ALDINO (Bolzano) - Risolto il mistero del r
itrovamento osseo del
Bletterbach. Negli ultimi anni un team internazionale di ricercatori, tra cui la paleontologa sudtirolese
Evelyn Kustatscher (foto credit Geoparc Bletterbach, Peter Daldos) si è occupato intensamente degli effetti della grande estinzione di massa del
Permiano-Triassico sui vertebrati marini.
U

n osso fossile proveniente dal sito Patrimonio Unesco Dolomiti Bletterbach ha a lungo rappresentato un enigma, che ora è stato risolto: il reperto è stato attribuito a un rettile marino preistorico. Oltre a questo ritrovamento, anche una rara placca dentaria fossile proveniente dal Bletterbach ha fornito nuovi importanti dati. 252 milioni di anni fa si è verificata la più grande estinzione di massa della storia della Terra: a questo passaggio dal Paleozoico al Mesozoico, circa il 95 per cento delle specie marine e circa il 75 per cento degli animali terrestri si estinsero a causa di un intenso vulcanismo, di un forte riscaldamento globale e dell'acidificazione degli oceani.
Questa devastante catastrofe ambientale è ben documentata nel
Patrimonio Unesco Dolomiti Bletterbach ad Aldino in Alto Adige, nella cosiddetta Gorz, in corrispondenza del limite
Permiano-Triassico. Un team internazionale di ricercatori si è ora occupato degli effetti di questa "grande estinzione", esaminando nel dettaglio, a fronte di una documentazione fossile scarsa, materiale sia di nuova raccolta sia già esistente, per comprendere i modelli di estinzione e di ripresa dei vertebrati marini. In questo contesto sono stati analizzati più da vicino anche
due fossili provenienti dalla Gola del Bletterbach ad
Aldino: un osso fossile e una placca dentaria.
Una vertebra tra le testimonianze più antiche di un rettile marino corazzato Nell'estate del 2010, negli strati di Werfen, nel tratto superiore della Gola del Bletterbach, fu rinvenuta a sorpresa una vertebra fossile che, dal punto di vista scientifico, fino ad oggi non aveva potuto essere identificata con certezza.
Nell'ambito di un progetto di ricerca internazionale, il mistero legato a questo raro osso ha ora trovato una soluzione: "La vertebra appartiene a un rettile marino riconducibile al gruppo dei rettili marini corazzati", spiega la paleontologa Evelyn Kustatscher. "I rettili marini corazzati, secondo le attuali conoscenze, popolavano i mari poco profondi del Triassico circa 248-242 milioni di anni fa ed erano imparentati con i noti plesiosauri dal collo lungo." Il reperto del Bletterbach è tuttavia di alcuni milioni di anni più antico rispetto a questo intervallo finora noto e risale già al Triassico inferiore. "Questo solleva a sua volta la domanda se le origini di questi rettili marini possano risalire fino al Permiano più tardo, e non si siano sviluppate solo nel Triassico inferiore dopo l'estinzione di massa più grande della storia della Terra", afferma Andrzej S. Wolniewicz dell'Accademia Polacca delle Scienze, esperto nel campo dei rettili marini – un'ipotesi che dovrà ancora essere verificata attraverso ulteriori ritrovamenti fossili e relative ricerche.
Ogni nuovo ritrovamento di questo raro gruppo animale può quindi contribuire a comprendere meglio l'evoluzione dei primi rettili marini. Una placca dentaria del Bletterbach potrebbe rivelare una specie finora sconosciuta La Gola del Bletterbach ad Aldino non permette solo a scienziati e scienziate di tutto il mondo di studiare più da vicino la vita dopo la grande estinzione di massa, ma offre anche uno sguardo raro sugli ultimi ecosistemi marini immediatamente precedenti la grande estinzione di massa. Tra questi rientrano una lastra di pietra ricca di fossili di pesci grandi quanto una mano, rinvenuta negli strati di Bellerophon, circa 5 milioni di anni più vecchi, scoperto nei primi anni di ricerca nella gola, quando Josef Perwanger di Redagno sosteneva il lavoro scientifico, come anche il ritrovamento: una rara placca dentaria. "Questo reperto del Bletterbach amplia il quadro finora esistente sulla fauna marina precedente alla più grande estinzione di massa della storia della Terra", spiega Baran Karapunar dell'Università di Leeds, inquadrando l'importanza dei ritrovamenti fossili. "La placca dentaria fossile della Gola del Bletterbach dimostra che il pesce del genere Bobasatrania viveva qui ancora poco prima dell'estinzione di massa. Che questo genere sia sopravvissuto alla catastrofe lo dimostra un ulteriore ritrovamento al Kühwiesenkopf, a Braies: lì Bobasatrania compare anche dopo l'evento di estinzione", afferma Karapunar. "La placca dentaria si differenzia per forma da tutte le specie finora conosciute e potrebbe appartenere addirittura a una specie finora sconosciuta. Per confermarlo, tuttavia, sono necessari ulteriori ritrovamenti", precisa la paleontologa sudtirolese Evelyn Kustatscher.
La pubblicazione "New insights into the extinction and recovery of marine vertebrates across the Permian–Triassic mass extinction event in the Dolomites, Southern Alps, Italy" è apparsa sulla rivista Journal of Vertebrate Paleontology ed è liberamente consultabile online all'indirizzo