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Breno, progetto Sosalp: la tecnologia è entrata nelle malghe

venerdì, 30 settembre 2022

Breno (Brescia) – La tecnologia a disposizione degli allevatori. In sintesi il progetto pilota Sosalp del Parco dell’Adamello, finanziato da Regione Lombardia, che ha visto nel biennio 2020-2021 la sperimentazione in tre malghe nella zona del Crocedomini. Un pool di ricercatori di due Dipartimenti dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università degli Studi dell’Insubria ha incontrato il mondo dell’allevamento alpino e ha lavorato fianco a fianco con gli allevatori, analizzando i dati.

Nelle due estati in malga del progetto Sosalp i ricercatori del gruppo di lavoro hanno approfondito la conoscenza di cosa mangiano (e cercano) le mucche al pascolo e di come si muovono negli alpeggi, al fine di migliorarne la dieta e al contempo tutelare e conservare in buono stato le praterie alpine tanto ricche di biodiversità, per definire – insieme agli allevatori – un protocollo di buone pratiche da incentivare, un protocollo che sia replicabile in altri pascoli con le stesse caratteristiche. Tra gli strumenti messi in campo anche un innovativo sistema GPS satellitare in grado di monitorare, a volte persino in tempo reale, il posizionamento e gli spostamenti delle bovine in alpeggio.

“Il progetto Sosalp – spiega Guido Calvi, responsabile del servizio Parco dell’Adamello per la Comunità Montana di Valle Camonica – ha affrontato il tema delle malghe, come utilizzare le aree destinate ai pascoli, inoltre è stato avviato un sistema di monitoraggio al pascolo per la tracciabilità della produzione e con l’ausilio della tecnologia la possibilità di conoscere la posizione dal pascolo”. Sosalp è stato reso possibile grazie alla collaborazione di tre malghe di proprietà del Comune di Breno (Brescia) e dei loro gestori: le malghe Blumone di sotto, Cadino Dossi-Camprasso e Gavero, tutte concentrate nei pascoli di Crocedomini, tra le aree a più alta concentrazione e varietà di specie erbacee e fiori di tutta la Lombardia e dell’arco alpino, e per questo cardine del sistema di conservazione della biodiversità Rete Natura 2000.

I risultati sono stati illustrati in un convegno all’Università della Montagna di Edolo (Brescia), dove sono state indicate le buone pratiche da seguire al fine di nutrire gli animali nella maniera ottimale e al contempo tutelare la biodiversità del territorio e valorizzarne le produzioni agroalimentari.

Durante il convengo – moderato da Guido Calvi, responsabile del servizio Parco dell’Adamello per la Comunità Montana di Valle Camonica sono intervenuti la professoressa Anna Giorgi, responsabile del Polo Unimont, i docenti, professori Bruno Cerabolini (Università degli Studi dell’Insubria, su “Caratterizzazione e cartografia dei pascoli e degli habitat”), Alberto Tamburini (Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, su “Produzione, territorio ed energia, Realizzazione zootecnica e caratterizzazione foraggera dei pascoli”), Ernesto Beretta (Università degli Studi di Milano, Dipartimento DIVAS – Medicina Veterinaria e Scienze Animali, su “Monitoraggio degli animali al pascolo”), Michele Dalle Fratte (Università degli Studi dell’Insubria, su “Buone pratiche e conclusioni”) e Pier Francesco Alberto (Produzione vegetale e ambiente Aridea (CH), su “praTiva”, valorizzazione di prati e pascoli a sud delle Alpi, uno strumento e un esempio per l’analisi e la gestione dei pascoli”) ed è stata presentata anche la best practice di una progettualità similare messa in atto nel sud della Svizzera, con la possibilità di un confronto fra i due territori (Valle Camonica e Svizzera) e di individuare linee guida comuni. Ora gli alpeggiatori guardano al futuro in un’ottica innovativa e di sviluppo sostenibile.



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