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Trento: “Fiume che cammina”, il libro poetico di Pattini racconta la transumanza

venerdì, 22 novembre 2019

Trento – “Fiume che cammina. Transumanza: patrimonio dell’Umanità”, il libro poetico e fotografico di Alberto Pattini sarà presentato giovedì 28 novembre, alla 20,30 a Trento nella sala Caritro in via Calepina. Volume in brossura, formato 28 x 21 cm, 144 pagine, 32 poesie e 99 fotografie a colori, stampato da Grafiche Futura.Prezzo: 20 euro

Fiume che cammina - Alberto PattiniIl libro “Fiume che cammina“, propone immagini e versi che ripercorrono la vita di pastori e i luoghi attraversati con il loro gregge: dalle montagne trentine della catena del Lagorai (il suo nome deriva dalla numerosa presenza di laghi alpini), fino ai pascoli di Altino e Jesolo sul mare Adriatico veneto e viceversa lungo il percorso millenario della transumanza sul quale successivamente i Ro-mani costruirono la strada Claudia Augusta Altinate.

Saggi di prefazione del volume:
Professoressa Marta Villa, Antropologa culturale alpina, docente Università degli Studi di Trento e ricercatrice Università della Svizzera Italiana. Presidente Club per l’UNESCO di Trento.
Professor Annibale Salsa, presidente del Comitato scientifico di Tsm/Step – Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio di Trento, Presidente del Comitato scientifico del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige,
Esperto di cultura alpina nel consiglio dell’Università della Valle d’Aosta. Già docente di Antropologia filosofica e culturale presso l’Università di Genova, Già Presidente generale del Club Alpino Italiano (CAI) con il patrocinio Club per l’UNESCO di Trento.

RECENSIONI
Marta Villa: “Le immagini e le parole che Alberto Pattini ci dona in questa pubblicazione sono emozione pura e rappresentano la dimensione più autentica e viva del mondo pastorale: lo scrigno che l’autore ci permette di aprire è costellato di sguardi, di amorevolezze, di dolci cure che il pastore, uomo o donna che sia, giovane o di età più matura, elargisce ai propri animali, la sua famiglia. La poesia fatta di versi che si rincorrono o di colori sulla carta è la modalità più sincera per descrivere questa speciale modalità di percorrere l’ambiente, che ci avvicina tra esseri umani, che ci riconcilia con la natura, che ci affascina catturandoci. Le pagine sono un incanto che osserviamo a bocca aperta, si materializzano suoni e profumi di paesaggi, ci colpiscono nel profondo perché sono manifestazione intima delle nostre radici più antiche, a cui non possiamo restare indifferenti. Un fiume che cammina è il vero patrimonio dell’umanità perché è l’umanità.
Questo libro ci regala un messaggio di speranza: il pastore errante non è più solo a cantare nelle praterie notturne, ma accanto a lui/lei c’è ciascuno di noi, capace di sapere ascoltare i suoi silenzi, capace di rispettare il suo sacro cammino.

Madrano di Pergine - gregge Laner

Annibale Salsa: “Il libro di Alberto Pattini – «Fiume che cammina» – dedicato alla «transumanza patrimonio dell’umanità», appare particolarmente idoneo a valorizzare l’antica pratica. Sfogliandone le pagine risulta molto evidente quanto l’Autore abbia saputo immedesimarsi empaticamente nel fiume tortuoso degli ovini. L’alternanza armoniosa fra testi poetici e narrativi integrata da fotografie di indubbia forza comunicativa ci aiuta a comprendere il valore della transumanza come fatto culturale. Le aree geografiche dove Pattini documenta, con amore, pastori e greggi sono quelle delle regioni di nord-est che dal Trentino – sua terra d’origine – scendono verso le pianure venete dopo la fine dell’estate alpina o che, da quelle pianure e marine, risalgono in primavera verso le malghe della montagna. I luoghi prescelti corrispondono a quelli frequentati da antiche famiglie di pastori della Valle dei Mòcheni, dell’alta Valsugana e del Tesino, del Primiero e del Vanoi, della Valle di Fiemme. Nomi evocativi di montagne e paesi come Palù del Fersina e Kamauz, Vigolo Vattaro, i Lagorai con la Val Campelle, Carbonare, Canal San Bovo, cui fanno da contrappunto le terre paludose e nebbiose di Castelfranco Veneto e Scorzé, dei guadi del fiume Piave a Valdobbiadene, della bassa padovana. I fiumi e i canali, con le loro sponde ripariali, sono le vere autostrade del pascolo vagante che si accontenta di poco ma che sa restituire molto a chi riesce ad andare oltre le semplici apparenze. Difronte ad un mondo omologato nel quale i «saperi» veicolati dalla tradizione sono stati velocemente spazzati via da manifestazioni di pseudo-nuovismo, dal rifiuto di gesti antichi altamente simbolici, da una ritualità di passaggio carica di significati densi, dare valore alla transumanza come bene culturale assume il significato di una vero e proprio risarcimento morale”.

L’AUTORE

Alberto Pattini, nato a Trento, amante della poesia e studioso di storia del territorio e dell’arte, è autore di 31 libri e di numerosi articoli giornalistici d’attualità in testate locali e nazionali. E’ stato ricercatore alacre e divulgatore di biochimica e alimentazione dello sport, pubblicando in riviste internazionali di medicina dello sport.

Ha vinto alcuni concorsi nazionali e internazionali di poesia; nel 2014 ha pubblicato le sue liriche nei volumi “Il Trentino dei sentimenti” abbinando la sua poesia alla prosa di Daniela Larentis e in “Il cuore delle Alpi. Sulle ali del Trentino”. E’ stato direttore artistico del Concorso Nazionale di Poesia “Il lago nel cuore”. Nel 2016 ha dato alle stampe il libro con 105 liriche dal titolo “Poesia del Trentino – La melodia della Grande Madre”.
Nel 2017 ha realizzato come regista il film documentario “Pastori erranti sotto le stelle – dall’Adriatico al Lagorai” e nel 2018 “Suoni vaganti in Trentino”.
Tra il 2017 e il 2018 ha esposto la mostra poetica e fotografica “Fiume che cammina” con grande successo di pubblico al Muse di Trento, al Museo geologico delle Dolomiti di Predazzo, all’Icering di Miola di Pinè e in molte altre località del Trentino.
Nel 2019 ha allestito la mostra fotografica e poetica “Lacrime di resina – Foreste ferite in Trentino” a Trento in loc. Candriai e a Borgo Valsugana.

Un fiume che cammina è il vero patrimonio dell’umanità perché è l’umanità

Il libro regala un messaggio di speranza: il pastore errante non è più solo a cantare nelle praterie notturne, ma accanto a lui/lei c’è ciascuno di noi, capace di sapere ascoltare i suoi silenzi, capace di rispettare il suo sacro cammino.

Poesia: “Un mondo invisibile di lana che vive lentamente percorrendo
le radici della cultura del territorio.
Vivo distante dall’eccitazione dell’asfalto convulso / dai ciottoli infangati dalla falsità / dai clamori mondani / preferisco i sentieri polverosi della meraviglia”.

Il racconto: La famiglia Laner di Kamauz in Valle dei Mòcheni è ancora una delle poche famiglie in Europa che conduce una vita da nomadi, che le permette ancora di sopravvivere economicamente. Sono persone umili e motivate da una forte passione per questo mestiere costellato da molti sacrifici. Si lavora 365 giorni all’anno sempre all’aperto, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con sole, pioggia, neve e nebbia, con temperature calde e fredde, consapevoli di portare avanti una tradizione singolare che permette di avere il privilegio di godere delle bellezze naturali.

Toccante è stata la frequentazione con il “pastore buono” di Cavalese Marco Demattio detto Scota, il decano dei pastori in attività nelle Alpi orientali. Un uomo di altri tempi, dalla saggezza sconfinata e dalla capacità di adattarsi a qualsiasi difficoltà sempre con positività e con il sorriso sulle labbra.
Scota è un vero eremita errante, ha abbandonato le comodità in modo radicale da oltre quarant’anni, ancora oggi qualche volta di notte dorme vicino al suo gregge avvolto da un telo impermeabile verde.
Ha abbracciato incondizionatamente la natura e da questa riceve la sua forza vitale.

La transumanza è un lungo vagabondare in cerca di libertà e di pace e “dell’oro verde”, un’immersione tra vette aguzze e paesaggi selvaggi negli eremi di alta quota, ascoltando il fragore delle fragili cattedrali di cristallo ed ammirando cieli blu cobalto tra foreste vergini, acque incredibilmente cristalline di laghi incantevoli, pascoli fioriti e fragorose cascate. Un’esperienza sensoriale attraverso uno dei paesaggi più selvaggi del pianeta dove una natura rigogliosa risveglia l’anima di chi la contempla in silenzio e con gran rispetto.

Questa affascinante esperienza durata quatto anni con giovani pastori e non mi ha permesso di vivere emozioni uniche toccando con l’anima la poesia della natura in un viaggio errante e di comprendere che il ruolo del pastore è legato alla tutela della natura e della sostenibilità ambientale.
Ogni volta al mio ritorno ho trasformato in versi le emozionanti sensazioni vissute nei momenti di gioia e di sofferenza dei pastori unendo i suoni della natura a quelli dell’anima.

“Nello smeraldo tappeto / di azzurre campanule ondeggianti / all’ombra di alteri e sublimi / monti del mistero / dove nulla è perduto / s’odano i battacchi dei campanacci / delle nuvole vaganti echeggiare a festa / Di notte ruminano e tintinnano / nel silenzio colorato dalle stelle / la ninna nanna del pastore errante / il vento sospinge lontano / nei deserti recinti delle città / le laceranti dimore dei fantasmi della coscienza” Alberto Pattini

Un ruolo fondamentale per il pastore lo ricopre l’amico fedele.
I cani della razza “Lagorai” oltre ad essere molto affettuosi sono bravissimi nel mantenere compatto il gregge e a radunare tutti gli animali in ogni momento, oltre a fare la guardia notturna. La presenza di lupi ed orsi ha costretto ultimamente i pastori a dotarsi anche di cani di guardianeria come i maestosi cani maremmano-abruzzesi.

La terza conferenza internazionale per contrastare la desertificazione, che si è svolta a Cancún, ha indicato la transumanza come il modo più efficace di allevamento per migliorare la biodiversità del pascolo, ridurre l’anidride carbonica e sostenere la conservazione di grandi spazi naturali non antropizzati.
Questa antica tradizione di allevamento permette agli animali di vivere nel benessere più assoluto, sempre allo stato brado, in modo che siano loro a scegliere le erbe che vogliono mangiare.

Tutelare e conservare la pastorizia vagante è una nostra responsabilità, in quanto dobbiamo mettere in risalto l’importanza della transumanza come elemento culturale dal forte contenuto identitario, che da secoli ha saputo creare intensi legami sia sociali che economici tra pastori e abitanti dei centri attraversati. Questa consapevolezza è un passo in avanti per la difesa di una ricchezza naturale fondata su tradizioni, cultura, sapori e conoscenze.



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