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Trento, scuola: la discussione sul ddl Degasperi

In aula è ripreso il confronto con gli interventi in discussione generale di Degasperi, Gerosa, Malfer, Maestri e Coppola

TRENTO - Tutto ancora in standby per quanto riguarda il futuro del ddl scuola. La seduta è iniziata con la parte conclusiva dell’intervento illustrativo del consigliere Filippo Degasperi sul suo disegno di legge, il ddl n. 22/XVII, a cui è seguita la replica dell’assessore Francesca Gerosa. Sono poi intervenuti Michele Malfer (Campobase), che ha parlato per tutta l’ora a sua disposizione, Lucia Maestri (Pd del Trentino) e Lucia Coppola (AVS), che riprenderà l’orazione nel pomeriggio.

Degasperi: maggior controllo per le scuole paritarie

Filippo Degasperi (Onda) ha riaperto i lavori dell’aula, continuando il discorso illustrativo del suo disegno di legge, il ddl n. 22/XVII, ripercorrendo l’articolato. Sull’art. 2 ha spiegato che si tratta di una richiesta di sostegno per le scuole paritarie. Nel suo intervento, Degasperi ha sostenuto che il riconoscimento della parità scolastica non sia un diritto automatico per gli istituti privati, ma una concessione subordinata al rispetto di precise condizioni fissate dalla Provincia. Secondo il consigliere, tra queste condizioni dovrebbe rientrare anche l’obbligo di garantire ai docenti delle scuole paritarie trattamenti economici analoghi a quelli della scuola pubblica. Degasperi ha parlato apertamente di una “diaspora” di insegnanti dalle scuole paritarie verso quelle pubbliche, attribuendola anche alle differenze salariali e alle condizioni di lavoro. Ha quindi criticato l’attuale normativa, definendo insufficiente il semplice richiamo al rispetto dei contratti di settore. Un altro punto centrale dell’intervento ha riguardato i dirigenti delle scuole paritarie. Degasperi ha denunciato l’assenza di requisiti specifici per ricoprire tali incarichi, a differenza di quanto avviene nella scuola pubblica, proponendo criteri di accesso analoghi e sistemi di rotazione degli incarichi. Ha citato anche le indicazioni dell’Autorità nazionale anticorruzione, sostenendo che la lunga permanenza degli stessi dirigenti alla guida di enti che gestiscono milioni di euro pubblici possa favorire “incrostazioni” e pressioni esterne. Nel mirino del consigliere anche i finanziamenti provinciali alle istituzioni formative private, con riferimenti diretti agli importi destinati a diversi enti paritari trentini. Degasperi ha contestato la disparità di trattamento rispetto ad altri settori convenzionati con il pubblico, come scuole dell’infanzia e RSA, dove già esistono vincoli economici e contrattuali imposti dalla Provincia. L’esponente ha poi illustrato alcune proposte di riforma della formazione professionale trentina, giudicata ferma a modelli introdotti oltre vent’anni fa. Tra le modifiche avanzate: semplificazione dei passaggi tra terzo, quarto e quinto anno, riduzione degli esami intermedi e maggiore orientamento dei percorsi verso il conseguimento della maturità. Degasperi ha criticato il sistema delle promozioni scolastiche, sostenendo che l’attuale meccanismo finisca spesso per formalizzare promozioni già decise, senza reali verifiche delle competenze degli studenti.

Gerosa: accuse respinte al mittente

L’assessora all’istruzione Francesca Gerosa ha respinto le critiche del consigliere Filippo Degasperi sulla scuola trentina, difendendo l’impianto del sistema educativo provinciale e rivendicando il valore dell’autonomia.
In apertura Gerosa ha contestato la ricostruzione fatta dal consigliere sul percorso del disegno di legge, negando qualsiasi ostracismo da parte dell’assessorato. «Non c’è stata alcuna volontà di evitare il confronto sul suo documento», ha detto, ricordando rinvii e assenze nelle sedute di commissione. Poi l’affondo personale: «Da come l’ha descritta lei sembra che tutto il mondo ce l’abbia con lei, soprattutto io. Ma non è così. Si dà troppa importanza». Nel merito, l’assessora ha difeso i risultati della scuola trentina, soprattutto sul fronte dei dati INVALSI. Pur riconoscendo «un calo importante nel post-Covid», Gerosa ha sottolineato che il Trentino mantiene risultati superiori rispetto alla media nazionale. «L’eccellenza della scuola trentina è dovuta agli eccellenti docenti che abbiamo», ha affermato, accusando Degasperi di avere «un innamoramento per il sistema nazionale» e di guardare troppo spesso ai modelli esterni: «Non si può essere autonomisti a giorni alterni». Gerosa ha inoltre respinto il collegamento tra calo dei risultati e minore rigidità del sistema scolastico: «Il presidente INVALSI non fa nessun nesso tra bocciature e risultati». Al contrario, ha sostenuto che il modello trentino punta a «un approccio non punitivo, ma educativo, di accompagnamento e crescita». Sulla dispersione scolastica, l’assessora ha rivendicato numeri migliori rispetto alla media italiana: «Il dato trentino è al 7%, contro il 12,3% nazionale». Da qui la critica all’idea di reintrodurre gli esami di riparazione tradizionali, considerati una visione «della scuola del passato». Più sfumata invece la posizione sull’alternanza scuola-lavoro. Gerosa ha riconosciuto che «le ore erano davvero esagerate» e ha ricordato che la Provincia le ha già ridotte, inserendo nel conteggio anche le attività di orientamento. «Le posizioni non sono poi così lontane», ha ammesso, pur difendendo l’impostazione provinciale. L’assessora ha poi respinto le accuse sulle risorse alle scuole paritarie, sostenendo che Degasperi avrebbe presentato «dati incompleti», senza considerare il costo del personale nelle scuole provinciali. E ha criticato duramente il tentativo di estendere l’accesso agli atti alle paritarie, parlando di «approccio inquisitorio e complottista». Gerosa ha ribadito la necessità di migliorare il sistema scolastico senza però «demolirlo ogni volta dicendo che siamo peggiori degli altri», invitando a valorizzare anche «il buono che c’è nella scuola trentina». Gerosa ha criticato l’impianto del disegno di legge del consigliere Filippo Degasperi sulla valutazione scolastica, concentrandosi in particolare sull’articolo 5 relativo alle carenze formative e agli esami di riparazione. Gerosa ha accusato il consigliere di voler riportare la scuola indietro di quindici anni: «Lei accusa tutti di guardare a una scuola vecchia, ma è lei che torna indietro nel tempo». L’assessora ha contestato soprattutto la reintroduzione degli esami a settembre, definiti «una farsa che ricade sulle spalle delle famiglie».
Secondo Gerosa, il sistema proposto da Degasperi scaricherebbe infatti sui genitori il peso del recupero scolastico estivo: «Le famiglie tireranno fuori soldi per pagare qualcuno che aiuti i figli a recuperare le materie. È sempre stato così». Un meccanismo che, ha aggiunto, penalizzerebbe soprattutto chi non dispone di risorse economiche o strumenti culturali adeguati: «Non tutte le famiglie possono farlo, e non è compito delle famiglie sostituirsi ai docenti». Nel suo intervento l’assessora ha anche evidenziato quella che considera una contraddizione interna al DDL. Pur introducendo gli esami di riparazione, la proposta consentirebbe comunque ai consigli di classe di ammettere gli studenti anche in presenza di insufficienze non sanate. «Lei introduce un esame a settembre, aggiungendo un carico sulle famiglie, per poi dire comunque al ragazzo: “Sai che c’è? Anche questa resta una carenza formativa”». Gerosa ha ironizzato anche sugli aspetti organizzativi previsti dal testo, che imporrebbero di ricostituire a settembre i vecchi consigli di classe: «Andiamo a ripescare docenti magari finiti in altre scuole, faremo il turismo dei consigli di classe». Per l’assessora, inoltre, l’esperienza del resto d’Italia dimostrerebbe che gli esami di riparazione non producono un reale aumento delle bocciature: «I dati ci dicono che dove esistono ancora non si boccia comunque». Nel finale, Gerosa ha ribadito la propria disponibilità al confronto, accusando però Degasperi di preferire la polemica politica alla costruzione di soluzioni condivise: «Fare disegni di legge con l’ottica di governare è un atto di responsabilità che probabilmente il consigliere Degasperi dovrebbe cominciare a valutare».

Michele Malfer: la scuola al centro del dibattito

Il consigliere provinciale Michele Malfer ha aperto il suo intervento in aula con un ringraziamento esplicito ai proponenti dei due disegni di legge sulla scuola, sottolineando come il vero merito del confronto sia stato quello di “riportare la scuola al centro del dibattito pubblico”. Un tema che, ha osservato, troppo spesso viene affrontato solo in termini di scontro politico e non come occasione di riflessione collettiva.
I due provvedimenti, ribattezzati nel dibattito pubblico come “DDL sulle carenze”, affrontano il tema delle insufficienze formative e dei debiti scolastici, ma per Malfer rappresentano qualcosa di più ampio: uno spunto per interrogarsi sul modello educativo e sull’idea stessa di conoscenza che la società intende trasmettere alle nuove generazioni. “La scuola – ha detto – non è un semplice apparato amministrativo, ma un ambiente formativo vivo, nel quale si costruisce quotidianamente un equilibrio delicato fra apprendimento, crescita personale e responsabilità collettiva”. Nel corso dell’intervento Malfer ha insistito sulla complessità del sistema scolastico, richiamando problemi organizzativi, carenza di organici, ritardi nelle nomine e difficoltà sempre più evidenti nella gestione didattica. In particolare ha ricordato come, soprattutto nelle sedi periferiche, all’inizio dell’anno scolastico possa mancare fino al 20-30% del personale docente, con organici che spesso si completano soltanto fra ottobre e novembre. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della valutazione scolastica. Secondo Malfer occorre distinguere fra “misurare” e “valutare”: “La misurazione registra dati, la valutazione interpreta processi”. Il rischio, ha spiegato, è quello di ridurre la complessità educativa a una semplice scala numerica. “Il voto non è una quantità, non è una misura fisica, non è un dato neutro”. Da qui la riflessione sulla funzione pedagogica della scuola e sul valore di una valutazione “incrementale”, capace di valorizzare il miglioramento dello studente più che la sola prestazione finale. “Conta quanto sei migliorato ancora più di quanto sei bravo”, ha affermato, sottolineando come la valutazione debba essere chiara, motivata e utile a orientare il percorso degli studenti. Malfer ha poi richiamato il ruolo educativo della scuola in senso più ampio, parlando di cittadinanza, relazioni, responsabilità condivise fra famiglie, insegnanti, territorio e istituzioni. “La scuola lavora per lo studente e non lo studente per la scuola”, ha detto, aggiungendo che il vero obiettivo dovrebbe essere insegnare ai ragazzi “a imparare”, fornendo loro un metodo per affrontare un mondo del lavoro e una società in continua trasformazione. Critico verso alcune derive del confronto politico e mediatico, Malfer ha invitato a evitare una lettura “muscolare” o personalistica del dibattito: “Questo non è un duello. La scuola riguarda il patrimonio più vero, più alto e più nobile del nostro futuro”.
Nel prosieguo del suo intervento in Consiglio provinciale, Michele Malfer ha approfondito il tema della valutazione scolastica, insistendo sulla necessità di distinguere tra “errore” e “sbaglio”. “Mi piace più parlare di errori – ha detto – perché nell’errore c’è la fantasia. Lo sbaglio è l’applicazione meccanica di una formula, l’errore invece appartiene a chi prova strade nuove”. Per Malfer la scuola deve quindi “insegnare anche l’errore”, riconoscendolo come parte integrante dell’apprendimento e della crescita personale.
Il consigliere ha poi richiamato il tema della docimologia, definita come “la scienza della valutazione educativa”, sottolineando come il dibattito politico spesso trascuri la complessità del giudizio scolastico. “La valutazione non è mai neutra, è sempre un atto interpretativo e professionale”, ha spiegato, ricordando che dietro ogni voto esistono osservazioni, criteri condivisi, esperienza professionale e responsabilità educativa.
Secondo Malfer il rischio della politica è quello di semplificare eccessivamente il tema della valutazione attraverso interventi simbolici o numerici. Come esempio ha citato il ritorno del voto di condotta introdotto dal governo Berlusconi nel 2008: “L’intenzione dichiarata era riportare serietà nel sistema, ma nella pratica si è prodotta soprattutto una modifica formale”. Da qui la convinzione che “non sono i numeri a rendere più seria la scuola”, bensì “la qualità della didattica, la competenza dei docenti e la coerenza dei criteri valutativi”. Nel suo intervento Malfer ha richiamato anche una recente sentenza del Tribunale di Modena, relativa a una docente sanzionata per aver assegnato un voto gravemente insufficiente a studenti assenti a una verifica programmata. “La valutazione non può essere usata come strumento punitivo”, ha osservato, sostenendo che il voto non debba mai trasformarsi in “un giudizio sulla persona”. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo collegiale della scuola e alla professionalità degli insegnanti. “La scuola è seria non quando irrigidisce i voti, ma quando rafforza la qualità del giudizio professionale”, ha detto, invocando più formazione pedagogica e valutativa per i docenti, sia in ingresso sia durante la carriera. Malfer ha poi riconosciuto alcuni aspetti positivi contenuti nel disegno di legge, fra cui il rafforzamento della governance scolastica, l’attenzione all’inclusione, la razionalizzazione dei percorsi formativi e il tema dell’orientamento. Ha però ribadito la necessità di evitare approcci troppo rigidi o puramente selettivi. Particolarmente articolata la riflessione sugli esami di recupero a settembre, cuore del provvedimento. Richiamando studi comparativi sul sistema trentino e sulla riforma nazionale del 2007, Malfer ha sostenuto che i recuperi estivi rischiano di accentuare le disuguaglianze sociali: “Gli studenti con maggior capitale culturale e familiare riescono ad avere più strumenti, più supporto e più opportunità”. Secondo il consigliere, il periodo estivo diventa così “il momento dell’anno in cui si amplificano maggiormente le differenze sociali”. Da qui il richiamo al ruolo inclusivo della scuola e alla necessità di partire soprattutto dagli studenti più fragili: “La scuola deve lavorare per gli studenti e in particolare per quelli che hanno meno possibilità culturali, economiche e familiari”. Pur riconoscendo che molti insegnanti chiedano strumenti più efficaci per affrontare il problema delle insufficienze e delle carenze formative, Malfer ha espresso perplessità sull’introduzione di un sistema fortemente centrato sugli esami di riparazione. “Il rigore educativo non coincide con il rigore selettivo”, ha affermato, sostenendo che la scuola debba “accompagnare” gli studenti nel percorso verso l’età adulta più che limitarsi a classificarli. In chiusura il consigliere ha ribadito che il dibattito sulla scuola rappresenta comunque “un’occasione preziosa” per riflettere sul futuro del sistema educativo trentino: “Tutti vogliamo il bene della scuola. Forse sarebbe stato meglio cercare una sintesi più condivisa, capace di tenere insieme gli aspetti positivi emersi da entrambe le proposte”.

Maestri: la legge Salvaterra nata da un intera legislatura di ascolto

La consigliera provinciale del Pd Lucia Maestri è intervenuta nel dibattito sui disegni di legge relativi alle carenze formative nella scuola trentina, difendendo una visione della scuola “come comunità” e criticando l’approccio che rischia di trasformare il recupero delle insufficienze in un modello prevalentemente sanzionatorio.
In apertura Maestri ha ringraziato il collega Michele Malfer “che con grandissima passione, grandissima competenza ha portato in quest’aula la conoscenza del mondo della scuola”. Secondo l’esponente dem, “queste competenze siano l’unica base e la base fondamentale dalla quale partire quando si comincia in aula a parlare di scuola”.
Non è mancata una stoccata all’assessora Francesca Gerosa, accusata di non aver preso sul serio il confronto consiliare dopo il richiamo per lo sforamento dei tempi di intervento: “Forse non sta prendendo seriamente questi nostri interventi, perché pensa siano azioni ostruzionistiche. Io penso invece che siano il contributo competente e autorevole che una minoranza sa portare dentro questo Consiglio”.
Maestri è poi entrata nel merito dei due provvedimenti sulle carenze formative: il ddl 22 del 2024 presentato da Filippo Degasperi e il successivo ddl 75 della Giunta provinciale. La consigliera ha sottolineato come il primo introducesse “un sistema graduato che conservi i debiti per casi circoscritti, ma che ripristini gli esami di riparazione quando l’ampiezza delle carenze è tale da compromettere il regolare progresso nell’anno successivo”, mentre il testo della Giunta abbia proposto un sistema più ampio basato sulla personalizzazione dei percorsi e sulla valutazione formativa.
Nel suo intervento Maestri ha richiamato anche alcune riflessioni del pedagogista Matteo Lancini tratte dal libro Sii te stesso a modo mio, citando il passaggio secondo cui “voti, note, sospensioni e bocciature fanno da sempre parte dell’armamentario concepito dalla scuola italiana per temprate i nostri ragazzi”. E ancora: “La scuola agli occhi di molti ha perso senso e significato e viene disinvestita dagli adolescenti”.
Secondo Maestri, il nodo centrale è stato quello della prevenzione delle difficoltà scolastiche più che della loro sanzione finale: “Non abbiamo mai fatto un ragionamento sul prevenire il formarsi delle carenze”. La consigliera ha insistito sulla necessità di ripensare la scuola secondaria, rafforzare la formazione pedagogica dei docenti e costruire “un lavoro in team multiprofessionale a scuola”.
L’esponente Pd ha inoltre difeso l’impianto della legge provinciale 5 del 2006, la cosiddetta legge Salvaterra, ricordando che “non è frutto di un intervento estemporaneo ma è l’esito del lavoro di un’intera legislatura dedicata all’ascolto e alla concertazione con il mondo della scuola”.
Tra i temi centrali affrontati anche quello delle disuguaglianze sociali. Per Maestri gli eventuali esami di settembre hanno rischiato di penalizzare gli studenti più fragili: “Gli esami di settembre sono una discriminazione sul livello di partenza perché la condizione sociale delle famiglie, il censo delle famiglie, la differenza la fa e la mantiene”.
La consigliera ha denunciato poi “l’eccessiva burocratizzazione dell’attività dei docenti”, sostenendo che “per prevenire le carenze dobbiamo liberare tempo per insegnare”. Da qui la richiesta di ridurre il numero di studenti per classe e semplificare il lavoro amministrativo degli insegnanti.
Infine, Maestri ha rivendicato una concezione della scuola che non si limiti alla trasmissione delle conoscenze: “Penso che la scuola sia una palestra formativa e sia il luogo nel quale un ragazzo e una ragazza conoscono se stessi, il modo di stare al mondo e di costruire il loro futuro”. E ha concluso con un appello a un confronto meno ideologico e più condiviso: “Quando parliamo di percorsi personali, formativi, umani e di comunità dovremmo mettere meno miccia sulle schermaglie politiche”.

Coppola: la strada tracciata da Don Milani

La consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra Lucia Coppola è intervenuta nel dibattito richiamando il valore pedagogico di Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani e ponendo al centro il tema della relazione educativa, della dispersione implicita e dell’impatto dei social sui giovani.
In apertura Coppola ha ringraziato il proponente del disegno di legge e il consigliere Michele Malfer “per la grande capacità di approfondimento” dimostrata in aula, sottolineando come “la passione che uno mette nel proprio lavoro si possa trasformare poi all’interno del lavoro politico”. La consigliera ha quindi ricordato il ruolo fondamentale avuto da Lettera a una professoressa nella sua esperienza personale e professionale: “Credo che per un insegnante dovrebbe essere il libro dei libri e che chiunque voglia intraprendere questa professione non dovrebbe prescindere dalla lettura di questo libro”. Coppola ha raccontato di averlo considerato “un maestro” durante quasi quarant’anni di insegnamento.
Nel suo intervento ha descritto la scuola di Barbiana come esempio di una scuola “aperta, impegnata, seria”, capace di trasmettere cultura anche ai ragazzi più poveri e svantaggiati. Ha ricordato che molti studenti di Barbiana “non avevano neanche le scarpe ai piedi”, ma grazie all’insegnamento di Lorenzo Milani sono riusciti a studiare lingue, scienze, letteratura e a costruirsi un futuro.
Secondo Coppola, il nodo centrale resta la capacità della scuola di generare passione: “È esattamente la passione che poi fa scattare l’apprendimento”. La consigliera ha sostenuto che “nessun bambino, nessun ragazzo è un libro vuoto quando arriva a scuola”, perché ogni studente porta con sé una storia personale, culturale e familiare che deve essere riconosciuta e valorizzata.
Coppola ha criticato una scuola che considera l’istruzione soltanto come preparazione al lavoro futuro, ribadendo invece il valore della conoscenza come strumento di crescita personale e civile. Ha ricordato inoltre le dure critiche di Lettera a una professoressa verso gli insegnanti incapaci di comprendere le difficoltà degli studenti più fragili, quelli che “tornando a casa dovevano andare a lavorare” oppure “si alzavano alle quattro di mattina per governare le bestie”.
La consigliera ha poi richiamato gli ultimi dati Invalsi, definiti “uno sguardo lucido ma piuttosto inquietante sullo stato della scuola italiana”. Pur registrando un miglioramento della dispersione scolastica esplicita, Coppola ha evidenziato il peggioramento della cosiddetta “dispersione implicita”: studenti che terminano il percorso scolastico senza aver acquisito competenze fondamentali.
“Il 52% dei maturandi raggiunge il livello base in italiano e addirittura solo il 49% in matematica”, ha osservato, sottolineando che “quasi la metà dei diplomati entra nel mondo adulto senza gli strumenti cognitivi essenziali”.
L’esponente di Avs ha inoltre evidenziato le forti differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese, definendole “ferite sociali che la scuola potrebbe essere in grado di colmare, ma non sempre viene messa nelle condizioni di poterlo fare”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle competenze digitali e dell’uso degli smartphone. Coppola ha riconosciuto che le competenze tecnologiche sono ormai indispensabili, ma ha messo in guardia rispetto alle difficoltà relazionali che accompagnano l’uso eccessivo dei social.
La consigliera ha detto di non aver giudicato negativamente le misure introdotte dal ministro Giuseppe Valditara sui cellulari in classe, spiegando che “anche ascoltando gli insegnanti rappresentano un grandissimo problema”. A suo giudizio, “la linea di demarcazione fra l’utilizzo a livello scolastico e l’utilizzo tout court è molto lieve”.
Da qui il sostegno all’utilizzo degli armadietti per depositare i telefoni durante le lezioni. “Può essere il minimo di disintossicazione”, ha affermato, osservando come ormai “intere famiglie non si parlano più, ognuno con il cellulare in mano”.
Con tono ironico e personale, Coppola ha infine raccontato di aver cercato anche lei di limitare l’uso dello smartphone: “La sera faccio l’uncinetto così tengo le mani occupate ed evito di prendere in mano il cellulare”.
Ultimo aggiornamento: 06/05/2026 16:13:53

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