TRENTO -
“Tale direttiva [Bolkestein] si applica agli impianti che hanno come unica attività, o, quanto meno, come attività principale, la produzione di energia elettrica, quali i piccoli impianti di derivazioni idroelettriche”. Con tale passaggio, contenuto nella
sentenza di ieri 3 settembre 2026, la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE)
ha escluso l’applicazione della Bolkestein per le derivazioni idriche con potenze uguali o inferiori a 3 000 kW.
“La pronuncia – queste le parole del Presidente del Consorzio BIM Adige Trento,
Michele Bontempelli –
muove da un assunto molto importante, ovvero dal riconoscimento dell’energia come un “bene”, una merce e non come un servizio. Tale principio rafforza ancor più il valore intrinseco dell’idroelettrico: acqua ed energia, rappresentano l’input e output di un processo di produzione che rappresenta, soprattutto per i piccoli concessionari pubblici (Comuni), un elemento fondamentale per lo sviluppo dei territori. Oggi i proventi della produzione vanno a sostenere i bilanci dei nostri Comuni nell’interesse principale dei cittadini”.
Una sentenza, questa, che restituisce al tema delle concessioni dei Comuni una ragionevole tranquillità di prospettiva, dopo anni di incertezza e di preoccupazioni.