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Test e quarantena agli asintomatici, “così non funziona”. Bassetti: “Caso-Genoa può essere la Waterloo dei tamponi”

martedì, 29 settembre 2020

Brescia – Scuole che chiudono, dipendenti di aziende isolati e ora il campionato di calcio sconvolto dal “focolaio Genoa”. La volontà di tracciare più persone possibili – nonostante una bassa percentuale di essi sia sintomatica – e i meccanismi imposti dalle istituzioni e che stanno proseguendo di tamponi e quarantena ma totalmente insostenibili in caso di riscontro positivo per la prosecuzione della vita ordinaria mettono a serio rischio anche il campionato di Serie A con ipotesi di rinvii di partite già alla terza giornata.

Coi meccanismi in vigore, tutto sembra affidato alla sorte, in assenza di comprovate evidenze cliniche: la “caccia al positivo” si sta rivelando un vero e proprio boomerang, come ampiamente prevedibile, con una marea di asintomatici – molti dei quali non contagiosi – e relativi ‘contatti’ (magari negativi al virus, senza prova da tampone) rinchiusi in casa. Sintomatologia, trasmissibilità e veridicità dei test: nonostante le scarne conoscenze su queste questioni a nove mesi dall’inizio della pandemia, l’impostazione non sembra voler cambiare da parte delle istituzioni.

Dopo i primi scricchiolii durante il lockdown, da mesi la comunità scientifica è divisa, con un fronte sempre più crescente che è critico sulle linee guida totalmente distaccate dalla realtà che saranno ancora in vigore anche in Italia non si sa fino a quando.

Il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, ha commentato il ‘focolaio’ riscontrato all’interno del Genoa: “Quello che sta accadendo al Genoa potrebbe rappresentare la Waterloo dei tamponi. Rischiamo di far circolare soggetti negativi al tampone ma in fase di incubazione che trasmettono il virus e chiudere in casa altri con tampone positivo che non trasmettono a nessuno. I tamponi possono dare, da una parte una falsa patente di negatività e di liberi tutti e dall’altra produrre un esercito di positivi asintomatici. Occorre rimettere al centro la clinica fatta di segni e sintomi, che unita alla virologia, rimane lo strumento migliore per la gestione della pandemia“.



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