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Trento è la seconda città più verde d’Italia

Da 7 anni è sui primi due gradini del podio, bene le città lombarde

TRENTO - Anche quest’anno Trento si conferma tra le città più sostenibili d’Italia. È infatti al secondo posto della graduatoria di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che misura le performance ambientali dei 106 capoluoghi italiani.

L’anno scorso al vertice della classifica, Trento in questa edizione dell’indagine si scambia il posto con Mantova, che nel 2025 era al secondo posto, mentre in questo 2026 ha conquistato la vetta. Al terzo posto Bolzano, al quarto Cremona e al quinto Reggio Emilia. Chiudono la classifica Palermo, Reggio Calabria e Napoli.

Il risultato di Trento conferma le ottime prestazioni degli ultimi anni. La città infatti è stata prima nel 2025, posizione che aveva già occupato nel 2020, nel 2021 e nel 2023, mentre nel 2022 e nel 2024 è arrivata seconda. Dunque negli ultimi sette anni la città è sempre stata nei primi due gradini del podio. A ritirare il premio a Roma oggi è stato l’assessore alla Mobilità sostenibile e all’Ambiente Michele Brugnara.

Il sindaco Franco Ianeselli ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto: “Essere ai vertici della classifica di Ecosistema Urbano per il settimo anno consecutivo, sempre al primo o al secondo posto, è un risultato importante che testimonia l'attenzione della nostra comunità alla sostenibilità ambientale. Tra i nostri punti di forza ci sono le elevate percentuali di raccolta differenziata, la diffusione degli impianti fotovoltaici sugli edifici comunali e il trasporto pubblico. Restano alcuni aspetti su cui migliorare, dalla dispersione idrica alla rete ciclabile, fino all’estensione della zona a traffico limitato che a Trento è limitata dalla stessa conformazione del territorio. Al di là dei numeri, leggiamo questo risultato anche come un'espressione del senso civico della nostra comunità. Le classifiche sono importanti non solo per riconoscere i traguardi raggiunti, ma soprattutto perché ci permettono il confronto con altre realtà, imparando da chi fa meglio e continuando a migliorare”.

L'assessore alla Transizione ecologica e digitale Andreas Fernandez ha approfondito alcuni degli indicatori del rapporto: “L'indice complessivo di Trento è pari al 76,53 per cento, a fronte di una media nazionale del 54,24 per cento. Un dato significativo che conferma il percorso intrapreso dalla città e che rende allo stesso tempo sempre più impegnativo raggiungere ulteriori miglioramenti. La soddisfazione per il secondo posto resta dunque alta, nella consapevolezza che mantenere e migliorare questi risultati richiede un lavoro costante e interventi sempre più mirati”.

Le migliori performance riguardano anche quest’anno la raccolta differenziata (all’83,1 per cento, 8° posto in Italia) e la produzione annua di rifiuti (433 chilogrammi per abitante, 13°posto), il solare pubblico (16,4 kW la potenza installata su edifici pubblici ogni mille abitanti, 13° posto), i passeggeri del trasporto pubblico (145,8 viaggi per abitante all’anno, 19° posto) e l’offerta del trasporto pubblico (47,6 km percorsi annualmente dal complesso delle vetture divisi per abitanti. 18°). Trento si attesta al di sopra della metà classifica per quanto riguarda invece i consumi idrici, la dispersione della rete idrica, l’estensione della Ztl, le piste ciclabili, l’uso efficiente del suolo e il verde totale.

Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente, bene le città lombarde: Mantova in testa alla classifica nazionale delle città più sostenibili
Come tutti gli anni da trentatré edizioni anche nel 2026 Ecosistema Urbano di Legambiente fotografa la sostenibilità dell’ambiente urbano italiano, elaborando i dati relativi al 2025. I venti indicatori selezionati per la graduatoria complessiva dei centosei capoluoghi esaminati nel report coprono sei principali componenti ambientali presenti in città: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Mantova è prima in classifica nazionale per sostenibilità, con l’81,29% di conformità a tutti i parametri e in tutti gli ambiti. Già seconda nella passata edizione, settima due anni fa e ancora seconda nell’edizione 2023 del rapporto, il capoluogo virgiliano spicca, tra l’altro, per essere secondo assoluto nella limitazione al traffico motorizzato privato, terzo assoluto nello sviluppo di infrastrutture ciclabili (33,4 metri equivalenti / 100 ab.) e nel numero di alberi pro capite (96/100 ab.), e quinto per il volume di passeggeri del TPL.
Male, tra altri parametri negativi, la motorizzazione individuale, che cresce ben oltre la media regionale (640 auto / 1000 ab.) passando in un solo anno da 660 a 690.

“Anche quest’anno la Lombardia è protagonista delle classifiche di Ecosistema Urbano,” conferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Mantova supera le virtuose Trento e Bolzano, e le città lombarde sono tutte, tranne Monza, entro la metà della classifica. Nella sostanza, la realtà è però quella di città ancora troppo rivolte al passato. Gli effetti della crisi climatica accelerano, e le cittadine e i cittadini attendono risposte che arrivano troppo lentamente. Se non si adatta l’ambiente urbano alla crisi climatica si aumentano i rischi per la salute e l’aumento delle disuguaglianze. Serve sicuramente un maggiore coordinamento tra i comuni, ma soprattutto una strategia regionale che valorizzi gli sforzi delle amministrazioni.”.

Tra le grandi città italiane Milano sale di sette posti dalla scorsa rilevazione, continuando nel suo primato nazionale di offerta di trasporto pubblico, ancora in crescita, e di un uso efficiente di suolo, ma la città continua a soffrire di mali storici, come per una qualità dell’aria come sempre oltre i superamenti giornalieri consentiti dalle regole europee. Ecosistema Urbano valuta come “scarsa” la qualità dell’aria milanese, legata in gran parte alla congestione veicolare, nonostante le restrizioni messe in atto dalla low emission zone di AreaB, evidentemente poco efficace alla prova dei fatti.

“La sostenibilità della mobilità è un ambito centrale nelle classifiche di Ecosistema Urbano, indicando come città strutturate quasi solo come piattaforme stradali andrebbero ripensate. Per fare un esempio, Milano dedica alla circolazione e alla sosta dei veicoli, soprattutto di quelli privati, il 56% del proprio spazio pubblico,” ricorda Federico Del Prete, responsabile mobilità e spazio pubblico di Legambiente Lombardia. “In questo modo, rimane ben poco per progettare e impostare la transizione ecologica. Le sfide climatiche in città si vincono proprio sottraendo spazio pubblico da parcheggi e superfici asfaltate per trasformarlo in infrastrutture verdi. Per ottenere un ecosistema urbano reattivo e coerente con l’accelerazione della crisi climatica bisogna fare delle scelte radicali sulle priorità: meno veicoli privati, più trasporto collettivo e mobilità attiva, più verde e più cura del reticolo idrico.”.

Milano spicca poi per una scarsa dispersione idrica dalla sua rete, con perdite inferiori al 15%. L’ambito idrico non si esaurisce però con questo soddisfacente parametro, perché Milano è purtroppo soggetta a un notevole rischio idrogeologico, che continua a minacciare le attività economiche e più in generale la vita della città, soprattutto nella zona Nord. Come per la scarsa qualità dell’aria, anche questa criticità dipende da politiche e da strategie di ampio respiro, che chiamano in causa, oltre all’Amministrazione Comunale, anche quella regionale e nazionale.

Legambiente Lombardia ha prodotto un approfondimento su questo problema (pp. 71-74 del rapporto), la cui soluzione è sollecitata, oltre che dagli eventi climatici, anche dal regolamento europeo sul ripristino della natura, la EU Nature Restoration Law. Il capitolo analizza sia il più ampio quadro metropolitano, sia la necessità della città di Milano di avviare il recupero del proprio reticolo idrico (circa 370 Km), cancellato nel corso del Novecento dagli effetti della motorizzazione di massa, ma oggi divenuto più indispensabile che mai per aiutare la transizione ecologica e la resilienza climatica.

Un lavoro lungo un anno
La fonte dei dati di Ecosistema Urbano è fornita da agenzie ambientali e fonti statistiche (ISTAT), i cui dati sono incrociati con i dati richiesti ai comuni, in un percorso di relazioni istituzionali e lavoro editoriale che dura un anno. Il “peso” delle sei aree tematiche in cui sono suddivisi gli indicatori resta lo stesso delle ultime edizioni: la mobilità rappresenta il 21% complessivo del punteggio finale, seguita da aria (19%), rifiuti (18%), acqua (18%), ambiente urbano (18%) ed energia (6%).

Nel computo complessivo, espresso con una media percentuale rispetto al 100% di ogni singolo indicatore, va considerata infine l’assegnazione di un punteggio bonus addizionale per quelle città che si contraddistinguono in termini di politiche innovative, gestione efficiente delle risorse e risultati raggiunti. I bonus hanno tutti lo stesso peso massimo (2% del punteggio) e sono suddivisi in cinque ambiti: recupero e gestione acque, ciclo dei rifiuti, gestione sostenibile del trasporto pubblico, adozione di politiche di adattamento al cambiamento climatico, gestione sostenibile dei consumi energetici.
Ultimo aggiornamento: 27/10/2026 00:07

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