VIONE (Brescia) - Nuovo filone
mesolitico oltre a quello dell'età del ferro e basso medioevale: i risultati delle ricerche della campagna "
Vione Archeologica 2026" sono stati svelati ieri sera in una sala consiliare di Vione gremita all'inverosimile, alla presenza degli assessori
Mauro Testini e
Luigi Sterli.

C'era grande attesa tra residenti e turisti di conoscere i risultati dell'ultima campagna. L'obiettivo è lo studio e la valorizzazione del sito archelogico d'alta quota
Tor dei Pagà, alle pendici di Cima Bles nel Comune di Vione, dove dal 2011 sono stati indagati due complessi fortificati risalenti al Basso Medioevo e un’area rituale dell’Età del Ferro.
"È uno dei siti archelogici più importanti a 2.250 metri di quota - spiega l'assessore
Mauro Testini -
Anche quest’anno si è svolta l’annuale campagna di Vione Archeologica, giunta al quindicesimo anno di attività, con risultati interessanti che saranno proseguite con ricerche nei prossimi anni. Inoltre in autunno saranno promosse delle iniziative per le scuole".
Durante la serata la direttrice di scavo Giovanna Bellandi, con il team dei suoi collaboratori Riccardo, Alessandro, Fabio e Enrico che hanno condotto le ricerche con 20 ragazzi della Summer School 2026, ha ripercorso l'attività svolta e i reperti trovati classificati.
Quest'anno i settori indagati sono nella zona del settore Nord Est. La partecipazione di molti giovani studenti, da diverse università italiane, ha permesso di estendere per tre settimane le ricerche sull’area ai piedi dei resti della cosiddetta Torre B, dove è stato riconosciuto un secondo ambiente dotato di un focolare centrale. All’interno di questo nuovo ambiente sono stati rinvenuti degli interessanti reperti come monete mantovane battute nella seconda metà del sec. XIII, una fusarola in pietra ollare e un piccolo astuccio metallico porta-aghi. I nuovi ritrovamenti si aggiungono a quelli ritrovati negli anni precedenti, ampliando la conoscenza di questo sito conosciuto solamente attraverso una versione locale della più diffusa “Leggenda di Carlo Magno”, che avrebbe visto l’imperatore risalire la Valle Camonica nel IX secolo per conquistarla.
Nella campagna 2026 sono stati rinvenuti quattro manufatti: un piccolo residuo di nucleo termoalterato sfruttato per percussioni bipolare su incudine; una scheggia lamellare ottenuta per percussione diretta tenera a partire da un nucleo a schegge sfruttato mediante un debitale centripeto; due debris risultati di un'attività di scheggiatura in situ: la scheggia lamellare e i due debris sono nella stessa tiopologia di selce.
Gli studiosi ipotizzano un'attribuzione pressochè certa al Mesolitico, probabilmente sauveterrino.
Alla ricerca presso Tor dei Pagà si è aggiunta una nuova fase di lavoro che prevede survey e piccoli saggi di scavo per ricercare le più antiche tracce di frequentazione degli ultimi cacciatori-raccoglitori del Mesolitico (circa 11.000-7.500 anni fa). Si tratta di un lavoro molto complesso che darà nuovi interessanti frutti nei prossimi anni.