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Lavoro: un diritto e un dovere dentro e fuori dal carcere

La situazione carcere a Trento e in Italia

TRENTO - Lavoro: un diritto e un dovere, dentro e fuori dal carcere. Secondo il Rapporto dell’Associazione Antigone, nel 2025, a fronte di 63.500 detenuti presenti nelle carceri italiane, solo 21.700 lavoravano, poco più del 34% del totale. Gran parte delle attività lavorative era all’interno del sistema penitenziario e solo il 4% all’esterno. In questo scenario, Trento è una mirabile eccezione, con un tasso di occupazione al di fuori delle strutture detentive del 20%. Ma se in Trentino i dati sono almeno incoraggianti, il quadro del Paese evidenzia come il tema del pieno riconoscimento del lavoro quale diritto/dovere – anche in carcere – meriti la massima attenzione.

E proprio l’importanza del lavoro per la dignità, la valorizzazione e il recupero della persona è stato al centro dell’incontro intitolato “Lavoro e carcere tra sogno e realtà”, svoltosi presso la Casa Circondariale di Spini di Gardolo nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento. Una location che ha consentito la partecipazione all’incontro di diversi detenuti, che hanno peraltro contribuito alla stesura delle domande poste ai relatori.

Al contempo, un luogo che esprime solo una parte della progettualità tesa a riconoscere il lavoro quale fondamento della società e mezzo di dignità e di inserimento sociale “per rientrare nella comunità come attori protagonisti”, come ha affermato la direttrice della Casa Circondariale Anna Rita Nuzzaci. L’impegno in questa direzione deve però tenere conto di un sistema carcerario disomogeneo, come ha sottolineato il Ministro della giustizia Carlo Nordio, intervenuto in video collegamento e intervistato da Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1.

Vi sono, ha spiegato il Ministro, "situazioni che si prestano a progettualità di eccellenza tese alla promozione del lavoro, ma anche strutture che per vincoli logistici o di tutela non consentono di avviare iniziative in questa direzione. Il Ministero è comunque attivo nell’individuazione di soluzioni capaci di coniugare la certezza della pena, la sicurezza e l’attività rieducativa prevista dalla Costituzione, come il progetto appena presentato relativo alle residenze per i detenuti che avrebbero diritto agli arresti domiciliari ma non hanno un posto dove andare. Una sistemazione alloggiativa associata proprio al lavoro, con particolare riferimento alle occupazioni considerate spesso poco appetibili e quindi “scoperte”.

Ed è proprio al mondo esterno al carcere che bisogna prestare maggiore attenzione, perché, come ha ricordato il Ministro, i suicidi fra i detenuti si verificano più spesso poco prima di uscire dal penitenziario, per mancanza di prospettive.
“Le nostre direttive e l’indirizzo dettato dalla Costituzione – ha detto il Ministro Nordio – sono chiari.
Sappiamo bene che il lavoro pone rimedio alla solitudine e al bisogno e gli interventi che stiamo attuando, anche attraverso il sostegno psicologico, stanno contribuendo a ridurre il fenomeno dei suicidi, che non sono conseguenza del sovraffollamento.”

Interventi per la promozione del lavoro sono in cantiere anche per i detenuti con un passato di tossicodipendenza e devianza, prevedendo specifici percorsi in comunità. “È importante – ha aggiunto il Ministro – superare l’approccio ‘carcerecentrico’, garantendo al contempo sicurezza per i cittadini.” “Se oggi siamo qui ad affrontare il tema fondamentale della promozione del lavoro fra i detenuti è anche grazie all’Autonomia di questa Provincia”, ha detto Mario Tonina, assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione della Provincia Autonoma di Trento, intervenendo nella tavola rotonda moderata da Giovanni Negri de Il Sole 24 Ore. “Un’Autonomia capace di innovare – ha aggiunto l’assessore Tonina – che ci ha spinti a diventare un esempio anche in questo particolare ambito. L’associazionismo, il volontariato, la cooperazione e le imprese lavorano congiuntamente nella stessa direzione. Per quanto riguarda in particolare la Provincia, il mio assessorato, attraverso il Dipartimento salute e politiche sociali, ha creduto nell’iniziativa che partirà a breve proprio qui e che voglio con orgoglio ricordare: il progetto SpiniPizza, esempio concreto di collaborazione tra pubblico, privato e comunità locale frutto del Distretto dell’economia solidale. Un ponte tangibile fra carcere e cittadinanza.”

SpiniPizza, che aprirà nei prossimi mesi, sarà una nuova realtà formativa nel campo della ristorazione aperta alla cittadinanza, accanto al carcere di Spini. “È fondamentale – ha concluso l’assessore Tonina – motivare i detenuti e offrire loro speranza e prospettive, dimostrando, come abbiamo fatto, di meritare la nostra Autonomia grazie all’impegno della nostra comunità.”

“I diritti fondamentali valgono anche in carcere”, ha affermato Daria De Pretis, giurista, già giudice della Corte costituzionale, sottolineando le eccezioni strettamente legate alla condizione detentiva. “Il lavoro – ha aggiunto – è un diritto/dovere che vale anche per chi deve scontare una pena; anzi – ha detto De Pretis – in questa sede è funzionale all’obiettivo della rieducazione.” “Fare rete” coinvolgendo l’intera comunità è il concetto chiave affermato da Lucia Fronza Crepaz, presidente della Conferenza regionale volontariato giustizia. Una collaborazione capace di far “assorbire il carcere dentro il tessuto sociale”. “Qui – ha aggiunto – i volontari hanno aggregato associazioni diverse fra loro. È fondamentale che vi sia un’alleanza.” E il ruolo delle associazioni è importante anche per interfacciare il mondo carcerario con le imprese.

Perchè, come ha spiegato Camilla Lunelli, vicepresidente di Ferrari Trento e direttrice comunicazione, relazioni esterne e sostenibilità del Gruppo Lunelli, imporre quote di assunzione alle aziende non è la strada giusta. Bisogna incontrare i potenziali lavoratori, trovarli motivati e volenterosi di mettersi in gioco. Associazioni e cooperative sociali possono agevolare questo incontro.
Ultimo aggiornamento: 22/05/2026 19:32

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