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Rete di riserve ‘Alpi Ledrensi’: firmato l’accordo di programma

mercoledì, 25 settembre 2013

Trento – Una nuova Rete delle riserve si aggiunge alle quattro (Brentonico, Monte Bondone-Soprasasso, Alta Val di Cembra-Avisio, Basso Sarca) già istituite nel corso degli ultimi due anni in Trentino: si tratta della Rete delle riserve delle Alpi Ledrensi, il cui territorio è compreso nell’area candidata ad essere designata come Riserva della Biosfera Unesco. val-di-pejo-4

Dopo l’assenso dato dai consigli comunali di Ledro (Comune capofila), Riva del Garda, Bondone, Tenno e Storo, dalle assemblee delle Comunità Alto Garda e Ledro e delle Giudicarie, dall’Asuc di Storo, dai BIM Sarca Mincio e Chiese e infine, venerdì scorso, dalla Giunta provinciale, si è giunti oggi alla firma dell’Accordo di programma finalizzato alla concreta attivazione della nuova Rete di riserve. Con tale accordo, vincolante per il prossimo triennio, l’amministrazione provinciale delega i soggetti locali alla gestione diretta delle riserve naturali e dei siti di Natura 2000 e si attivano i finanziamenti, per ottenere i quali il Comune di Ledro – in qualità di ente capofila – presenterà domanda entro il 15 novembre.

Supporto tecnico e scientifico dell’Accordo di programma sottoscritto oggi, i cui contenuti sono stati messi a punto dai Comuni interessati in collaborazione con l’Incarico speciale per la valorizzazione della Rete delle aree protette ed il Servizio Conservazione della natura e valorizzazione ambientale, è il documento denominato Progetto di attuazione, redatto dal Museo delle Scienze. In esso, accanto alla definizione degli obiettivi e delle motivazioni alla base del progetto di costituzione della Rete di riserve, vi si trova un’analisi degli aspetti ambientali peculiari all’area, i criteri che dovrà seguire il piano di gestione della rete, un programma degli interventi previsti nel prossimo triennio, la governance della rete, nonchè le misure di conservazione delle aree protette presenti.

Nel perimetro della nascente Rete di riserve delle Alpi Ledrensi vi sono infatti 4 Siti di interesse comunitario (Crinale Pichea – Rocchetta, Bocca di Caset, Monti Tremalzo e Tombea, Lago d’Ampola), 3 Zone di protezione speciale (Crinale Pichea – Rocchetta, Bocca di Caset, Alpe di Storo e Bondone), la Riserva provinciale Lago d’Ampola e la Riserva locale Laghetti. Aree protette che saranno collegate tra loro – questa è la “rete”- da specifiche zone di corridoio ecologico. .

Obiettivo generale dei soggetti promotori della Rete di riserve è quello di poter attuare in forma diretta la tutela attiva del proprio territorio, perseguendo così la valorizzazione e la riqualificazione degli ambienti naturali e seminaturali, integrandola con lo sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili con le esigenze di conservazione. L’istituzione della rete è anche premessa per l’eventuale evoluzione in Parco naturale locale, così come già avvenuto per la Rete delle riserve del Monte Baldo. Aperto rimane anche il progetto di istituzione del Parco agricolo di Ledro.

Il contesto naturalistico
Il territorio delle Alpi Ledrensi si caratterizza per l’elevata estensione e continuità di habitat naturaliformi e per la presenza di elementi naturalistici di pregio eccezionale; tra questi la concentrazione di endemismi floristici insubrici, con valori di biodiversità ai massimi livelli sia rispetto al territorio provinciale che a livello di arco alpino. Questo territorio è anche sede di importanti flussi migratori di avifauna, trovandosi lungo la rotta russo-ispanica; lungo i valichi delle Alpi Ledrensi si concentra il maggior flusso migratorio post riproduttivo dell’intero arco alpino.

La copertura del suolo nettamente dominante è rappresentata da foreste, praterie alpine, pascoli, rocce ed arbusteti, habitat che sono luoghi vitali per numerose specie di animali tra cui rapaci, galliformi, picidi.

La valenza naturalistica dell’area è riconosciuta a livello internazionale: la tradizionale ricerca floristica si protrae da secoli e coinvolge numerosi specialisti internazionali ed università europee. Il sito di Lago d’Ampola rientra nei primi documenti di protezione dell’ambiente prodotti a livello nazionale nei primi anni Settanta, l’Unione Europea individua e tutela direttamente, oltre al Lago d’Ampola, tre ampie aree.

In questo contesto si inserisce la storica attività del Museo Tridentino di Scienze Naturali che fin dagli anni ’40 attiva una serie di ricerche a sfondo archeologico ed ambientale nell’area di Ledro, attualmente affiancate da attività finalizzate alla divulgazione ed alla didattica.

Obiettivi dell’Accordo di Programma
- Salvaguardia, sostegno e promozione delle tradizionali attività che fanno riferimento all’uso civico, alla selvicoltura, all’allevamento zootecnico, al pascolo, all’agricoltura di montagna, al taglio del fieno, alla raccolta del legnatico, alla caccia e pesca, alla raccolta dei funghi e dei frutti del bosco e all’apicoltura, nonchè le attività ricreative, turistiche e sportive compatibili.
- Mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente le specie e gli habitat dei siti Natura 2000 di cui alle direttive europee Uccelli e Habitat, diffonderne la conoscenza e promuoverne il rispetto tra cittadini e ospiti con campagne di sensibilizzazione, attività didattiche e la costituzione di percorsi didattico-fruitivi.
- Promozione della rete di riserve in un’ottica di valorizzazione del turismo sostenibile, con l’adesione alla Carta europea del turismo sostenibile e l’adeguamento dell’offerta turistica agli standard previsti da tale strumento.
- Promozione e partecipazione dei cittadini e portatori di interesse e la diffusione di tutte le informazioni e i dati relativi alla rete di riserve in forma fruibile anche ai non tecnici.
- Qualificare e diversificare l’offerta turistica sostenibile riconoscendo il territorio come primo fattore di attrattiva.
Nel perseguire tali obiettivi non saranno introdotti ulteriori vincoli e divieti rispetto a quelli già stabiliti dalla normativa comunitaria, nazionale e provinciale e per le specifiche tipologie di aree presenti nella rete di riserve, in materia di gestione del territorio e di svolgimento delle attività tradizionali.

I costi
Per l’attuazione del programma triennale degli interventi è previsto un impegno di spesa complessivo pari a 1.056.500 euro, coperto al 70 per cento da Provincia e Unione Europea e al 30 per cento dalla Rete di riserve, così ripartito:
- conservazione habitat: 175.440 euro
- conservazione specie: 57.000 euro
- fruizione e cultura: 399.180 euro
- promozione e formazione: 219.000 euro
- attività generali: 205.880 euro


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