PONTE DI LEGNO (Brescia) -
"La malattia abbatte i muri, mette tutte le persone sullo stesso piano e ci fa scoprire la vera dimensione della vita", con queste parole il
vescovo della diocesi di
Brescia, monsignor
Pierantonio Tremolada, è intervenuto ieri sera a Ponte di Legno nella serata di presentazione del libro
"Perchè nessuno cammini da solo", scritto da
don Tullio Proserpio, cappellano dell'Istituto dei Tumori di Milano.

Nella chiesa parrocchiale Santissima Trinità di Ponte di Legno, don Tullio Proserpio è entrato in dialogo con il vescovo di Brescia, monsignor Pierantonio Tremolada. La serata è stata moderata dal giornalista Francesco Gheza, mentre Matteo Pini, alla chitarra, ha proposto un intermezzo musicale.
Sono stati approfonditi alcuni temi centrali della vita, in particolare quello della "Speranza" quando una persona è malata.
Don Tullio ha raccontato la sua esperienza all'Istituto Tumori, l'essere vicini a chi soffre, descritta nel libro "Perchè nessuno cammini da solo", con venti domande sull’accompagnamento di un malato nell’ultimo tratto di vita e sulla morte.
"Nella nostra società - ha spiegato don Tullio - facciamo fatica a parlarne e ci poniamo molte domande, che senso ha la preghiera?, che tipo di parole esprimere quando si sta accanto a un malato? e come rispettare i suoi desideri rispetto alle cure?".
Si è poi soffermato sulla sua esperienza, sottolineando: "La Costituzione italiana è l'unica che prevede il diritto alla salute. Dobbiamo sfatare certi miti, in Italia si curano tutti, ricchi e poveri, e qui dobbiamo elogiare la lungimiranza dei nostri "Padri costituenti"".
Parlando del caso di un bambino morto in ospedale ha detto: ""Un padre non vuole la sofferenza, la morte di un figlio, così anche Dio non vuole la sofferenza e la morte dei suoi figli. Sovente il silenzio, l'essere vicini ai familiari è più importante delle parole".
Su questo tema monsignor Tremolada, dopo aver parlato della sua malattia, ha ricordato un episodio: "Sono andato in una famiglia con un familiare morto in un incidente stradale, per quattro ore sono rimasto lì con loro, ho pianto con loro, ho fatto sentire la mia vicinanza e questi gesti servono più delle parole".
Monsignor Tremolada si è poi soffermato sul senso della malattia che "Produce effetti e cambia il ritmo di vita. Da quel momento della vita ti poni alcune domande, ad esempio: ti rendi conto che sei fragile, è il limite che tutti abbiamo e non vogliamo riconoscere, solo con la malattia scopriamo la fragilità; scopri che le relazioni sono fondamentali e infine la malattia ti fa fare una classifica delle cose importanti della vita".
"La malattia - ha concluso il vescovo Tremolada - è una scuola di vita e come cristiani dovremmo parlare, come san Francesco, di sorella morte, che non è la fine ma il fine della vita, di Risurrezione, potenza dell'amore che passa dalla croce. È giusto chiedere la guarigione, poi non spetta a noi capire perché certi guariscono e altri no".