SONDRIO - L’etichetta
‘artigianale‘ non può più essere usata da tutti. Lo stabilisce la nuova Legge, in vigore dal 7 aprile 2026, che tutela le denominazioni
“artigianato”, “artigiano” e “artigianale”, riservandone l’utilizzo nella promozione di prodotti e servizi
soltanto alle imprese in possesso della qualifica artigiana e iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di commercio. Ma il rischio è che la legge rimanga sulla carta se le Regioni non si attiveranno rapidamente per
attuarla e renderla concretamente efficace attraverso controlli e sanzioni.

E’ l’allarme lanciato a livello nazionale da
Confartigianato che considera la nuova normativa una svolta storica, conquistata dopo anni di
battaglie contro i “furbetti” che utilizzano il prestigio e il valore dell’artigianato senza averne titolo.
La Confederazione stima in tutta Italia
almeno 850mila i finti artigiani che ingannano i consumatori e alimentano
concorrenza sleale ai danni delle
588mila vere imprese artigiane nei settori più esposti: dall’alimentare alla moda, dall’arredamento all’artigianato artistico, fino ad acconciatori, idraulici e autoriparatori.
“Abbiamo finalmente una norma che chiarisce chi può qualificarsi come artigiano e utilizzare denominazioni che evocano ai consumatori qualità, competenza, origine e lavorazione artigiana.
Non possiamo permettere – sottolinea
Gionni Gritti, Presidente di Confartigianato Imprese Sondrio – che rimanga lettera morta per ritardi applicativi da parte delle singole Regioni. In gioco non c’è soltanto la tutela delle imprese regolari, ma anche quella dei consumatori.