TRENTO - "L’autonomia del Trentino non è un privilegio recente, ma un percorso di autogoverno radicato in una storia secolare che precede di gran lunga l'appartenenza allo Stato italiano. Ed è proprio questa nostra natura di "terra di mezzo" a imporci, oggi, di essere un modello vivo di convivenza e diplomazia per il mondo, a partire dalle sfide del presente come il conflitto in Ucraina".

È questo uno dei passaggi chiave dell'intervento del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, al Castello del Buonconsiglio. L'incontro si è tenuto durante la sessione "Le ragioni dell'utopia: l'esemplare pacifica risoluzione della questione Sudtirolese nell'80° anniversario dell'Accordo De Gasperi-Gruber", inserita nel convegno «La realtà dell’utopia. La tutela delle minoranze, lo statuto del Trentino-Alto Adige e la vita con gli esclusi di San Francesco e di don Angelo Confalonieri».
Foto @Juliet Astafan - Archivio Ufficio Stampa PAT.
L'evento ha visto un'ampia partecipazione istituzionale e diplomatica. Accanto a Fugatti erano presenti il Presidente della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, e Keith John Pitt, Ambasciatore d'Australia presso la Santa Sede, accompagnato da una rappresentanza diplomatica internazionale che comprendeva gli ambasciatori di Ucraina, Corea del Sud e Giappone.
Tra i relatori figuravano inoltre Rolando Pizzini,
la rappresentante del Trentino nel Segretariato Generale dell’Euregio Elisa Bertò, Alessandro de Bertolini e Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino.
Ripercorrendo i nodi della memoria storica locale, dal ricordo dei 12.000 giovani trentini caduti nella Prima Guerra Mondiale alla serena convivenza che si respira oggi nei raduni tra Schützen e Alpini, il presidente Fugatti ha ribadito come la storia della regione costituisca un patrimonio attivo di pacificazione:
"Fa parte della nostra identità ricordare da dove veniamo - ha evidenziato Fugatti - dopo oltre nove secoli di storia legati al Principato Vescovile e poco più di un secolo di appartenenza all'Italia, il Trentino ha maturato una profonda vocazione al dialogo. Insieme all'Alto Adige/Südtirol, abbiamo l'orgoglio e l'obiettivo di rappresentare un esempio concreto di convivenza e diplomazia per altre realtà che oggi, a partire dall'Ucraina, si trovano in difficoltà".
A sottolineare il valore geopolitico e di prevenzione dei conflitti proprio del modello autonomistico è stato il presidente Arno Kompatscher, soffermandosi sull'eredità dell'Accordo De Gasperi-Gruber e sul confronto con gli scenari internazionali della crisi ucraina e dell'ex Jugoslavia:
«Se pensiamo a contesti come l'ex Jugoslavia, vediamo come si sia cercato di esportare il nostro modello. L'Accordo di Dayton lo ha ricopiato quasi integralmente, così come il famoso accordo di Minsk, purtroppo mai rispettato, che ne riprendeva gli elementi fondanti: ad esempio, il principio per cui gli organi decisionali della regione interessata, in quel caso il Donbass, dovessero rispecchiare la composizione della popolazione in termini di gruppi etnici o religiosi.
Di norma, in democrazia è la maggioranza a decidere. Nel nostro caso, in Provincia di Bolzano, vale un principio diverso: quando una decisione viene percepita da un gruppo linguistico come dannosa per i propri interessi, quel gruppo può attivare un meccanismo di tutela, chiedendo la votazione separata per gruppi. Se nemmeno questo porta a un accordo, ci si può rivolgere all'autorità giudiziaria, anch'essa strutturata su base paritetica.
È proprio per questi strumenti giuridici, ai quali si affiancano il diritto all'insegnamento nella propria madrelingua e la tutela della toponomastica, che la nostra autonomia viene osservata nel mondo con enorme interesse come modello di risoluzione dei conflitti".