Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad
w

Ad
Ad
 
Ad


Lockdown dello sci, Confartigianato Sondrio: “Così si pregiudica il futuro di interi territori”

venerdì, 27 novembre 2020

Bormio – L’indirizzo del Governo con un lockdown imposto agli impianti sciistici almeno fino all’Epifania fa tremare anche Valtellina e Valchiavenna. “Senza l’inizio entro metà dicembre, sarebbe una disgrazia economica per interi territori. L’apertura degli impianti sciistici non è un fatto sportivo ma una questione cruciale per chi vive e lavora in Montagna”, secondo il presidente di Confartigianato Imprese Sondrio, Gionni Gritti.

gritti gionniLa questione dell’apertura o meno della stagione sciistica è entrata nel dibattito politico nazionale e regionale ma non a tutti è chiaro il significato e la rilevanza di tale scelta. Nella nostra Provincia – ma non è l’unica nel Nord Italia – ci sono località ovvero stazioni sciistiche che non possono permettersi di non aprire almeno a metà dicembre. Per taluni lo sci è solo uno sport mentre per alcuni territori lo sci e quel che ruota attorno ha un significato molto importante che si traduce in lavoro ed economia.

A livello nazionale il Governo ha mostrato subito di non comprendere a pieno l’importanza di questa decisione. Non si può trattare lo sci come un Parco di Divertimenti. Il Governo ha chiesto l’intervento dell’Europa ma sta prevalendo l’egoismo di ciascuna paese. 

Attorno alle stazioni sciistiche vi è un elevato indotto di piccole imprese artigiane che operano nei più svariati settori: impiantistica, servizi, alimentare. Non aprire la stagione sciistica significa mettere in ginocchio questi territori con il rischio di pregiudicare non solo una stagione  turistica ma anche il futuro di buona parte dell’economia locale. 

Il rischio si fa più reale e concreto proprio per la nostra Provincia e per le nostre località e per diverse ragioni:

  1. Il turismo straniero è già destinato ad essere pari a zero per la stagione 2020/2021. Non è pensabile cancellare quello regionale e nazionale. 
  2. La nostra valle confina come noto con la Svizzera e già oggi questo paese opera al di fuori di ogni logica di concertazione europea peraltro non all’orizzonte. 
  3. Le autorità europee sembrano voler lasciare ogni paese libero di decidere. Ne consegue che i turisti se ne andranno dove sarà possibile sciare.

Occorre far comprendere a Roma che la stagione sciistica non è un fatto “sportivo”, “marginale” o per poche élite; si tratta di una questione centrale per l’economia della Montagna e del nostro territorio. 

Il Governo ha un’occasione unica per dimostrare di avere concretamente sensibilità e attenzione per la questione “Montagna”. Nessuno chiede di vanificare gli sforzi fatti finora sotto il profilo sanitario; ma è assolutamente possibile individuare una data (ad esempio a metà dicembre) a partire dalla quale sia possibile un’apertura controllata ed in sicurezza della stagione sciistica invernale. 

Occorre anzitutto che tutte le stazioni sciistiche del Paese (ma sarebbe bene che avvenisse in tutta Europa) siano chiamate a rispettare le medesime regole. Occorre un intervento nazionale con l’individuazione di “Protocolli sanitari” e una cornice di “Regole comuni” in grado di garantire l’assenza di assembramenti, il distanziamento individuale e il rispetto dei protocolli sanitari”, il commento.



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136