MILANO - Garantire i collegamenti stradali e i servizi essenziali. È stata depositata al Pirellone dal consigliere regionale Alberto Mazzoleni, membro della Commissione Montagna e Vicepresidente Uncem, una mozione che propone l’utilizzo del criterio di continuità territoriale, cioè di salvaguardia dei collegamenti stradali e dei servizi essenziali, in caso di calamità, a integrazione della specifica normativa già esistente.
Il focus è sugli ultimi eventi calamitosi, in particolare quelli che hanno interessato la Valle Camonica (Sonico e Vione), la Valle Brembana (Branzi, Carona, Valleve, Foppolo), la Valle San Martino (Erve) e il Varesotto
“Gli eventi calamitosi che hanno colpito recentemente diversi territori lombardi ci dimostrano ancora una volta che, quando parliamo di dissesto idrogeologico, non possiamo limitarci a valutare soltanto la pericolosità del fenomeno o il numero dei cittadini residenti. Dobbiamo considerare anche quanto una comunità sia dipendente da una determinata strada, da un ponte o da un unico collegamento e quali conseguenze avrebbe la sua interruzione”, dichiara
Mazzoleni
(nella foto).
"Gli episodi delle ultime settimane - prosegue il consigliere regionale
Mazzoleni - hanno evidenziato con grande chiarezza questa vulnerabilità. In Alta Valle Brembana, a Isola di Fondra, l’interruzione della viabilità ha isolato i Comuni di Branzi, Carona, Valleve e Foppolo, mentre ad Algua, il 28 agosto, il distacco di un grosso masso dal versante roccioso ha imposto la chiusura della SP27 della Valle Serina, rendendo necessario utilizzare una viabilità alternativa più lunga e disagevole.
Sono situazioni che ci dicono che una strada può rappresentare molto più di un’infrastruttura: può essere l’unico filo che garantisce a una comunità collegamenti, soccorsi, servizi e attività economiche".
"Lo stesso problema – sottolinea il consigliere regionale – si è manifestato in altre aree montane lombarde: a Sonico, in Valle Camonica, le colate detritiche della Val Rabbia hanno provocato il crollo del ponte di Rino e l’interruzione della SS42 tra Sonico e Malonno; a Bema, in provincia di Sondrio, l’abitato dipende da un’unica viabilità esposta a fenomeni franosi; a Curiglia con Monteviasco e a Erve si sono verificati episodi che hanno nuovamente evidenziato la fragilità delle vie di accesso ai territori montani. Per questo propongo di sperimentare un modello regionale basato sull’individuazione dei ‘nodi critici di continuità territoriale’: punti o tratti nei quali la combinazione tra rischio naturale, infrastrutture e caratteristiche insediative può produrre conseguenze particolarmente gravi sull’accessibilità e sulla vita delle comunità. La Lombardia dispone già di importanti strumenti di conoscenza, pianificazione, monitoraggio, finanziamento e gestione delle attività per la difesa del suolo. La proposta vuole mettere a sistema le informazioni che già possediamo, aggiungendo una lettura funzionale della vulnerabilità del territorio. Dobbiamo sapere in anticipo quali sono le infrastrutture la cui interruzione rischia di isolare un paese, rallentare i soccorsi o compromettere l’accesso a servizi essenziali”.
L’obiettivo è quindi passare sempre più da una logica emergenziale a una logica di prevenzione mirata. Individuare i nodi critici significa poter programmare monitoraggi, manutenzioni, attività diagnostiche e anche piccoli interventi preventivi prima che un evento calamitoso trasformi una criticità conosciuta in un’emergenza.
"Per i territori montani, e penso in particolare alle nostre valli bergamasche, questo approccio può fare la differenza. La sicurezza di una comunità dipende dalla possibilità concreta di raggiungerla in caso di calamità e di garantire continuità ai servizi. È questo il senso della mozione: rafforzare il supporto ai piccoli Comuni e fare della continuità territoriale uno degli elementi attraverso cui stabilire le priorità degli interventi regionali di prevenzione e mitigazione del dissesto”, conclude Mazzoleni.