BORGO VALSUGANA (Trento) - La crisi dei servizi di prossimità non riguarda soltanto i negozi e il commercio al dettaglio, ma anche i bar. A livello nazionale, dal 2019 al 2025 il numero di imprese del settore è calato da 169.839 a 145.766: una perdita di ben 24.073 attività, il 14,2% del totale. Una media di quasi 11 chiusure al giorno. Emerge dallo studio di Confesercenti sui dati InfoCamere, che da queste chiusure stima una perdita economica di 7,2 miliardi di euro in soli sei anni sotto forma di minori consumi, minore occupazione e minore gettito fiscale.
Anche per il Trentino i segnali non sono incoraggianti. Nel periodo preso in considerazione, il numero di bar presenti sul territorio provinciale è sceso da 1591 a 1448, una riduzione del 9% che ha portato a un impoverimento di circa 43 milioni di euro. Attualmente, in Trentino, il rapporto è di circa 2,4 bar presenti sul territorio ogni mille abitanti: nel 2019, il dato si attestava a 2,7.
Guardando alla forma giuridica, nel 2025 fra i pubblici esercizi trentini quella più diffusa è quella della società di persone (40.16%), seguita da imprese individuali (38.98%), società di capitale (20.30%) e altre forme (0.56%). Rispetto al 2019, sono cresciute soprattutto le società di capitale, che rappresentavano il 14.16%, mentre calano leggermente quelle di persone (erano il 44.13%) e individuali (40.16%).
Le difficoltà si fanno sentire con intensità maggiore nei grandi centri abitati, dove i numeri sono superiori alle medie provinciali. Trento non fa eccezione: nel capoluogo dal 2019 sono chiusi 31 bar (da 319 a 288), un calo del 9,7% e una perdita economica quantificabile in 9 milioni, quasi un quarto del totale provinciale.
"Anche il nostro territorio è colpito da questo trend allarmante – sottolinea Federico Rigotti, presidente Fiepet del Trentino – Quando un bar chiude, il danno non è solo a livello economico: le città e i centri storici perdono di attrattività, e la comunità perde un punto di incontro, un luogo in cui le persone possono fermarsi e mantenere vive le relazioni quotidiane".
La contrazione appare riconducibile a una combinazione di fattori strutturali e congiunturali piuttosto che a un’unica ragione. In primo luogo, l’aumento dei costi di gestione (energia, materie prime, affitti e lavoro) ha compresso i margini di attività caratterizzate da scontrini medi contenuti e da un’elevata intensità di manodopera. A ciò si sono aggiunti gli effetti della pandemia e il successivo cambiamento delle abitudini: lavoro da remoto, minori flussi quotidiani nei centri urbani e una diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata hanno indebolito soprattutto i bar legati a uffici, pendolarismo e commercio di prossimità.
Pesano inoltre la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, la maggiore selettività della domanda e la concorrenza di formule alternative, dalle catene organizzate alla distribuzione moderna e ai servizi di consegna. Nei territori più fragili incidono anche l’invecchiamento e il calo demografico; nei capoluoghi, invece, la pressione degli affitti e degli altri costi fissi può spiegare una parte della flessione più intensa. Infine, difficoltà di ricambio generazionale, carenza di personale e complessità amministrative possono aver accelerato l’uscita dal mercato delle imprese meno strutturate.
Anche per contrastare questi fenomeni e una contrazione ormai diventata strutturale, Confesercenti sta raccogliendo le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
La raccolta continua sino al 25 novembre, data entro cui andrà raggiunta la soglia delle 50mila firme perché il testo a sostegno di negozi, bar e pubblici esercizi venga discusso in Parlamento: "Con questa raccolta chiediamo risposte alle difficoltà incontrate da tutta la rete dei servizi di prossimità – conclude Rigotti – Il disegno di legge fornisce alle amministrazioni di tutti i livelli, sia comunali che provinciali, gli strumenti adatti per contrastare il fenomeno ormai consolidato delle chiusure".
Confesercenti del Trentino, dopo i due gazebo organizzati a Trento, sarà presente anche a Borgo Valsugana il 30 settembre per promuovere la raccolta firme, a cui hanno già aderito numerosi esponenti politici e autorità trentine.