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Caro vita, imprese, salari e famiglie: in Consiglio provinciale ancora conferenza di informazione

In sala Lenzi il confronto con categorie economiche, sindacati, cooperazione, mondo agricolo e associazioni dei consumatori

TRENTO - Si è svolta oggi, nella sala Lenzi del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, la seconda parte della conferenza di informazione dedicata a “Produttività, salari e costo della vita in Trentino: dinamiche di lungo periodo e fattori di rischio attuali”, richiesta dai capigruppo delle minoranze del Consiglio provinciale.

Dopo il primo appuntamento, incentrato sulle dinamiche di lungo periodo, sulla produttività, sull’inflazione, sul mercato del lavoro e sulla resilienza energetica, la seduta di oggi ha dato voce in particolare al mondo delle imprese, delle categorie economiche, della rappresentanza sindacale, della cooperazione, dell’agricoltura e delle associazioni di tutela dei consumatori. A moderare l’incontro, la dirigente del servizio legislativo, Sandra Perini.

I lavori sono stati aperti dal saluto della vicepresidente del Consiglio provinciale Mariachiara Franzoia. Francesco Valduga (Campobase) ha voluto rinnovare il ringraziamento alla struttura del Consiglio provinciale e della Giunta per aver consentito di organizzare questo momento di confronto. “E’ un percorso che è prima di tutto un momento di approfondimento. Venerdì – ha ricordato – abbiamo sentito una fotografia competente ed appassionata da parte dei relatori. Non possiamo che ringraziarli per la competenza e lo spirito con cui hanno affrontato l’argomento”. “Oltre alla relazione, al punto di visto quello che è la situazione attuale, speriamo di poterci nutrire di qualche prospettiva su un tema che è cruciale, perché andiamo a ragionare di fatto sul senso di fare politica, ovvero quello di migliorare la qualità stessa della vita dei cittadini. Senza un salario adeguato, non si può parlare di qualità della vita. Abbiamo bisogno non solo di capire lo stato dell’arte, ma anche le prospettive. La politica non può che avere il metodo di nutrirsi delle competenze di chi vive il territorio”.

È intervenuto quindi il vicepresidente della Provincia e assessore allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca Achille Spinelli, che ha voluto ringraziare le categorie presenti e mettendosi a disposizione per rispondere ad eventuali domande che possano emergere nel dibattito.

Il sistema produttivo trentino
La prima parte del confronto è stata dedicata all’impatto della crisi e dell’incertezza sistemica sulle imprese trentine, con particolare attenzione ai costi di produzione, alla competitività e all’accesso al credito.
Delladio: Riforme strutturali e non solo emergenza
“L’andamento dell’economia e delle imprese impatta tutti ed è fondamentale essere consapevoli della situazione e studiare insieme soluzioni condivise”, ha detto Lorenzo Delladio, presidente di Confindustria Trento. Il comparto industriale, ha spiegato, attraversa una fase complessa, segnata dall’aumento dei costi di produzione, energia e trasporti, che ha ridotto la competitività delle imprese. Delladio ha citato i dati della Camera di Commercio, soffermandosi sull’export, calato del 5% nel primo trimestre 2026 rispetto all’anno precedente. Tra i settori più colpiti ha indicato il tessile e la meccanica, in particolare l’automotive, anche per i riflessi della crisi industriale tedesca. “L’industria è in rallentamento da quasi tre anni”, ha aggiunto, richiamando un quadro globale segnato da conflitti, dazi, tensioni commerciali e da una competizione guidata da Cina e Stati Uniti, mentre l’Europa fatica a reagire in modo unitario. Per Delladio il Trentino deve rafforzare le imprese con maggiore produttività e potenziale di crescita, senza dimenticare il resto del sistema economico. Le priorità indicate sono innovazione, internazionalizzazione, ricerca, formazione, attrattività dei talenti, casa, welfare, energia, trasporti, aree industriali e semplificazione burocratica. Guardando al 2040, ha chiesto una strategia industriale di lungo periodo: “Dobbiamo disegnare insieme l’impresa del futuro”. Servono, ha concluso, “misure strutturali, non solo emergenziali”.
De Zordo: produttività stagnante e problemi di personale

Andrea De Zordo, presidente della Camera di commercio di Trento, ha offerto una lettura complessiva dello stato dell’economia provinciale, sottolineando la tenuta del sistema imprenditoriale locale nonostante il susseguirsi di shock internazionali. Nel primo trimestre 2026, ha ricordato, il fatturato dei settori esaminati è cresciuto dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo il +0,8% del 2024 e il +1,2% del 2025. Positivi i segnali da turismo e agricoltura, mentre il mercato del lavoro resta vicino alla piena occupazione, con un tasso di occupazione attorno al 72% e una disoccupazione poco superiore al 2%. La resilienza del Trentino, ha spiegato, è legata alla diversificazione settoriale, che consente di assorbire meglio le crisi: durante la pandemia era stata la manifattura a sostenere la ripresa, mentre oggi sono i settori più orientati al mercato interno a guidare la crescita. La manifattura, invece, soffre la caduta dell’export: -5% nel primo trimestre 2026, dopo il -3,3% del 2025, con cali verso Germania, Stati Uniti e Regno Unito. Ancora più marcata la flessione delle importazioni, pari al -16,6%, definita “un campanello d’allarme che non può essere ignorato”. De Zordo ha poi richiamato produttività stagnante, carenza di manodopera e credito in calo. Il Trentino resta tra le regioni europee più produttive, ma il divario con i territori comparabili è peggiorato di oltre il 20%. Secondo Excelsior, inoltre, il 55% delle figure ricercate è di difficile reperimento. “È l’incertezza, più ancora della tensione in sé, a rallentare la nostra economia e i nostri imprenditori”, ha concluso.

Danielli: sempre meno giovani nelle imprese artigiane
Giorgio Danielli, presidente territoriale dell’Associazione Artigiani Valle dell’Adige, Valle dei Laghi, Rotaliana, Paganella e Valle di Cembra, ha portato il punto di vista del mondo artigiano. “Come artigiani analizziamo la situazione che viviamo”, ha detto, richiamando anzitutto il tema degli stipendi, giudicati spesso troppo bassi rispetto all’aumento del costo della vita. Danielli ha posto l’accento sulla difficoltà di reperire manodopera, sottolineando come, oltre alla qualifica professionale, siano indispensabili anche la conoscenza della lingua italiana, delle abitudini del territorio e delle normative. “C’è una componente di immigrazione fondamentale — ha osservato — ma se non conosce la lingua diventa difficile spiegare cosa deve fare e far comprendere il rispetto delle norme”. Sul fronte della competitività, ha richiamato anche il problema dell’età media dei lavoratori, in particolare nell’edilizia ma più in generale in tutti i settori dell’artigianato. “Proviamo ad affrontare il futuro — ha aggiunto — talvolta sacrificando lo stipendio dell’artigiano in favore dei dipendenti. Il benessere del dipendente incide direttamente su produttività, serenità e socialità”. Danielli ha concluso richiamando la necessità di guardare ai prossimi anni con fiducia, ma anche con realismo: “Abbiamo stimoli per affrontare questi anni in maniera positiva. La produttività deve crescere, la ricchezza deve crescere, ma deve essere sostenibile”.

Rocca: Terziario componente fondamentale dell’economia trentina
Sergio Rocca, direttore di Confcommercio Trentino, ha letto l’intervento predisposto dal presidente Giovanni Bort, impossibilitato a essere presente. Ha ricordato che il terziario è una componente essenziale della vita economica e sociale del territorio: alberghi, bar, negozi, ristoranti, servizi professionali, turismo, logistica e presidi quotidiani di comunità. Il sistema trentino ha mostrato capacità di tenuta, con una crescita dello 0,5% nel 2025 e un fatturato in aumento del 2,1% nel primo trimestre 2026, ma resta esposto a instabilità, energia, inflazione, digitale e clima. “L’incertezza non è più un episodio, ma una componente stabile della quotidianità”, ha detto. Sul costo dell’energia, Rocca ha parlato di “tassa invisibile sul futuro”, perché riduce margini, investimenti e capacità di innovare. Ha poi richiamato produttività ferma, burocrazia, credito e carenza di personale: il 54,7% delle figure è di difficile reperimento. Il terziario, ha concluso, è “forte, ma non invulnerabile”.

Paissan: salari deboli e costo più alto della vita
Per Mauro Paissan, presidente di Confesercenti del Trentino il tema di questa conferenza è il tema di come si vive in Trentino. I numeri sono impietosi: salari deboli e costo più alto della vita per i cittadini. Margini ridotti, costi in aumento ed economia in stagnazione per le imprese. Ma a suo avviso il costo della vita in Trentino ha un nome su tutti: la casa (affitto e mutuo, prima ancora di spesa quotidiana, energia e trasporti). Occorre dunque partire dall’abitare per incidere su salari e produttività, due soggetti che non sono però nemici, ma due forze che si alimentano a vicenda. La produttività però non nasce da un nuovo contratto, ma dalla formazione, dalla semplificazione. Dalla qualità, non dalla quantità. Casa, servizi, tempi e qualità di vita, prospettive di crescita e senso di una comunità dove restare: questo ci chiedono oggi i giovani. Non solo quanto, dunque, ma come e perché. E per questo serve una visione d’insieme capace di tenere insieme tutte le variabili. E su questo occorre lavorare tutti insieme. Anche per scongiurare la desertificazione commerciale di cui Trento è capofila: le piazze si svuotano e i consumatori si rivolgono sempre più spesso online. A questo, ha sottolineato Paissan, è collegato il tema della sicurezza. Una via abbandonata al degrado spegne la voglia di tenere aperta una saracinesca: Confcommercio chiede alle istituzioni di farsi carico di sicurezza e decoro urbano, “primo indispensabile investimento per far vivere il commercio nei territori”. Parlando di costi, Paissan ha puntato il dito contro la burocrazia che costa 680 milioni di euro l’anno e si configura dunque come una tassa occulta sulla produttività. Ridurla costerebbe poco, ha detto, restituendo tempo e fiducia a chi fa impresa. Quanto alla demografia, l’emergenza riguarda sopratutto i giovani che sempre meno fanno imprenditoria. Occorre agire assieme al mondo dell’informazione rendendo desiderabile l’idea di mettersi in proprio. E valorizzare il talento femminile con servizi e pari opportunità reali e parità salariale. Saremo forti solo insieme, tutti gli attori economici e sociali, ha concluso Paissan e solo così potremo costruire un Trentino migliore, più equo e attrattivo, restituendo fiducia alle famiglie, sostenendo le imprese e rafforzando il lavoro.

Bertolini: Per il turismo dati positivi, ma la marginalità si assottiglia
Alberto Bertolini, vicepresidente dell’Associazione Albergatori ed Imprese Turistiche della Provincia di Trento, ha sottolineato come il turismo non sia solo un settore economico, ma una filiera che attraversa ospitalità, commercio, artigianato, agricoltura, cultura e cura del territorio. I numeri, ha ricordato, sono positivi: domanda alta, posizionamento solido e crescente internazionalizzazione. Tuttavia, il buon andamento dei flussi non deve nascondere le criticità: margini più sottili, costi più alti, complessità gestionale e difficoltà a programmare. Tra i nodi principali Bertolini ha indicato la carenza di personale, ormai strutturale, e il tema della casa: “Trovare un alloggio per i lavoratori è ormai un fattore di produzione, come l’energia o il credito”. Ha chiesto quindi risposte stabili su urbanistica, fiscalità, partenariato pubblico-privato, recupero degli immobili inutilizzati e affitti sostenibili. Sulle locazioni turistiche ha precisato che non si tratta di una battaglia ideologica, ma della necessità di regole comparabili su sicurezza, fiscalità, trasparenza e qualità. Bertolini ha poi richiamato incertezza internazionale, costi energetici, credito e necessità di investimenti “pazienti”. La produttività nel turismo, ha aggiunto, non si misura solo con numeri e taglio dei costi, ma con qualità dell’esperienza, professionalità e valore diffuso sul territorio. “Le imprese sono pronte a fare la loro parte — ha concluso — ma chiedono un contesto che lo renda possibile”.

Il mondo agricolo
Ampio spazio è stato dedicato anche al comparto agricolo e cooperativo, chiamato a confrontarsi con l’aumento dei costi, le trasformazioni dei mercati, la tenuta delle filiere e le ricadute sui produttori e sui consumatori.
Baldo: senza redditività non c’è futuro
Mara Baldo, presidente di CIA - Agricoltori Italiani Trentino oggi fare impresa è diventato molto più complesso e per l’agricoltura lo è ancora di più, dovendo fare fronte ad aumento dei costi, cambiamenti climatici, nuove normative e contesti internazionali instabili. Nonostante ciò, le aziende dimostrano la volontà di investire. Anche i giovani ci sarebbero, se i margini non fossero così ridotti e gli investimenti così onerosi e gli adempimenti sempre più complessi. Per questo quando si parla di produttività si dovrebbe parlare anche di redditività e di salari, che rappresentano una delle più importanti criticità per le imprese agricole. Altra questione centrale l’accesso al credito e il rapporto con il sistema finanziario con un crescente peso degli adempimenti: la sostenibilità deve essere non solo quella ambientale o quella sociale, ma anche quella economica e quella amministrativa delle imprese. Le realtà agricole sono perlopiù familiari e di piccole dimensioni e la mole di adempimenti per l’accesso al credito rischiamo di emarginare proprio quelle realtà. Stesso discorso vale per la tecnologia, che può rappresentare per certi aspetti una grande opportunità, ma troppo spesso viene percepita come un trasferimento di adempimenti dalla Pat alle imprese, trasformandosi da opportunità ad ulteriore costo organizzativo.
In conclusione la crescita del Trentino passa dalla capacità di costruire un equilibrio tra obiettivi condivisi e sostenibilità delle imprese.

Coller: Lavorare insieme per risolvere le criticità
Diego Coller, presidente di Confagricoltura, ha parlato di una situazione difficile. Abbiamo avuto una riduzione delle marginalità, dovuta ai costi inflattivi, oltre al rialzo dei tassi d’interesse. Ha ricordato quanto influenzino i costi aumentati a causa delle crisi internazionali. Per quanto riguarda il settore dell’export delle mele, ha detto che sta registrando ancora un dato positivo. Anche per il mondo della Confagricoltura, quello del personale è un problema, ma si stanno cercando soluzioni con la Provincia. In merito alla questione delle retribuzioni, ha ricordato come il costo della vita sia molto aumentato negli anni, ma i salari all’intero del comparto siano stati aumentati per compensare l’aumento dell’inflazione. Anche per il tema casa, ha detto che la problematica è reale, ma si sta lavorando per trovare una soluzione. “Dovremo anche pensare di studiare nuovi mercati – ha detto alla luce della situazione internazionale – per aumentare le possibilità di esportazione”. Per quanto riguarda il sistema vitivinicolo, ha ricordato che le produzioni sono limitate e si deve lavorare soprattutto sulla qualità. “Credo che dal punto di vista tecnico, sia sul settore vinicolo, sia frutticolo, abbiamo fatto diverse sperimentazioni e passi in avanti”. Anche per quanto riguarda il settore agricolo, è fondamentale l’innovazione e la sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda la difesa delle produzioni da malattie e insetti alieni. Altro tema trattato, quello della burocrazia, che per il settore è un costo molto alto. “In Trentino possiamo lavorare per mantenere il territorio com’è, per migliorare il turismo, per migliorare la viabilità. Ma io dico sempre che dobbiamo fare sistema tutti insieme per il bene del territorio”.

Barbacovi: agricoltura stretta tra costi, clima e burocrazia
Per Gianluca Barbacovi – presidente della Federazione provinciale Coldiretti l’agricoltura sta vivendo un momento particolarmente complesso dovuto principalmente all’aumento dei costi e la difficoltà di trasformarli in reddito. Ha evidenziato il paradosso di una filiera in cui i consumatori pagano prezzi elevati mentre agli agricoltori resta una quota minima del valore finale del prodotto. Tra le principali criticità ha indicato anche gli effetti del cambiamento climatico, con eventi estremi, siccità, grandinate e nuove problematiche fitosanitarie che incidono sulla produttività e fanno lievitare i costi. Infine ha richiamato il peso della burocrazia e delle procedure amministrative, comprese quelle legate alla manodopera, chiedendo una maggiore semplificazione per consentire alle imprese di investire e restare competitive.

Dalpalù: i giovani hanno bisogno di imprese strutturate
Renato Dalpalù, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, ha richiamato il peso dell’incertezza sulle imprese, citando non solo dazi e tensioni geopolitiche, ma anche il cambio euro-dollaro, particolarmente penalizzante per alcuni comparti, a partire dal vino. “Ormai da un decennio, forse di più, operiamo in un contesto di grande incertezza”, ha osservato, sottolineando come questo renda più difficile programmare investimenti. “Se le imprese non investono, è evidente che nel medio periodo questo si riflette sulla produttività”. Dalpalù ha poi indicato nelle risorse umane una questione trasversale a tutti i settori. Il problema, ha spiegato, non è solo reperire personale, ma anche integrare chi arriva da contesti extraeuropei: “Occorre investire sull’integrazione, dobbiamo preoccuparcene tutti”. Ha richiamato inoltre il tema delle competenze rare, soprattutto tra i giovani formati in ambito scientifico, che hanno bisogno di imprese strutturate, capaci di offrire percorsi di formazione e carriera. Sul credito, Dalpalù ha ricordato la solidità del sistema trentino e la presenza territoriale del credito cooperativo, pur riconoscendo la necessità di criteri oggettivi e numerici nella valutazione delle imprese. Ha quindi posto l’attenzione sull’occupazione femminile, ancora distante dalle medie europee, sulla perdita di potere d’acquisto reale e sui territori periferici, dove servono politiche capaci di valorizzare patrimonio, servizi e possibilità di continuare a vivere e lavorare.

I sindacati
La seconda parte della conferenza ha affrontato il tema del potere d’acquisto, dei salari e del welfare dal punto di vista del mondo sindacale.
Grosselli: crescita debole, servono salari e welfare più forti
Andrea Grosselli, segretario generale di CGIL del Trentino ha lanciato un allarme sulla crescita economica provinciale, che negli ultimi anni e nelle previsioni per il prossimo futuro si attesta attorno allo 0,1%, un dato inferiore alla media nazionale e sostenuto soprattutto dall’aumento in controtendenza della popolazione. Secondo Grosselli, il Trentino non può accontentarsi dei buoni risultati di turismo e investimenti pubblici, ma deve interrogarsi sulla capacità del proprio modello economico di generare sviluppo duraturo e risorse sufficienti per sostenere welfare, sanità e istruzione. Grosselli ha poi richiamato gli effetti dell’inflazione, ricordando che dal 2017 i prezzi sono aumentati mediamente del 23%, con rincari ancora più marcati per energia e beni essenziali. Un fenomeno che ha colpito in modo particolare le famiglie a reddito medio-basso, mentre gli aumenti salariali e le misure fiscali adottate finora non sono riusciti a recuperare integralmente la perdita di potere d’acquisto. Ampio spazio è stato dedicato all’Icef e alle politiche di welfare provinciale. Grosselli ha evidenziato come l’attuale sistema rischi di penalizzare molte famiglie che, pur avendo visto crescere il reddito nominale, non hanno registrato un reale miglioramento delle proprie condizioni economiche. L’effetto è una riduzione dei benefici o addirittura l’uscita da alcune misure di sostegno. Per questo la Cgil chiede meccanismi di adeguamento all’inflazione e una revisione degli indicatori, affinché il welfare continui a tutelare le famiglie con figli, le persone con disabilità e i nuclei più esposti all’aumento del costo della vita. In conclusione, Grosselli ha sostenuto che un welfare più forte e meglio calibrato non rappresenta soltanto una misura di giustizia sociale, ma anche uno strumento di politica economica capace di sostenere i consumi, rafforzare la coesione sociale e contribuire alla crescita del territorio.

Bezzi: la contrattazione di secondo livello può essere una risposta
Michele Bezzi, segretario generale della CISL del Trentino, è partito da una analisi comparata della creazione e distribuzione del valore nel settore manifatturiero tra Trento e Bolzano per una contrattazione di secondo livello. “Abbiamo visto come l’inflazione sia sempre più elevata, il welfare fa quello che fa, i contratti nazionali non arrivano a recuperare l’inflazione. I lavoratori rischiano, pur lavorando, di faticare ad arrivare a fine mese. Con dati oggettivi – ha detto – si è visto che i contratti nazionali non arrivano a coprire il valore di inflazione e la contrattazione di secondo livello non riescono a portare quel valore aggiunto. Ha parlato di un campione di 884 imprese, sulle quali si sono analizzati i bilanci di 884 imprese, ricordando come però a Bolzano vi siano imprese di grandi dimensioni, mentre a Trento sono piccole e micro imprese. Da dati è emerso che il valore aggiunto a Trento è più alto rispetto a Bolzano, nonostante le dimensioni diverse delle imprese. Tuttavia il salario medio in Alto Adige/Südtirol è più alto. Guardando la distribuzione del valore, a Bolzano va di più ai dipendenti. Mentre sugli altri livelli, tra quanto va a Impresa, finanza, Stato e proprietà, la differenza è proprio quanto rimane alla proprietà: “Mentre a Bolzano rimane di meno alla proprietà perché ridistribuito ai lavoratori, mentre a Trento rimane di più alla proprietà”. Sul tema della attrattività, ha posto il tema sul reddito. “Siamo convinti che per dare risposte ai nostri lavoratori sia necessario intervenire proprio sul secondo livello.”

Largher: la casa è il vero ostacolo di chi lavora
Il segretario della Uil Walter Largher ha indicato nell’emergenza abitativa una delle principali criticità per il futuro del Trentino. Il caro casa, ha spiegato, sta alimentando lo spopolamento delle valli e rendendo sempre più difficile attrarre e trattenere lavoratori, giovani e famiglie. Se in passato l’acquisto della casa rappresentava un passaggio naturale nel percorso di crescita di una famiglia, oggi l’accesso alla proprietà è diventato quasi impossibile e anche il mercato degli affitti presenta costi insostenibili. Largher ha puntato l’attenzione soprattutto sulla cosiddetta “fascia grigia”: lavoratori e lavoratrici che hanno redditi troppo alti per accedere all’edilizia pubblica, ma insufficienti per acquistare o affittare un’abitazione sul mercato libero. Una situazione che rischia di bloccare percorsi professionali e di mobilità sociale, fino al punto che alcune persone rinunciano a opportunità di lavoro per non perdere i benefici legati alla casa o perché impossibilitate a trovare un alloggio a prezzi accessibili. Secondo il sindacalista, il Trentino paga l’assenza di una strategia strutturale sull’abitare dopo le grandi politiche pubbliche del passato. Gli obiettivi di ampliamento del patrimonio abitativo fissati negli anni scorsi sono rimasti in larga parte disattesi, mentre migliaia di appartamenti restano sfitti o vengono destinati ad altre forme di utilizzo più remunerative. Da qui ha lanciato tre idee/proposte: massiccio pacchetto di risolse dedicate alla “fascia grigia”; creazione di un soggetto provinciale capace di fare da intermediario tra proprietari e inquilini dedicato alla tutela della fascia media; separazione tra Itea e fascia produttiva. Per Largher, affrontare il problema della casa non è soltanto una questione sociale, ma una condizione indispensabile per sostenere l’occupazione, la crescita economica e la tenuta delle comunità locali.

Consumatori
In chiusura, il confronto si è concentrato sull’impatto del caro vita su cittadini e famiglie, con il contributo delle associazioni di tutela dei consumatori.
Biasior: occorre agire contro la speculazione cattiva
Carlo Biasior, direttore del Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti, è partito dal dato richiamato dalla Camera di commercio sulla fiducia dei consumatori, tornata su livelli analoghi a quelli del 2020. Biasior ha posto il tema della tutela dei cittadini di fronte agli aumenti dei prezzi, distinguendo tra dinamiche di mercato e comportamenti speculativi. “Al di là di quello che può essere un aumento spontaneo o individuale dei prezzi, che rientra nella cosiddetta speculazione, non esiste una norma che tuteli davvero il consumatore”, ha osservato. Secondo Biasior, servono informazioni trasparenti e comportamenti corretti lungo tutta la filiera di formazione del prezzo. Da qui la proposta di normare quella che ha definito la “speculazione cattiva”, ricordando come durante la pandemia fosse stato elaborato un disegno di legge, poi però rimasto senza concreta applicazione. Critico anche il giudizio sull’attuale osservatorio prezzi, che, “fatto così, non serve a nulla”, così come sul sistema del cosiddetto “Mister prezzi”. Biasior ha sollecitato strumenti capaci di gestire realmente la concorrenza, conoscendone i limiti e intervenendo quando necessario. Ha poi richiamato il tema del sovraindebitamento, ricordando che non esiste una definizione automatica e che solo il giudice può accertarlo, pur in presenza di numerosi casi registrati negli ultimi anni. In chiusura ha ricordato che dal 2012 anche le microimprese possono segnalare pratiche commerciali scorrette e ha richiamato l’attenzione sui processi europei legati alla remunerazione dei depositi bancari e ai nuovi strumenti finanziari, sottolineando la necessità di un monitoraggio attento. “Più pubblico nel privato è utile — ha concluso — ma in alcuni casi è necessario”.

Il dibattito finale
In chiusura Francesco Valduga ha ringraziato tutti coloro che sono intervenuti per “una serie di elementi importanti che ci hanno trasferito”. Ha posto l’accento sul tema dei salari: “La domanda che mi resta è come conciliare produzione e salari”, ha concluso, rivolgendosi in particolare ai rappresentanti di categoria.
Francesca Parolari (PD) ha parlato della strategicità della formazione a tutti i livelli. “C’è in ballo una riforma degli istituti tecnici, che in Trentino viene traslata di un anno”, ha ricordato e ha chiesto se siano coinvolte le categorie.
Maria Bosin (PATT) ha voluto ringraziare chi ha promosso questa conferenza di informazione e chi l’ha organizzata, sottolineando quanto gli interventi abbiano contribuito a formare un quadro della situazione trentina e ponendo l’accento sul tema della casa: “un tema che dovrà trovare dei riscontri”.
Anche Eleonora Angeli (Misto) ha ringraziato per l’organizzazione di una conferenza che “ha fornito molti spunti utili. Il Trentino dispone di basi solide, ma per affrontare i prossimi anni sarà necessario intervenire in modo coordinato non a comparti stagni, ma a vasi comunicanti”.
Credo che la sfida sia l’ingaggio delle associazioni di secondo livello”, ha detto Michela Calzà (PD). Ha parlato della digitalizzazione e soprattutto dei giocani: “Credo che i giovani apprezzino di poter lavorare in settori come agricoltura, artigianato” e turismo e ha chiesto come si possa migliorare l’offerta.
La conferenza ha rappresentato un secondo momento di approfondimento su una questione che attraversa in modo trasversale il sistema trentino. Dopo l’analisi tecnica proposta nella prima giornata, il confronto odierno ha permesso di raccogliere il punto di vista dei soggetti economici e sociali direttamente coinvolti nelle dinamiche del caro vita: imprese, lavoratori, famiglie, consumatori, agricoltura, turismo, commercio, artigianato, industria e cooperazione.
Al centro sono rimasti alcuni nodi comuni: l’aumento dei costi di produzione, la tenuta del potere d’acquisto, l’adeguatezza dei salari, la competitività delle imprese, l’accesso al credito, il welfare, la casa, i consumi e la capacità delle politiche pubbliche di accompagnare cittadini e sistema produttivo in una fase segnata da incertezza economica, crisi internazionali e trasformazioni strutturali.
Ultimo aggiornamento: 24/06/2026 19:48

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