CLES (Trento) - Lavoratrici e lavoratori dei
21 centri raccolta materiale della
Val di Non ci stanno più a fare da bancomat alla comunità di Valle. Da mesi lamentano insieme alla
Filcams l’applicazione di un contratto sbagliato che frutta all’ente locale un buon risparmio, ma che si traduce per questi addetti in una perdita mensile lorda di salario che arriva fino a
450 euro al mese. La questione è stata posta nei mesi scorsi all’attenzione dei vertici della comunità di Valle e della cooperativa che gestisce l’appalto, la cooperativa sociale Il Lavoro. ma il sindacato non ha ottenuto nessuna risposta. Da qui la scelta di protestare.

Il nodo della questione è l’applicazione nel
bando di gara della Comunità di un contratto più povero, il multiservizi, invece che quello che sarebbe giusto e coerente con le mansioni svolte, cioè il ccnl dell’igiene ambientale. Una scelta che produce da sei mesi buste paga più leggere grazie al differenziale della retribuzione oraria che nel multiservizi è 3 euro in meno l’ora. A rendere possibile questo “trucco” l’aver inquadrato gli addetti come “semplici custodi”. Una scelta per il sindacato palesemente smentita dal lavoro che svolgono quotidianamente.
Anche perché è il bando stesso che dettaglia funzioni e compiti che vanno ben oltre la custodia, dalla compilazione degli schedari informatici, all’accertamento della natura del rifiuto, dall’inserimento della quantità di rifiuto conferito all’intervento per manutenzioni ordinarie.
“Siamo di fronte ad un vero e proprio paradosso, da una parte la Comunità fa un affidamento per servizio di custodia del Crm, dall’altra declina nel dettaglio le operazioni che devono essere garantite e che vanno ben oltre la mera custodia. A guadagnarci sicuramente la società che ha vinto l’appalto, ma soprattutto la stessa Comunità di Valle che in questo modo ha previsto nel capitolato un contratto meno oneroso, a vantaggio delle proprie casse, ma sulla pelle dei lavoratori. Nella realtà, per noi, si sta aggirando la legge provinciale sugli appalti e se la situazione non viene sanata ristabilendo la giusta retribuzione, si crea un precedente gravissimo e passa l’idea che per risparmiare un ente locale può fare ricorso alla fantasia per attribuire ruoli, funzioni e conseguenti retribuzioni”, denunciano il segretario della Filcams Luigi Bozzato, Carla Tatti, funzionaria sindacale che sta seguendo la vertenza e Alberto Bellini, segretario generale della Funzione pubblica Cgil.
Se la situazione non si dovesse risolvere riconoscendo ai lavoratori il giusto trattamento i sindacati sono pronti ad impugnare l’appalto. “Se c’è stato un errore va sanato. Se invece il problema viene ignorato, come sta accadendo, allora c’è la volontà di insistere su questa strada e non possiamo non tutelare i diritti di chi lavora”, aggiungono.
Ad aggravare il quadro anche le precarie condizioni in cui operano questi addetti. In diversi CRM manca l’acqua calda e i bagni sono chiusi, la pavimentazione è dissestata e non sicura, agli addetti non vengono forniti abbigliamento adeguato e Dpi. Tutte questioni che il sindacato ha segnalato all’Uopsal che in questi giorni sta svolgendo le necessarie verifiche.
Intanto a conclusione del presidio i rappresentanti sindacali hanno avuto un breve confronto con il presidente della Comunità di Valle, Martin Slaifer Ziller. Ci si è ripromessi di approfondire la questione con un incontro da programmare nelle prossime settimane.