TRENTO - In mostra a palazzo Trentini le foto di
Remo Mosna nei suoi 80 anni "
Da Hinault a Pogacar come non li avete ancora visti in bicicletta".
C’è
Jacques Anquetil che passa da Levico con il Giro rosa del 1966. C’è un
Ivan Basso versione 1993 tra i protagonisti della Coppa d’Oro giovanile. C’è
Gianni Bugno che nel 1980 va a prendersi, ancora campione acerbo, la stessa Coppa a Borgo Valsugana (e poi rieccolo invece già campione affermato). Poi
Felice Gimondi, Marco Pantani, Laurent Fignon (ricordate il fortissimo biondino con gli occhiali rotondi?). E
Simoni, Valverde, Colbrelli, anche un
Tadej Pogacar prima ragazzino sconosciuto alla Coppa d’Oro 2014, poi campionissimo ripreso sull’Alpe d’Huez durante il Tour di quest’anno. Naturalmente non può mancare
Checco Moser e c'è pure un omaggio video al fratello più vecchio, Aldo. E' una mostra tutta da godere, quella inaugurata oggi pomeriggio, una sorta di appendice del grande Festival dello Sport di Trento e intitolata “
Trentino, dove passano e nascono i campioni”.

Per l’edizione che annuncerà anche l’edizione trentina 2031 del mondiale dei mondiali delle due ruote, si tratta indubbiamente di una bella sorpresa, che viene appunto dalle proposte espositive di
palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale. Si tratta di un omaggio agli 80 anni di ferro e all’archivio personale di
Remo Mosna, visto che 60 anni di ciclismo vengono raccontati proprio attraverso l’obiettivo del decano dei fotografi trentini, già ciclista da ragazzo e poi dal 1969 fotoreporter con il flash privilegiato per la disciplina più amata.
La rassegna – aperta poi fino al
25 ottobre – espone dunque gli scatti del fotografo aldenese, che nel corso della sua lunga carriera ha seguito
Giro d’Italia, Tour de France, Campionati del mondo e numerose competizioni nazionali e internazionali, collaborando anche con testate come La Gazzetta dello Sport e l’Adige.
La mostra – ha spiegato oggi il curatore,
Alessandro de Bertolini della Fondazione Museo storico del Trentino - non propone soltanto una galleria di grandi protagonisti, ma anche i paesaggi, il pubblico, l’attesa e tutto ciò che vive intorno alla corsa. Il percorso di visita è articolato in tre sezioni:
“Il Trentino e i teatri di gara”; “
Il Trentino e i grandi campioni”; “Bernard Hinault”, quest’ultima con una decina di scatti tutti riferiti all’inimitabile carriera del grande transalpino classe 1954 (5 Tour, 3 Giri, 2 Vuelta, 1 campionato del mondo, 1 Parigi-Roubaix...), non a caso ospite da domani a Trento per il
Festival dello Sport.
Nel suo complesso la mostra intreccia memoria, territorio e volti, restituendo l'immagine di un Trentino che è stato insieme luogo di passaggio, terreno di sfida e terra capace di far nascere grandi campioni. Nello sguardo di Mosna la fotografia sportiva supera così la dimensione della cronaca per diventare racconto e memoria collettiva. Ecco, questo è il punto: lo sport è una disciplina storiografica al pari delle altre ed è un fenomeno che si riverbera fuori dai campi da gioco. Ricordo che se c'è via Mantova a Trento è perché i velocipedisti irredentisti di inizio secolo vollero omaggiare gli amici lombardi giunti in comitiva fin nel capoluogo'.