraziamento e soddisfazioni inaspettate”

trentoOggi – dopo due mesi di isolamento e distanziamento fisico – si torna all’incontro tra le persone ed emergono le testimonianze dei volontari con le numerose tipologie di persone che hanno dato la loro disponibilità attraverso la piattaforma “Trento si aiuta”, ideata per gestire i volontari disponibili a supportare gli anziani soli e le persone più fragili. Vito, quarantenne che lavora in Trentino, di fronte alle difficoltà e alle limitazioni imposte dal Covid, è uno di quelli che ha deciso di offrire il suo aiuto.

Perché ha deciso di iscriversi alla piattaforma “Trento si aiuta”?
“Non sono un medico né un infermiere, ma volevo dare comunque il mio contributo. Perciò ho fatto domanda per essere a disposizione degli anziani e consegnare loro la spesa o i medicinali. Pochi giorni dopo aver dato la mia disponibilità alla piattaforma sono stato contattato da una collaboratrice del Centro Anziani Contrada Larga. Per me il volontariato non deve essere considerato per forza come un atto altruistico. In realtà nel volontariato c’è anche interesse personale. Nel mio caso era importante continuare a mantenere il contatto con la realtà. Vivo da solo e mi serviva un modo per evadere dalla reclusione di quei giorni. Perciò fare la spesa per chi ne aveva bisogno aiutava anche me a non stare tutto il giorno chiuso in casa. Potevo uscire per la città, vedere come andavano le cose e mantenere dei rapporti umani non virtuali”.
A conti fatti ne è valsa la pena?
“Il guadagno che mi ha dato questa esperienza è stato grande, anche superiore alle mie aspettative. Ho incontrato bella gente. Tutti riconoscenti per quello che stavo facendo. È bello vedere che, in una società nella quale non ci si può guardare neanche in faccia per colpa delle mascherine, le persone diventano comunque più umane. Tutti volevano scambiare due chiacchiere e ringraziarmi per quello che facevo”.
L’ha colpita qualcosa in particolare?
“Quello che mi è sembrato più strano è il fatto che nessuno si aspettava che l’aiuto fosse gratuito. Tutti gli anziani a cui ho portato la spesa hanno cercato insistentemente di darmi la mancia. Ho rifiutato, ma certe volte si doveva proprio insistere. Ciascuno di loro è un personaggio. Oltre alla gratificazione e alla gioia che mi veniva dalla possibilità di incontrare nuove persone ci sono stati anche alcuni episodi divertenti”.
Ad esempio?
“Per esempio una volta ho portato dei farmaci a un signore, un kit per il diabete. Dopo aver cercato per un po’ la casa fra le vie del centro, quando sono arrivato mi ha fatto trovare una busta con giù 20 euro. Ho dovuto discutere a lungo, io dalla strada lui dal poggiolo, perché non volevo accettare soldi. Così alla fine abbiamo trovato un compromesso: ho donato i 20 euro alla protezione civile e gli ho inviato la ricevuta del pagamento. In un altro caso invece ho portato la spesa ad una signora dal Veneto, in terapia a Trento per un tumore e ospitata in un alloggio della Lilt. Suo marito voleva lasciarmi dei soldi in più rispetto all’importo della spesa che avevo fatto, ma io naturalmente ho rifiutato. Così sua moglie mi ha scritto un messaggio di ringraziamento che mi ha davvero commosso. Ecco, una delle cose belle è il fatto che a fine servizio rimane un numero di telefono, ci si augura il meglio, ci si ringrazia e si scambia qualche messaggio. Una volta degli anziani da cui sono andato più volte mi hanno gentilmente sgridato facendomi notare che non avevo preso i biscotti che volevano loro”.

Come vede il futuro dopo questo periodo?
“Il futuro fa paura. La forbice fra poveri e ricchi si allargherà e quindi si dovrà andare a tamponare questa situazione in qualche modo, certo il compito più importante spetta alle istituzioni del territorio, ma qualcosa possiamo fare anche noi. Se avrò modo di aiutare ancora lo farò ma non mi illudo che questo cambierà il corso degli eventi. Sicuramente è stata un’esperienza molto bella”.



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