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Coldiretti Sondrio: meno neve sulle Alpi, la Valtellina "anticipa" gli effetti della siccità

Le riserve idriche regionali sono inferiori del 26% rispetto alla media, con un crollo del 68% per il solo manto nevoso

SONDRIO - La montagna, ancora una volta, gioca d’anticipo. Quello che accade sulle Alpi spesso anticipa fenomeni destinati a manifestarsi anche altrove e il forte deficit di neve registrato quest’anno rappresenta un nuovo segnale d’allarme per il futuro della risorsa idrica e dell’agricoltura.

A evidenziarlo è Coldiretti Sondrio alla luce dei dati diffusi da Arpa Lombardia, che certificano anomalie negative dello Snow Water Equivalent – l’indicatore che misura l’acqua contenuta nel manto nevoso – comprese tra il 30% e il 60% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Il deficit interessa anche i ghiacciai lombardi, dove la disponibilità di acqua immagazzinata nella neve risulta inferiore del 39% rispetto ai valori di riferimento.

Il quadro si inserisce in una situazione regionale già critica, con riserve idriche complessive inferiori del 26% rispetto alla media e punte del 68% in meno per le sole riserve del manto nevoso. Tutto questo mentre l’ondata di caldo che sta interessando il Nord Italia accelera ulteriormente i processi di fusione e riporta al centro il tema della disponibilità d’acqua in vista dei mesi estivi.

«Per un territorio alpino come il nostro questi numeri meritano la massima attenzione – sottolinea il presidente di Coldiretti Sondrio, Sandro Bambinie va peraltro rimarcato che la neve non è soltanto un elemento del paesaggio, ma un vero e proprio serbatoio naturale che alimenta corsi d’acqua, pascoli e attività agricole durante la stagione estiva.
Quando questa riserva si riduce, il territorio diventa più vulnerabile e i primi segnali di difficoltà si manifestano proprio in montagna».

Secondo Coldiretti Sondrio, i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente gli equilibri delle aree alpine, rendendo sempre più frequente l’alternanza tra lunghi periodi senza precipitazioni e fenomeni intensi concentrati in poche ore, con conseguenze dirette sulla gestione delle risorse idriche e sull’attività agricola.

«La Valtellina è una sorta di termometro che misura in anticipo gli effetti della siccità» prosegue Bambini. «Inverni più miti, nevicate meno abbondanti e una fusione sempre più precoce del manto nevoso sono segnali che osserviamo ormai con regolarità e che anticipano criticità destinate a interessare aree ben più vaste del territorio regionale».

Intanto resta alta l’attenzione anche nel bacino del fiume Po, dove il livello idrometrico è sceso dai -3,4 metri del Ponte della Becca, a Pavia, fino ai -8 metri di Cremona, mentre preoccupa l’evoluzione delle coltivazioni in pieno campo in un’area che produce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e concentra circa la metà dell’allevamento nazionale.

«L’agricoltura di montagna è tra le prime a percepire gli effetti del clima che cambia. Per questo diventa fondamentale investire nella capacità di adattamento dei territori alpini e nella gestione della risorsa idrica. Difendere la montagna significa tutelare le imprese agricole che ogni giorno garantiscono presidio del territorio, manutenzione del paesaggio e produzioni di qualità».

Per Coldiretti Sondrio, il deficit di innevamento registrato quest’anno rappresenta l’ennesima conferma di una trasformazione climatica che sta interessando l’intero arco alpino e che, in una provincia di montagna come quella sondriese, assume un significato ancora più rilevante per il futuro dell’agricoltura e del territorio.
Ultimo aggiornamento: 25/06/2026 00:14

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