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Rebus scuola, i sindacati trentini: “Rischio di una ripartenza con cattedre vuote”

venerdì, 11 settembre 2020

Trento – E’ ormai conto alla rovescia per l’inizio del nuovo anno scolastico. Oggi pomeriggio le organizzazioni sindacali hanno incontrato il Dipartimento Istruzione per discutere dell’applicazione del Protocollo 6-19, ma anche per mettere sul tavolo i nodi ad oggi ancora irrisolti. A cominciare dalle questioni legate agli organici.

“Da settimane chiediamo di conoscere quanti sono i posti che restano scoperti – incalza la segretaria provinciale Cinzia Mazzacca -. Mancano ancora i dati completi sugli organici e abbiamo una ragionevole certezza per immaginare un inizio anno con molte cattedre scoperte”. Per il sindacato resta comunque inconcepibile che le organizzazioni sindacali non solo non abbiano avuto la possibilità di confronto, ma addirittura di informazione preventiva rispetto alla normativa e alle disposizioni della Giunta sulla ripartenza

A preoccupare è in particolar modo la situazione del sostegno, critica da anni e che adesso rischia di diventare drammatica. “Siamo in una situazione paradossale con i posti di sostegno scoperti e con i docenti che possiedono i titoli di specializzazione che non possono coprire quei posti a tempo indeterminato – spiega la segretaria provinciale di Flc -. Da tempo chiediamo un’assunzione semplificata per queste figure professionali. Il primo obiettivo deve essere garantire la continuità didattica agli studenti, soprattutto a quelli che hanno bisogni educativi speciali e che nello scorso anno scolastico, causa pandemia, in molti casi sono rimasti marginalizzati dalla DAD”.

Allo stesso tempo Flc ha insistito ancora una volta sulla necessità di avviare anche a livello provinciale un Tavolo tecnico condiviso che veda la partecipazione dei sindacati, del Dipartimento Istruzione e di quello per la Prevenzione sanitaria, per gestire eventuali criticità e problematiche che emergeranno durante questo singolare anno scolastico. “E’ chiaro che non sarà un anno come tutti gli altri – ammette Mazzacca -. Per questa ragione la condivisione e la collaborazione di tutti potrà fare la differenza. La Provincia però è sorda a questo nostro appello”.

L’attivazione di tavoli tecnici condivisi è previsto a livello nazionale per tutti i territori. Trento è ancora ferma al palo. L’incontro di oggi è servito anche per fare il punto sulle modalità di applicazione concreta del protocollo 6-18, dall’uso della mascherine ai termoscanner, dalle procedure da seguire in caso di sospetto contagio Covid 19 fino al problema dei lavoratori fragili, che vanno tutelati.

Accanto alla didattica in presenza i piani della Provincia prevedono anche un possibile ricorso alla didattica a distanza. “Sono stati definiti una serie di scenari e le varie organizzazioni da mettere in atto nel caso in cui si verifichino. Il punto è, però, che queste questioni non sono state affrontate sul piano contrattuale. La nuova organizzazione imposta dal Covid non può essere unilaterale: su didattica a distanza, assistenza educativa a domicilio per i ragazzi con bisogni educativi speciali come sul lavoro agile del personale Ata si deve aprire un tavolo contrattuale: sono tutti aspetti che vanno normati all’interno del contratto di lavoro”, conclude Mazzacca.



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